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Con piccole variazioni e' la cronaca di quello che hanno vissuto moltissimi degli italiani a Shanghai (e in altre citta' cinesi), grazie a tutti per il contributo di immagini che renderanno questa notte memorabile. Testo Marco Leonardi, Foto degli Italiani
Verde, bianco, rosso; per pochi Rmb ho comprato tre scampoli e un’asta di alluminio al mercato della stoffe di Shanghai. Tempo un’ora e la bandiera e’ pronta, via di corsa a casa, doccia veloce e fuori di nuovo, direzione ristorante ‘Da marco’. Una cena e poi l’attesa, minuti ed ore che passano fra un brindisi e qualche boccone mandato giu’ nervosamente. Guarda le foto o clicca su "leggi tutto..." per leggere il seguito.
Eccoci finalmente calcio d’inizio, i tavoli in configurazione cinema e il maxi schermo che stavolta non fa scherzi, niente black out, neanche al momento del rigore per la Francia. Ma il goal non tarda a venire e di li’ a poco l’atmosfera e’ di nuovo di festa, una festa tutta italiana nella citta’ dello sviluppo sfrenato che tanto deve ai Marco Polo del 2000.
Gente che non guarda i calci di rigore ma che aspetta la reazione di chi ha piu’ coraggio e soffre con gli occhi fissi sui metri quadri illuminati dalle immagini di Berlino.
E’ l’Italia che si ritrova unita, donne e uomini che si abbracciano e gridano in coro quando la befana Totti stringe la mano allo stuolo di rappresentanti della Fifa. Per non parlare di quando si intravede la dentatura superiore di Lippi, sempre ben nascosta da quella sua espressione cupa ma consapevole.
Ore cinque si esce dal ristorante direzione Hengshan Lu, dove dovremmo trovare ancora qualche francese per gli sfotto’.
Incredibile ma una volta li’ solo italiani, strada bloccata e bandiere ovunque. Ma l’entusiasmo e’ alle stelle e un corteo di circa cento persone prende corpo con schieramento da manuale, una bandiera enorme al centro e tante altre a contorno.
Huaihai lu, e’ bloccata la polizia ci segue senza ammonirci troppo, incredibile tolleranza, grazie. Una volta su Chonqing Lu ci fanno deviare verso la Nanjing e in Renmin Square finalmente l’obiettivo e’ individuato, non il Bund come da programmi, la gente’ e’ stanca ormai, ma il Grand Theatre di Shanghai.
In due minuti l’opera inizia e l’imponente scalinata viene ricoperta dalla bandiera, che gioia!
Sono le sei e trenta quando rientro a casa, doccia e un vano tentativo di dormire, niente da fare, alle otto e mezza devo essere in ufficio.
Salgo in taxi con la bandiera, entro nell’atrio dell’edificio, ascensore, premo il 57.
L’ufficio e’ ancora vuoto, nello spiraglio della finestra a compasso incastro l’asta e il tricolore e’ li’ che sventola di nuovo con orgoglio i suoi colori, verde, bianco e rosso.
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