Annaluna tu hai ragione, è ovvio e sacrosanto che le aziende cerchino gli elementi più esperti e preparati disponibili sul mercato, però noi poveri laureati italiani siamo demoralizzati!
Ti spiego: le università in Italia non ti preparano minimamente ad affrontare il mercato del lavoro.
Ad eccezione forse di Milano e Venezia, il resto delle facoltà (parlo di quelle dove si insegna il cinese)prevedono dei percorsi di studio che sono un'accozzaglia di materie scollegate tra loro e assolutamente NON rivendibili nel mercato lavoro. Se sei fortunato riesci al massimo ad imparare la lingua decentemente, ma niente di più. Se poi vuoi continuare allora ti fai un bel master da 10.000 euro e passa la paura, ma hai una formazione specifica e incompleta che magari un giorno non sarà più utile.
Quindi, chi sceglie il cinese per passione (come me) è comunque spronato ad andare avanti e ad aspettare l'età pensionabile per un lavoro decente, ma chi l'ha scelto solo perchè "il cinese è la lingua del futuro" prende una bella cantonata. Se poi, oltre alla concorrenza dei "giovani rampanti cinesi" ci metti quella dei "giovani rampanti europei" che hanno frequentato università davvero serie, quella del cinese diventa na scelta rischiosissima.
