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Canzonette d'Oriente
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18 gennaio 2008 |
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di Claudio Canzonetta
Buio. Deve essere mattina, di già.
Sento il solletico familiare delle mosche sugli avambracci, camminano lente, senza muovere le ali, riesco oramai a distinguere le singole zampette sulla pelle. Supino sul letto, con gli occhi chiusi, lascio scoperte solo braccia e una parte di viso, che il lenzuolo me lo tiro su fino alle guance. Rimango immobile per qualche secondo ancora, prima di ricominciare la battaglia quotidiana. Maledette, ho i doppi vetri e le guarnizioni a sigillo sulle finestre e ogni notte riescono ad entrare. Alzo i gomiti leggermente, ed il frastuono d’ali assordante ricomincia. Una mi si avvicina all’orecchio stordendomi e quasi mi verrebbe voglia di prenderla a morsi, se non sapessi dell’inutilità del mio sforzo. Commenti (4) | Visualizzazioni: 918 |
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25 novembre 2007 |
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di Claudio Canzonetta
La realtà in realtà è irreale, vive di punti di vista.
Vede punti di vita. Non ne basta uno, tanti siamo, tanti ed ognuno vive e, di conseguenza, fa vivere.
Un filtro, mi viene in mente, un pozzo, l’immagine riflessa e oscurata,
il tonfo del rimbalzo, il marchingegno dello specchio morbido, floscio,
impotente.
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05 novembre 2007 |
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di Claudio Canzonetta
A volte credo che l'America sia solo una lunga scia d'asfalto, da guidare fino a che viene mattina.
E' quantomeno interessante risvegliarsi da una veglia, scoprire sorprendendosi di essere talmente lucidi da prendere una decisione, da ruotare il volante.
I fari incontrano il rosso dell'aurora, che mi assalta alle spalle. Tutto è dietro di me ormai.
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15 ottobre 2007 |
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di Claudio Canzonetta

Talvolta l’intuizione prevale sulla logica, mentre la logica essa stessa vince sistematicamente sui sentimenti.
Il mio amico Philip Wong, laureato in Management dello Sport con minor
in Criminologia, usa di frequente recarsi nel mio appartamento di
Hunghom, lungo il litorale. Philip è un sapiente conoscitore di vini
italiani e non manca occasione per sfoggiare la bottiglia del mese,
così che seduti sulle panche grigiastre della banchina, intenti a
rimirare il frastagliato contorno di grattacieli sullo sfondo, con una
coppa in mano ed in pieno spirito fraterno affrontiamo discussioni
triviali e scambi d’opinioni su argomenti disparati.
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11 ottobre 2007 |
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di Claudio Canzonetta
“Il pensare è una grave malattia, una malattia che diminuisce di molto il valore di un uomo”
Tuavii di Tiavea
Questa è la discendenza di Zhou: Zhou Huang aveva cento anni quando
generò Zhou Xiang, due anni dopo il terremoto; Zhou, dopo aver generato
Xiang, visse cinquecento anni e generò figli e figlie. Zhou Xiang aveva trentacinque anni quando generò Zhou Yan; Xiang, dopo
aver generato Yan, visse quattrocentotre anni e generò figli e figlie.
Zhou Yan aveva trent’anni quando generò Zhou Di, con una schiava
barbara; Yan, dopo aver generato Di, visse quattrocentotre anni e
generò figli e figlie.
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28 settembre 2007 |
di Claudio Canzonetta
Uccidilo.
La prigione in cui era rinchiuso era sospesa sul mare e a forma di giroscopio.
Era seduto su uno sgabello, in bilico su di un pilastro sottile, in
perfetta congiunzione con lo stelo che nasceva sopra il suo elmetto di
ferro. Sedeva vincolato a gambe incrociate dentro un meccanismo
rotante.
Le due sfere libere oscillavano al di fuori, senza spostare il
baricentro della prigione, ma procurandogli un severo mal di mare e di
altitudine
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20 settembre 2007 |
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Gli uomini sono come le rondini, quando arriva l'autunno sentono di dover volare via.
Invece di prendere il volo scappo via mare, il frastuono del traghetto
sovrasta il rumore delle meningi. Confonde i pensieri, oscurandoli in
una placida coltre di nulla, un pesante buio che dondola insieme a
rollii dello scafo.
Da casa mia a Lamma ci impiego un’ora abbondante.
Poggiare i piedi sul molo mi dà solitamente il mal di terra.
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13 settembre 2007 |
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Polvere. Brace. Ancora polvere. Brucia, la terra, il nero dell’aria.
Il sole scuro getta lacrime di petrolio.
Poi una pioggia fitta e sottile, che sporca la polvere.
Fango. Brace. Ancora fango.
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03 settembre 2007 |
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L’Opera Rotta E Notturno Zelo Ospedaliero
di Claudio Canzonetta
Mi era venuta voglia di esperimenti, ero dell'umore giusto e
giustamente accompagnato quella sera. Il pianoforte aveva già fatto il
suo tempo e adesso taceva inerme sotto il manto porpora e una coltre di
fumo liquoroso. Da lontano le astanti scrutavano gli assetati, in cerca
di un ennesimo ordine, le assassine! Davanti a me lo spettacolo
della serata: “faschisti, qui sono tutti faschisti!”, sputando tra le
esse e inghiottendo birra dopo le acca.
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16 agosto 2007 |
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Tubature, budelli giganti di metallo e condensa, aspirati, condizionati, prolungamenti l’uno dell’altro. Mi avventurai per Central e mi ci persi. Lì dentro si procede per traverse, a labirinti. Si tiene in mente la direzione (chi è fortunato ad averne una) e a occhio e croce si sceglie l’incrocio, ridotti a dimensione alfabetica dentro a un cruciverba tridimensionale. Cunicoli, tra i palazzi, a cinque metri da terra.
Mi faccio sempre prendere dal panico nel reticolo.
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