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Un’isola per l’arte anzichè un’arte isolata. Impressioni e progetti di una giovane gallerista italiana appena sbarcata in città…
Testo di Michele Soranzo, Foto di Daniele Mattioli “Ero ormai sul punto di rinunciare quando alla fine è uscita fuori quest’occasione e non ci ho pensato due volte...” Margherita racconta così l’impegnativa ricerca di un posto adatto per la sua prima galleria a Shanghai. A ben guardare non avrebbe potuto trovare una zona più particolare. “Island 6”, fin dal suo apparire si presenta infatti come una zattera in un mare di macerie, un’isola miracolosamente sopravvissuta a uno tsunami demolitore. Poco distante dall’agglomerato di gallerie di Mogashan lu, completamente isolato all’interno di un terreno abbandonato si trova infatti l’edifico che ospita la galleria, un ex magazzino di farine di fine secolo XIX, uno dei pochi esempi rimasti in città di architettura industriale anglosassone del periodo.
Dalla riva opposta del fiume Suzhou che scorre a due passi da “Island 6” si alza imponente una diga compatta di edifici altissimi, come in attesa di poter riversare sul terreno occupato dalla galleria l’ondata speculativa che un veto delle autorità ha temporaneamente bloccato. Sono le due Shanghai che si affrontano, quella nuova che conquista spazi giorno dopo giorno e quella vecchia che scompare. “Mi affascina l’idea di una location industriale occupata dall’arte in grado di poter rivalutare questi luoghi. La nostra proposta è una galleria interattiva multimediale, arte concettuale ma narrativa per artisti di tutte le nazionalità.”
A soli 27 anni Margherita Salmaso vanta già un curriculum di tutto rispetto nel suo campo. Laureatasi in sociologia a Trento, si traferisce quasi subito a Bruxelles dove inizia a collaborare con Thomas Charveriat, artista francese con cui è anche partner nell’impresa di Shanghai. Oltre ad avere una propria galleria a Bruxelles con un altro artista, Margherita ha avviato anche collaborazioni con gallerie in Italia e a Barcellona. “Voglio creare un network per dare vita a un proprio filone di artisti, è l’unico modo per non restare schiacciati dalle gallerie più affermate e per riuscire a proporre qualcosa di nuovo. Shanghai è stata scelta un po' perchè mi interessava sperimentare in zone diverse dall’Europa, un po' perchè non si fa che parlare di questa città, del suo boom, della crescita esplosiva. A dire il vero non è stata una scelta ponderata nei particolari ma una decisione istintiva, che rientra nell’idea di far adattare il business all’arte, anzichè il contrario.”
Che visione esiste in Europa dell’arte cinese, si può parlare di un interesse crescente verso gli artisti locali? “In Europa l’arte cinese viene vista comunemente come un kitsch, un ready-made di ricchezza senza gusto. Personalmente trovo che ci siano in giro ottimi artisti, l’ambiente è nuovo e ha tutte le caratteristiche per essere il terreno adatto alla creatività, ovvero collettivo, con culture e nazionalità diverse racchiuse in poco spazio. Per quello che ho potuto capire, i cinesi ci tengono alla comunicazione e all’immagine, a tutti i livelli. Forse la qualità non è ancora eccelsa, ma sta crescendo rapidamente e si vedono già cose interessanti in giro…Non va dimenticato che si tratta di una cultura diversa da quella occidentale e che quindi non è il caso di fare dei paragoni sulla base di una presunta superiorità. L’arte è un riflesso della cultura e la parte creativa sta proprio nella connessione delle culture, per questo mi piace Shanghai. L’arte in fondo vive di contrasti e commistioni, mi interessa moltissimo il risultato che può nascere da questi incontri.”
Nuova in città, Margherita non manca di ribadire che le sue impressioni su Shanghai sono quelle di una persona arrivata da poco: “Appena arrivata mi ha spaventata nelle proporzioni, è gigantesca. Adesso questa densità mi piace. Non tanto le architetture, ma il brulicare di gente, l’energia che sta dietro ogni attività e che si sente ovunque. Mi affascina la velocità, Shanghai stessa è una parola che si pronuncia veloce. Qui si può fare molto, i contrasti sono forti così come le diseguaglianze che in Europa sono sempre più attenutate, è un ambiente altamente stimolante e pieno di entusiasmo. Per il mio lavoro Shanghai è un posto ideale, anche per l’atteggiamento dei cinesi, che finora ho trovato positivo e molto corretto. Shanghai è una città ancora giovane e con una voglia enorme di fare e di crescere. Dei cinesi avverto a prima vista una spinta verso il progresso e la modernità, cercano un benessere a volte anche esagerato e li capisco, se lo meritano dopo tutto quello che hanno passato. Alla fine, anche l’arte ha bisogno di benessere per crescere e questo è un buon momento sicuramente!”

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