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Mercato addio... Stampa E-mail
30 giugno 2006

o forse arrivederci…

Oggi, 30 giugno 2006 chiude ufficialmente il Mercato di Xiangyang, borsa internazionale del tarocco…

 

mercato

 

Testo di Michele Soranzo, Foto di Daniele Mattioli 

Avrei dovuto tenerlo nel cassetto da tempo, come un caro coccodrillo che aspetta di essere tirato fuori e liberato a seminare sgomento tra le notizie del giorno, ma non me la sono sentita. Ho preferito non costruire niente di precotto e mettere giù invece qualche ricordo confuso sull’onda del momento. La notizia della sua scomparsa era stata annunciata con largo anticipo, già col nuovo anno cinese, e dalle solite voci. In cuor suo, nessuno ha dato peso più di tanto, sperando che non fosse vero. In passato, erano già state ventilate sventure che poi si sono sciolte come neve al sole…lo sappiamo bene noi sopravvissuti alla terribile sars prima, alla pestilenza di aviaria poi, alla rivalutazione dello yuan... Ma le voci, sempre più insistenti, hanno continuato a circolare, fino alla notiza ufficiale: il caro, vecchio “Mercato di Xiangyang” cessa di esistere a fine giugno 2006.

mercatoSperanze crollate, la decisione era stata presa, anche i xiangyanghiani, i watch-rolex-dvd people alla fine confermano che sì, tutto finisce davvero; chaidiao diventa il mantra recitato nel mercato, chaidiao, chaidiao, demolizione, demolizione! Le ruspe che stanno smantellando Shanghai arrivano anche per questa oasi del branding di lusso, un duty free senza aria condizionata. Dove andranno i cari, claustrofobici stand non si sa, nessuno vuole né sa dirlo. Sopra tutto il mercato si sente palpabile la coperta di omertà sulla questione, nessuno azzarda una parola. Una settimana prima della data fatidica, il rumore delle ruspe si era fatto sentire accanto: il mercataccio della verdura, della carne nauseabonda per il caldo, venduta accanto a cuscini, tendaggi e coperte è già sparito, nel giro di un giorno le baracche demolite, i camion hanno fatto la spola notte e giorno per portare via le macerie, un paio di giorni appena ed è piazza pulita, nessuna traccia di quello che era prima, uno spiazzo in attesa di altre macchine, questa volta più grandi potenti per costruirci chissà cosa.

mercatoOggi, 30 giugno 2006, sotto una calura record con umidità che pareva di nuotare anzichè camminare, il mercato trasformato più in suk mediorientale di confusione e sudore che in un shichang cinese viveva il suo ultimo giorno. La folla di gente, un fiume, sfilava lenta come una processione tra le calli, avrebbe potuto essere quella di un funerale. Per la prima volta i timpani non erano fracassati dall’ossessivo “rolex watch dvd”, non serviva… Turisti e residenti oggi comparavano qualsiasi cosa, imperlati di sudore, ognuno azzannando il proprio pezzo di preda raccolta da terra a prezzi stracciati, una pashimina a 10 yuan, un cuscino a 5, borse BA-LA-DA e “Luì-Fitòn” quasi gratis. Tra le scene di saccheggio e sciacallaggio come dopo un terremoto o un black out, per la prima volta ho provato affetto per loro, i tormentosi watch people, quelli e quelle che non esitano a tirarti per le maniche dentro lo stand tentando di appiopparti una “ma-bo-lon pen” o altro a prezzi osceni, per chi non sa…Ansimanti dal caldo, stremati dalle grida, intenti a disfarsi delle ultime borse prada e gucci rimaste con offerte che mai avrebbero fatto.

mercatoSi, oggi per la prima volta mi sono sentito colpevole a contrattare, era come approfittare di uno che vende qualcosa per disperazione, di fronte a una tragedia. Caro mercato, non potevi più restare li, eri troppo invitante, i tour operator ti mettevano nei loro programmi, eri diventanto famoso, quando arrivava un pezzo grosso della politica americana sparivano improvvisamente i North Face e le Nike, per riapparire poi alla partenza della delegazione. Arrivano i francesi, e sparivano Louis Vuitton e YSL, scendevano dall’aereo i tedeschi, e sparivano i Birkenstock, arrivavano gli italiani e…bé, restava tutto come era, sennò avrebbero dovuto chiudere tutto il mercato! Venivano per parlare di grandi argomenti, ma alla fine l’argomento vero eri sempre tu e quello che rappresentavi. Zona franca dei copyright, Oviesse dei grandi marchi, Robin Hood che spogliavi di snobismo le grandi firme che se ne stanno di solito dietro le grandi vetrate delle boutique per darle al popolo affamato, tu eri un esempio di democrazia del portafoglio, tutti potevano avere un Rolex, chissefrega anche se segna le ore peggio di una meridiana di notte, ma a noi faceva stare bene sapere che nei momenti di depressione potevi lanciarti in uno shopping sfrenato e cavartela senza piangere poi! O sorpendere amici e parenti con regali inimmaginabili. Quando andavamo in Italia eravamo firmati da capo a piedi, sopra e sotto, talmente tanto che qualcuno faceva risuonare i detector delle dogane e, si dice spogliato anche delle mutande dai finanzieri e mandato a casa dai servizi sociali con un plaid della Caritas...

mercatoTu che avevi imposto il monopolio delle mutande, al punto da far cadere nella disperazione ogni donna di Shanghai, cinese o no, stufa e rassegnata a vedere ogni uomo marchiato CK nel momento più decisivo! Eri anche un valido banco di prova per chi biasimava il paese per l’irriverenza proverbiale verso il copyright.. era divertente vedere le stesse persone perdere la testa tra le offerte e riempire le valigie di quello che chiamavano falsi. Quando pochi anni fa uno appena arrivato mi chiese dove era il famoso "mercato dei falsi" non sapevo che dire: noi residenti non ti abbiamo mai visto come smercio di falsi ma solo come il “Mercatino”. Fra poco sarà ground zero, le baracche smantellate, lo spiazzo livellato, diventerà una pista le scorribande dei mezzi cingolati dell’armata dei developer, che ci faranno non si sa, forse un hotel, forse un grande magazzino, dicono che comunque ci passerà sotto un’altra linea metro, in ogni caso lui, non ci sarà più! Ma conoscendo il paese viene in mente la frase che pronunciò il Principe di Salina nel Gattopardo, “tutto deve cambiare perchè tutto resti com’è”, forse il mercato si ricomporrà altrove, come indicano i nuovi biglietti da visita che distribuivano i xiangyanghiani in questi giorni con tanto di mappa e telefono, forse non tutto è perduto, basta cercare…

 

 

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