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Bambole e altri surrogati nella più grande Expo del settore in Cina…
Questo fine settimana, un gruppetto in incognito di superstiti dalle ferie e dal caldo si è avventurato nei bassifondi di Shanghai per vedere (e toccare) da vicino le ultime proposte in tema di sport e tempo libero (diciamo così…) Testo di Michele Soranzo (che non c’era però…), Foto di Obmoloc Otrebor
Con grandi gesti, il signor Bao spiega ad un gruppetto di visitatori stranieri la funzione di una sonda con tanto di manometro che se ne sta infilata tra le gambe di una orripilante bambolona di plastica ribaltata a testa in giù.
Davanti allo stand, intanto, si è formata la solita folla di facce basite, evidentemente poco abituate sia agli stranieri che alle donne, specie se di gomma e ribaltate con le gambe all’aria.
La concomitanza dei due eventi nello spazio ristretto di un paio di metri quadri deve aver mandato in tilt la mente di parecchi spaesati, che continuano a fissare inebetiti la bambola appesa a rovescio. Se volete sapere a che cosa servisse l’aggeggio in questione chiamate pure il mio socio webmaster, perchè io non ne ho ancora idea, nonostante le animate spiegazioni di Mr Bao!
Avrete capito che non eravamo allo zoo di Shanghai, come abbiamo detto alle nostre mamme prima di uscire di casa, ma alla terza International Adult Toy & Reproductive Health Exhibition (ADCEXPO), insomma alla tanto attesa Fiera del Sesso di Shanghai!
Per chi non aveva coraggio di andarci e ha lasciato perdere, per chi non ne sapeva niente, per chi sapeva e non ha potuto andarci per vari motivi, per chi c’era ma rigorosamente mascherato, eccoci qua, noi possiamo dire orgogliosamente che si, c’eravamo!
E quella dell’ingegnoso Mr bao è solo una delle macchinose esposizioni di questa “fiera del piacere”, vero o presunto che sia.
Già l’ingresso alla fiera è un anticipo di quanto si trova dentro. Un gruppo di hostess poco vestite e sorridenti distribuisce brochures di super-sexy-lingerie come benvenuto ai visitatori ancora intimiditi.
Varcata la soglia, sembra però che il tradizionale puritanesimo cinese sia stato lasciato fuori e la gente si aggira tra gli stand curiosando e osservando quasi in silenzio. Nessuno dei presenti all’expo rivela il benché minimo imbarazzo, gruppetti di interessati cinesi di ogni età e sesso si assembrano in capannelli attorno alle novità del salone: un unguento, un viagra, o un attrezzo “rivoluzionario” per il benessere della coppia, come recitano tanti slogan della fiera!
Gli sguardi interessati e seri dei visitatori cinesi fanno da contrasto con le facce divertite e in vena di spirito dei pochi occidentali presenti. Pare che qui tutti prendano la cosa con lo stesso interesse che mostrerebbero ad un salone dell’auto o a una fiera della piastrella.
Quattro bambolone gonfiate e appese a dei ganci fanno bella mostra vestite appena di un baby doll da ex Xiang Yang market. Davanti, un pubblico incuriosito forse più dalle fattezze da Rocky Horror Picture Show che dalle grazie delle sagome. Qualcuno azzarda impertinente anche uno sguardo dentro le mutantine, altri si fanno anche fotografare in compagnia delle bruttezze plasticate. Forse la vera cosa da cercare sulle sagome dei manichini sarebbero i supporti per i remi, visto che la gomma di cui sono fatte ha la stessa consistenza di quella di un canotto, dura e ruvida a prova del più grave solstizio estivo. Serve ben altro, e non solo per i cinesi e la loro predilezione per le pelli femminili bianche, morbide e delicate, ma anche per chiunque altro abbia intenzioni diverse dall’avventurarsi con queste al largo, in balia delle onde…
Un inserviente vestito da commessso della PAM mi richiama da lontano per provare la novità in un mega stand variopinto della Aibao, una delle maggiori ditte cinesi del settore. Niente di “intrusivo”, solo un auricolare collegato a un vibratore luminoso e sinuoso come un cobra indiano. Il “porno ipod” spara nelle orecchie una voce femminile ansimante come in uno squallido spot hotline di una qualche tele-X italiana.
“Bello, eh?” fa il commesso.
“Come no, ma se è per donne dovreste metterci una voce di uomo, non ti pare?”
Mi guarda perplesso, forse lo humor diverso, forse il mio cinese che fa acqua, insomma ci lasciamo incompresi lanciandoci occhiate da lontano condite di punti interrogativi. Mentre mi allontano vedo arrivare altri che quasi si azzuffano per infilarsi le cuffiette nei timpani, mio dio non ci avevo pensato, chissà quanti prima…
Si calcola che siano circa 8.000 i negozi sex shop in giro per il paese, di cui 2.500 solo a Shanghai. La stranezza di questa mostra è anche dovuta al fatto che in Cina sono ancora vietate le pubblicità di preservativi sui media, nonostante facciamo bella mostra nei convenience store proprio vicino a caramelle e gomme da masticare. Per le strade, distributori automatici tristi e solitari se ne stanno appesi in posti apparentemente senza interesse, mentre nei grandi residence building i custodi invitano gli inquilini a fare incetta delle scatole che il Min-Salute locale ha messo a disposizione gratuitamente per l’ennesima campagna sanitaria. E guarda caso nei posti a più alta concencentrazione di stranieri.
Una cortesia, o un messaggio velato per dire che potremmo essere noi i diffusori di qualche contagio? In mezzo a tante contraddizioni senza le quali la Cina non sarebbe più la Cina, il mercato sta intanto esplodendo. Il paese più popoloso del mondo è anche il maggiore acquirente di accessori e stimolanti per il sesso. Uno studio della China Sex Health Commission (la burocrazia qui arriva anche a letto…) indica che la spesa annua nazionale per questi prodotti ha superato i 500 miliardi di yuan (circa 50 miliardi di Euro) lo scorso anno, e si prevede che crescerà in futuro al ritmo del 30% l’anno. Questo senza probabilmente contare gli ingredienti ritenuti afrodisiaci che finiscono in piatti costosi o nei ricettari delle farmacie tradizionali.
Anche nei sex toys la Cina ha un primato: l’80% della produzione nazionale è destinata all’export. Sarà forse per questo che le confezioni dei vari prodotti raffigurano sempre donne occidentali (tante) e uomini (pochi rispetto alle prime).
Tutti questi aggeggi sarebbero illegali e non producibili in Cina in quanto materiale pornografico, se non fosse per una scappatoia che ne permette l’esistenza sempre più alla luce del sole. Nel corso di una intervista di un paio di anni fa, il titolare della Loves, una delle maggiori aziende del settore spiegava che il solo modo per evitare le censure è di produrre sotto la denominazione di “prodotto per la salute sessuale”. Come dire, se a solo scopo di piacere non vi fa bene e non si può, meglio se lo prendete come aspirina!
Gli organizzatori non hanno fatto mistero di aspettarsi almeno 50mila visitatori a questa terza edizione della Expo, visto il successo delle due precedenti. La fiera all’interno del ridotto Shanghai International Exhibition Center in realtà non è certo delle dimensioni giganti che ci si aspetterebbe da un paese come la Cina. La gente che gira tra le corsie e gli stand dei cento espositori non è comunque la grande folla delle edizioni precedenti, come fa notare qualcuno.
Fruste, catene e collari in pelle, accessori S&M, parti anatomiche di gomma, pillole del desiderio, donne-pupazzo gonfiabili (anche uomini-pupazzo, ma non per uso femminile…), e ancora sonde, vibratori colorati e multiformi, video esplicativi, giochi erotici per computer, manuali del sesso, cliniche specializzate in cerca di clienti, perfino uno stand di caramelle e lecca lecca dalle forme inequivocabili, sexy-lingerie show, ebbene tutto questo sta forse diventato ordinaria amministrazione anche per il pubblico cinese.
D’altronde la Cina non è certo nuova al sesso. In letteratura non mancano esempi antichi di produzioni erotiche. Chi ha studiato cinese si è sicuramente letto e riletto Il Tappeto di Preghiera di Carne e il Jin Ping Mei, magari saltando in fast forward quelle parti che prive di descrizioni. L’arte cinese ha poi prodotto infiniti trastulli e raffigurazioni in ogni materiale disponibile, impensati anche nell’Europa del tempo. Parte di questi “giochetti” sono stati recuperati da un serissimo e impegnato studioso che da anni si batte per una visione più aperta e libera da pregiudizi in Cina. Il Museo del Sesso del famoso Liu Dalin, settantenne studioso impegnato in una solitaria quanto contrastata opera di raccolta e catalogazione, per l’occasione è stato trasferito in parte dentro un padiglione della fiera, visitatissimo forse più degli stessi stand.
“L’atteggiamento dei cinesi verso il sesso sta cambiando rapidamente”, osserva Liu Dalin, “ma è come una porta mezza aperta, se da una parte permane la mentalità conservatrice, dall’altra nuovi costumi e tendenze più aperte spingono la cultura sessuale verso direzioni poco sane e a rischio.”
A guardare le due realtà della mostra viene da pensare dove sia il veramente il confine tra passato e moderno. Facce attuali ammirano il passato, le stesse facce osservano invece stupite il presente, eppure sono le stesse cose, ripetute da secoli se non millenni.
Fuori, Shanghai vive immersa nel suo caos frentico. Mentre il taxi ci riporta a casa passano in rassegna grandi bordelli che si chiamano karaoke in attesa del movimento notturno, sex shops mascherati da farmacie, e salette-massaggi dalle luci rosse travestite da negozi di barbiere (non troverete una sola forbice dentro), dietro le vetrine bambole vere in baby doll aspettano i clienti ad ogni ora del giorno. Non sono più sicuro di essere uscito dalla Expo, al collo tengo ancora il pass, che sia il caso di tenerlo? GALLERIA FOTOGRAFICA |