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Bella Napoli
Shanghai e i Sassi di Matera... Stampa E-mail
28 giugno 2006

Le emozioni forti di due luoghi agli antipodi.

 

salvatores

 

Gabriele Salvatores ha partecipato in qualità di giurato allo Shanghai International Film Festival che si è concluso domenica scorsa.
Molto cortesemente, e con grande disponibilità, ha concesso l’intervista che riportiamo qui di seguito…

Intervista di Michele Soranzo, Fotografia di Daniele Mattioli

 

Sei nato a Napoli ma cresciuto a Milano. Nel tuo caso, queste due anime diverse di italianità convivono sopportandosi a vicenda, litigano o sono piuttosto un mix ideale?

Credo che già nel mio segno ci siano questi elementi di contrasto. Sono un leone ascendente cancro, quindi il maschile e il femminile, il sole e la luna. Di fatto, Napoli è assolutamente dentro di me e sono irrinunciabili le radici del Sud della mia famiglia, a partire dalla lingua (mio padre e mia madre parlano napoletano) fino alla visione della vita che è tipica della cultura napoletana, ovvero con ironia, riuscendo a vedere anche nel dramma l’aspetto ridicolo e fondamentale delle cose. È anche vero che dall’eta di sei anni sono cresciuto a Milano, e di fatto ho ricevuto un’impostazione diversa data dall’ambiente. Penso che questi due aspetti della mia personalità vadano perfettamente d’accordo e che siano ambedue importati per il lavoro che faccio.

 

salvatores

Shanghai è gemellata con Milano. A prima vista, trovi che questa città abbia più aspetti milanesi o napoletani?

È sicuramente più Milano, almeno in maniera molto esteriore. Qui a Shanghai c’è la moda, è evidente un desiderio piuttosto forte di apparire, c’è anche la televisione che gioca un ruolo importante con le produzioni, poi l’editoria, per non parlare dell’importanza che ha come centro finanziario. Ho visto la gente lavorare molto, anche con efficienza e senso dell’organizzazione, e questa è una cosa molto milanese. La similitudine con Napoli può essere legata limitatamente a certe situazioni e zone della città. Dipende anche da come si vede Napoli, che per me è una città molto “sotterranea”, non tanto culturalmente, ma proprio per la vita che ribolle più al di sotto che all’esterno. In questo senso mi dicono che Pechino sia più underground di Shanghai. Ho trovato in generale gli shanghainesi persone molto aperte, curiose e simpatiche. Credo che siano molto simili a noi italiani, sotto diversi aspetti.

 

salvatores

Come è stato fare parte della giuria di un film festival in Asia? Quanto hanno contato le differenze culturali tra i giurati?

Avevo già fatto parte della giuria a Berlino, due anni fa, ma questa è stata la prima volta in Asia. Avendo cinque membri su nove provenienti da paesi occidentali non c’è stato uno sbilanciamento verso i film asiatici, e non ho notato grosse differenze culturali all’interno della giuria. Ovviamente, i film che si vedono sono distribuiti in maniera più equa. Forse, la vera differenza rispetto agli altri festival è la selezione. Ad esempio, non ci sono nomi particolarmente noti. Non è solo una scelta del festival, ma anche la volontà di produttori e distributori: dovendo scegliere se mandare un film importante a Cannes o Shanghai magari ci pensano…

 

Al film italiano in concorso, “La Terra”, è andato il premio per la migliore fotografia. Ti aspettavi di più? Che cosa è mancato per attribuirgli il premio come miglior film?

Per il festival sono stai visti circa 700 film da tutto il mondo, e da questi ne sono stati scelti 17, alla fine 8 hanno ricevuto un premio. Mi pare che questo sia già un segno che il film si è fatto notare. La distribuzione dei premi dentro una giuria spesso è anche una questione di equilibri. Anche se non viene dato un premio ad un film come miglior regia, miglior attore o altro ma comunque c’è un consenso sul fatto che si tratti di un buon film, si cerca di trovare un riconoscimento che metta d’accordo tutti. Besson (presidente della giuria del SIFF, n.d.r.) ha detto che se ci fosse stato un premio per il miglior attore non protagonista avrebbe fatto di tutto per darlo a Sergio Rubini. “Io non ho paura”, per esempio, ha vinto il premio David di Donatello in Italia come miglior fotografia. Non si considera mai un premio come specifico e per una sola qualità, magari quello è il punto di forza che ha messo tutti d’accordo sul film. Detto questo, il film italiano aveva sicuramente altri meriti ma devo anche dire che la giuria ha faticato un poco a capire la storia, e non solo per quanto riguarda i giurati asiatici. Non era solo una storia di famiglia ma la metafora di una situazione italiana più generale, su come si risolvono le cose, in famiglia. Questo lo hanno capito meno, cosi come la recitazione di tutto il film è stata trovata un pò sopra le righe e non è stato compreso il lavoro fatto da Sergio, in maniera molto giusta, di rendere un pò melodrammatica la storia, sulla linea dei film anni ‘50 e ‘60 con riferimenti a Rosi e Visconti. È una riflessione importante da fare sul cinema italiano all’estero. Forse vanno trovate storie e linguaggi adatti per uscire dal mercato interno e rivolgersi ad un pubblico più internazionale, senza rinnegare naturalmente né le radici né i modi di espressione che sono tipici della nostra cultura.

 

salvatores

Un ricordo particolare di questo festival e della città

Sinceramente è una delle città che più mi ha colpito. Poche altre mi hanno lasciato un’impressione cosi forte: New York la prima volta che ci sono stato, Benares e Matera anche, quando mi sono affacciato sui Sassi la prima volta; io non me la immaginavo cosi. Ci sono alcune città che ti lasciano subito un impatto, Shanghai sicuramente è una di quelle. Ho notato una differenza impressionante tra il giorno e la notte, e non solo perchè si accendono le luci ma perchè improvvisamente scompaiono delle cose e ne appaiono delle altre. È una città che mi ha comunicato un’energia spaventosa, si fa fatica a dormire, arrivi alla sera che sei carico di una strana energia che non so bene cosa sia. Si ha come la sensazione che le cose vadano avanti comunque e che non ci sia mai un momento di riposo. Ho ripreso delle immagini della città in questi giorni, e devo dire che sono riuscito a cogliere delle cose soprendendi anche per me.

 

Tornerai presto a Shanghai?

Sicuramente, e non solo come turista, anche se già sarebbe un motivo importante. Probabilmente nel prossimo film avrò un’attrice cinese, quindi questo è il posto dove cominciare la ricerca. Ci tornerò in autunno.

 

salvatores

A proposito del tuo prossimo film, potresti anticipare qualcosa?

L’idea è nata dai grossi cargo che girano per gli oceani, ce ne sono più di cinquantamila e trasportano più della metà dell'intero volume di merci che girano nel mondo, a volte anche quelle che altri non vogliono, o perchè non conviene economicamente o perchè sono illegali. Il titolo provvisorio del film è appunto "Cargo". Sono navi che in certi casi non possono nemmeno attraccare nei porti perchè senza  permessi o senza soldi, cambiano proprietari, bandiera e nome anche mentre sono in viaggio. Fuori delle 12 miglia territoriali c’è un mondo completamente anarchico percorso da una quantità impressionante di mercantili che portano di tutto, carichi legali per la maggior parte, ma in certi casi anche armi, uomini o rifiuti tossici. Alcune sono navi molto vecchie, con equipaggi irregolari e proprio per questo riescono a fare prezzi molto bassi, qualche volta vanno anche a fondo! La storia è di due amici irlandesi la cui esistenza si è arenata in India. Alang è una spiaggia dove vanno a morire queste grandi navi che vengono smontate pezzo per pezzo, a mano, da un esercito di termiti umane in poco tempo. I due protagonisti arrivano da quelle parti e il loro destino si incontra con quello di una vecchia nave che deve fare un ultimo viaggio prima di essere smantellata. Con pochi soldi mettono insieme un equipaggio assortito di indiani e pakistani che all’inizio si guardano in cagnesco, che non sono nemmeno mai stati in mare ma sono abilissimi carpentieri e saldatori per tenere in piedi la nave durante il viaggio. Il viaggio diventa lunghissimo per varie vicissitudini e alla fine si scopre la vera missione di questo cargo, che è di affondare nel Mare del Nord con il suo carico di scorie chimiche. Purtroppo è una realtà che succede, anche nei nostri mari. Non è tanto un film di denuncia, quanto di avventura, in cui appunto ci sarà anche una protagonista cinese. Forse questo è il mio primo film veramente internazionale, già dalla produzione.

 

Il rock e' una passione limitata all’ascolto, o suoni e canti anche?

No, suono anche, da solo o con quale amico quando ho la possibilità.

 

Teatro, cinema, musica. Se dovessi sceglierne solo uno quale sceglieresti?

Io volevo essere una rockstar, quello sarebbe stato il mio vero sogno! Una cosa che rifarei invece, se potessi: comincerei prima con il cinema. L’ho fatto un po' tardi, quando avevo 38 anni, vorrei averlo fatto prima per sapere ancora più cose di quante ne so adesso.

 

Hai realizzato dei video con grandi autori della musica italiana, prima De Andrè, poi Baglioni, De Gregori e infine, nel 1999, il video di Jovanotti-Pelù-Ligabue. Hai in cantiere altri progetti dello stesso genere?

Se capita ne farò altri, ma non so ora, non ho progetti per questo. I clip hanno pochi mezzi e i cantanti sono in genere tradizionalisti, almeno parlando come regista.

 

Vincitore dell’Oscar come miglior film straniero con “Mediterraneo” nel 1991, candidato sempre allo stesso riconoscimento nel 2004 con “Io non ho paura”, ti sei mai sentito arrivato o appagato?

Ho vinto l’Oscar battendo propro un film cinese, “Lantene Rosse” di Zhang Yimou che, a mio onesto parere, meritava di più. L’Oscar non è che un premio dato dall’industria americana. Quello che più mi piacerebbe fare ancora è invece allargare lo specchio di pubblico cui mi rivolgo coi miei film, alla fine se fai cinema lo fai per un pubblico più vasto possibile, non per pochi.

 

Hai in mente un film che ancora non hai potuto realizzare ma che se avessi tutte le condizioni non esiteresti a fare?

Un western, di sicuro. Ma del genere molto legato alla natura e al concetto di frontiera. Per me rimane sempre interessante il cinema Western di Altman, o i classici degli anni ‘70 come “Corvo rosso”, un Western insomma legato alla sociologia e all’ambiente.

 

Come sceneggiatore, che storia scriveresti ispirandoti a Shanghai?

Da adesso in poi, ogni volta che dovrò fare una storia ambientata in un futuro vicino o lontano mi verrà in mente questa città. Mi piacerebbe fare il remake di “Signora di Shanghai”, di Orson Welles, con Rita Hayworth, giusto per gioco. Comunque, al di là della fantascienza Shanghai è cosi cosmopolita e grande che ci si potrebbe ambientare qualsiasi storia, anche una di italiani. Ho visto un interessante campionario umano qui, a partire dai giovani manager fino al tipo di persone che troveresti anche a Puerto Escondido o Benares. In questo l’Asia sta un pò diventando come l’America Latina o l’India nei decenni scorsi, una nuova frontiera umana. Shanghai è sicuramente una città molto cinematografica.

 

salvatores

In città, come in tutto il paese, c’è un’offerta enorme di dvd piratati. Anche alcuni dei tuoi film si trovano in circolazione, soprattutto "Mediterraneo". Non credi che l’industria mondiale del cinema debba pensare a nuovi modelli di distribuzione per raggiungere un numero sempre più elevato di spettatori che si rivolgono alle edizioni pirata per convenienza? Arriverà una rivoluzione come l’Ipod nella musica?

Sicuramente si tratta di un problema da risolvere una volta per tutte e in tempi brevi. E’ un discorso complicato, ma io penso che la protezione dovrebbe concentrarsi più che ai diritti strettamente economici a quelli, diciamo così, qualitativi, per cui il film possa essere riprodotto sì, ma fedelmente e con gli stessi canoni di qualità dell’originale. Quello che si sta facendo con la musica scaricabile legalmente da internet insegna. Certamente, vanno trovati altri modi di distribuzione tali da rendere non competitiva la pirateria. Non sono certamente a favore della pirateria ma il dislivello economico tra l’offerta legale e quella contraffatta è talmente alto da spingere per forza la gente all’acquisto di copie a più basso costo, anche se di qualità inferiore. Il problema secondo me del cinema è anche un altro: la tendenza a ridurre un film dallo schermo grande a uno sempre più piccolo da una visione diversa allo spettatore, e non tanto per un impatto emotivo, ma propriamente tecnico. Se chiudi un campolungo dentro uno schermo piccolo si condiziona moltissimo la scelta visuale dello spettatore che non segue la scena con le stesse possibilità e intensità che avrebbe sul grande schermo di un cinema. Il continuo ridimensionamento degli schermi fino alle dimensioni ridottissime di quelli dei telefonini muterà completamente l’estetica di comunicazione così come la conosciamo.

 

Il progetto di partita nel Chiapas, potresti raccontarlo come è nato e di che si tratta?

L’idea è nata da Zanetti, (capitano dell’Inter, n.d.r.) e altri di fare una partita nel Chiapas del comandante Marcos, che è anche un tifoso dell’Inter. Dice che gli piace il nome “Internazionale”. Moratti stesso ha molto a cuore il progetto Inter Campus, non solo con strutture sportive ma anche scuole che ci sono in varie zone del terzo mondo. Vengono selezionati ragazzi cui viene data una borsa di studio, oltre alla possibilità di allenarsi e continuare nel calcio. All’interno di questo progetto è nato il rapporto con il Chiapas e l’idea di andare con un pò di giocatori e tifosi, più o meno famosi, a fare una partita, ovviamente anche per altri motivi e non solo per questo. Io ho giocato a calcio per tanto tempo, ho fatto parecchie partite di beneficienza con Diego (Abatantuono), Paolo Rossi e altri.

 

A proposito di calcio, qui siamo costretti a fare le ore piccole per seguire i Mondiali. Nonostante gli impegni del festival, hai avuto modo di vedere qualche partita?

Si, nonostante gli orari strani! Purtroppo stanotte mi perderò la partita dell’Italia (è lunedì 26 giugno e alle 23, ora di Shanghai, si gioca Italia-Australia, n.d.r.) perchè sarò in volo, ma li sto seguendo anche qui. Mi sembra però che siano tutti molto nervosi…

 

 

salvatores

 

 
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