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M&J
Raid Ponte di Ferro - Pechino, III Parte Stampa E-mail
08 novembre 2006

Parte 3/3
Dunhuang, Xi’An – Pingyao – Pechino - Tianjin
Pechino città proibita per le moto (ma gnorrando si arriva sempre ovunque), foto ricordo in Tian An Men, aggiramento del poliziotto zelante, il container a Tianjin

 

raid

Sono giorni che viaggiamo, sinceramente questa parte di Cina è atipica o meglio pensavo a qualcosa di diverso, la prevalenza della gente è di origine euro-asiatica, un miscuglio di razze dove prevale la religione mussulmana, questo fino a Dunhuang famosa per le grotte di Mogao, una serie di circa 470 grotte ricavate nella roccia, che raffigurano momenti religiosi, con statue enormi di Buddha, peccato che all’ingresso macchina fotografica e cinepresa siano requisiti.

 

 

raidNon lontano da Dunhuang  resiste l’ultimo lembo di deserto tanto decantato da Marco Polo, per i suoni emanati dal vento che lambisce le dune, i cinesi sono andati oltre hanno creato una sorte di Disnyeland, tutto e delimitato da recinzioni, impossibile entrare con le moto, non perdo il sapore dell’avventura, salgo su un deltaplano a motore e mi gusto dall’alto l’oasi creata nel deserto dove i turisti  sono portati con i cammelli o mezzi a motore.

Da ora in avanti tutto sarà diverso, infatti, constatiamo il cambiamento di temperatura, se fino ad ora abbiamo viaggiato a quote basse da ora in avanti lo scenario sarà altra cosa, le strade sono un misto di asfalto e fuori strada con tanta polvere, poi piste che si inerpicano fino  a 4000 mt, pascoli ovunque, coltivazione di frumento che viene tagliato ancora a mano, le donne con la prole nei campi, gli uomini intendi a parlare ai margini della strada, a volte i pensieri si confondono e allora la foto camera diventa lo strumento  per immortalare scene di vita che non mi appartengono, ad una deviazioni per lavori trovo tanta gente che attende l’ok per passare con il bus, la Karotona me lo permette così taglio all’insù per una scarpata, quasi un ovazione mi accompagna, mi fermo una volta raggiunta la pista, qualche figuraccia potrebbe cambiare il corso degli eventi, ringrazio un momento i gloria non guasta.
Due tizi mi fermano sono, sono in sella a delle moto di 125 cc, vanno come pazzi in mezzo a queste buche, mi chiedono della moto, la cilindrata e il prezzo li fanno sobbalzare, uno di loro prende un ramo e scrive in terra la cifra, incredulo la riscrive, io che confermo e lui che non crede a tanto, scuote la testa e disapprova.

Raggiungo il passo  oltre i 3500 mt, la vallata si perde all’orizzonte quando ritrovo l’asfalto anche  il resto della comitiva. Da lì a Xining mezz’ora di strada.

raidLa giornata non promette nulla di buono, io George e Ivano puntiamo verso il lago Qinghai  il più grande lago salato della Cina, fa freddo, la pioggia non ci abbandonerà per il resto della giornata, da giorni soffro di un mal denti di cui non ho memoria, per fortuna che le scorte di medicinali sono ben fornite, tengo duro, l’alternativa? Uno dei tanti dentisti di strada, preferisco qualche giorno di dolore ad una situazione igienica non rassicurante.

Siamo nel Tibet cinese, i colori sgargianti delle bandiere al vento dei tanti luoghi di preghiera è una costante che ci accompagna, quando in lontananza scorgiamo un Buddha gigante color d’oro, percorrendo un sentiero, raggiungiamo il luogo, i monaci sono in preghiere mi intrattengo con uno di loro che parla un ottimo inglese, la comunità e intenta nel restauro del paese, faccio un offerta, il monaco contraccambia invitandoci  a immortalare momenti di vita, non l’ho chiesto nel rispetto degli usi, ma gentilmente ringrazio e procedo.

A Xining rincontriamo Fabio più vagabondo di noi, lui viaggia con un Panda 4x4, con la quale ha percorso  560.000 km, l’Asia è la sua meta preferita, la macchina è una di quelle speciali con i comandi sul volante, per me Fabio è un “diversamente abile”,  tanto di capello. Il giorno seguente proseguiamo per Huangzhong, dove visitiamo il monastero Ta’er una delle sei grandi masserie della setta dei berretti gialli,  sarà poi la volta di Labrang, il più Famoso monastero lamaista al di fuori del Tibet.

raidIl rituale si ripete, scarica e ricarica la moto, se non è per tanta passione è da domandarsi ma chi te lo fa fare? E no la meta è sempre più vicina, fino ad ora tutto è filato liscio e così deve essere il prosieguo, se prima avevamo sofferto il caldo da ora in avanti la pioggia sarà il pane quotidiano, fa freddo superiamo Lintao con un passo vicino ai 3500 mt, tanta nebbia a complicare la vita, ma siamo accorti, quando mancano 50 km a Tianshui una frana gigantesca ostruisce il percorso, la polizia ci invita ad attendere, essendo le cinque del pomeriggio potremmo decidere altro.

Passano due ore l’arrivo di due ruspe e due bus di uomini e donne  con pale e piccone, è risolutivo, il capitano della polizia da l’ok a passare, anche questa è la Cina.
La prossima tappa è Xi’An, ma non andiamo lontano, un camion di traverso blocca la strada, 15 km di fila, con una confusione tale tipica dei cinesi, tutti che occupano le corsie sai nella marcia normale che inversa, in questo modo la polizia ha difficoltà a ripristinare la normalità. Siamo in quattro a decidere di andare, con le moto tra i veicoli, slalom a destra che a sinistra, con una valigia urto un’auto, perdo l’equilibrio, sono costretto ad accompagnare la moto in un canale, niente di grave solo una freccia rotta, che rimetto insieme con  del nastro.

Superato l’ingorgo ci aspetta una foratura di un posteriore, fortuna vuole di avere il gommista affianco al ristorante, l’utile al dilettevole.

raidQuando ritroviamo l’autostrada a Baoji solo 150 km ci separano dalla città di Terracotta, sì così si chiama l’esercito, una parola che gli inglesi non hanno saputo tradurre, sembra un’eresia, da quando siamo in Cina è praticamente un miraggio trovare qualcuno che parli inglese, ma la fortuna oggi è dalla nostra, un ragazzo in scooter si offre di accompagnarci all’albergo, la sua ragazza parla inglese.
Per un attimo credo che abbiamo sfiorato la fama di questa città, scherzo ma una confusione tale da bloccare il traffico ha richiesto l’intervento della polizia, sommessamente abbiamo scelto un altro albergo visto che questo non aveva il parcheggio, praticamente quelli che sono in centro ne sono sprovvisti.

Di buon mattino ci rechiamo al sito, scoperto per caso da un contadino, che è diventato leggenda, protetto da degli addetti ha un posto riservato nel complesso uno, rilascia autografi ma non può essere fotografato, di cinesate (cose fuori luogo) ne ho viste tante in Cina, questa è una di quelle.
Con questa idea in testa visitiamo i padiglioni, più di una volta mi è passato per la mente che anche questa scoperta potesse essere frutto di qualcosa di inventato, un’idea malvagia da parte mia, un popolo che è capace di fare di tutto può sorprendere, anche se a volte chiedere due cose insieme crea un motivo di panico nel cinese di tutti i giorni, quando qualcuno ti inventa i pomodori conditi con lo zucchero, vai poi a chiedergli gli stessi conditi con il sale, più facile fare casa Pechino.

raidLasciata Xi’An puntiamo verso Pighyao, piove di nuovo e l’avvicinarsi alla capitale crea un traffico caotico sulle strade normali, un pericolo costante che ci esorta a prendere l’autostrada, la quale è vietata ai nostri mezzi e allora forziamo i caselli, magari dietro un camion fino alla sbarra e poi via da quella libera, sarà una costante nei giorni a seguire, ma sfateremo questo concetto, in effetti quando la polizia  intima l’alt in autostrada è solo per vedere le moto.

La città vecchia di Pighyao è una chicca, tutto è come all’origine e questo è di gradimento per l’occhio, è il luogo ideale per acquistare souvenir. Esclamo a Daniele ma quello è Bettinelli, e chi è? Il globe trotter italiano che da anni gira il mondo, l’ho conosciuto anni fa, lo chiamo e non mi risponde, forse l’età mi tira brutti scherzi, di fatto l’ incontriamo di nuovo  dopo pochi minuti, italiani esclama? Ciao Giorgio, ci conosciamo e si sarai anche il numero uno come vagabondo a due ruote, questa volta siamo noi i top, scoppia a ridere in effetti ha la moto bloccata al porto e da poco ha ottenuto la patente cinese, è quindi è lui  a stupirsi, un grande abbraccio e un saluto da portare a qualcuno che conosciamo.

Boading 500mt a destra così indica il segnale, il ragazzo biondo con il pollice in alto non è di certo un cinese, Mario è un tedesco che gira il mondo in autostop, tanta intraprendenza va premiata, così sale in moto con il sottoscritto, prima verso la Muraglia poi a Pechino e qui inizia l’altra storiella, sembra la favola di Cappuccetto Rosso, con le moto non si può andare al centro città. Ignari di tutto e sempre più convinti, superiamo tutti gli anelli  delle tangenziali di Pechino, Mario è di grande aiuto ha una cartina dettagliata della città, quando imbocchiamo il viale principale tutto svanisce, in un attimo siamo  a piazza Tian’an Men, sono le otto di sera e passiamo inosservati.

raidCon l’hotel nelle vicinanze pensare di osare è quasi spontaneo, così è all’indomani, con le moto giriamo per Piazza Tian’an Men sotto gli sguardi dei poliziotti e dei presenti ma non è finita sostiamo ovunque scattiamo foto a raffica per immortalare questi momenti, la foto con l’ingresso alla città proibita  con la figura di Mao alle spalle mi fa sprizzare felicità  da tutti i pori, dopo 16000 km ho l’idea che sia la giusta ricompensa e pensare che non si poteva arrivare fin qui, trascorriamo il resto della giornata nella Città Proibita, un luogo incantato.

Non paghi delle foto siamo tornati in piazza il giorno dopo per le riprese, questa volta un poliziotto inflessibile ci ha fermati, il suo inglese era più che comprensibile, patente e libretto della moto ma il motivo era l’autorizzazione per accedervi, i miei gesti erano inconfondibili, “non capisco” tutto detto in italiano, mostrando con ostinazione il bigliettino dell’albergo, la tenacia ha ripagato, ci ha lasciato andare.

Sveglia alle quattro, davanti a noi gli ultimi km in moto in territorio cinese, direzione porto di Tianjin, il sigillo sulla porta del container non lasciava dubbi, quello che sembrava un sogno si era trasformato in realtà. I due giorni restanti l’abbiamo trascorsi a fare acquisti prima che il portellone dell’aereo si chiudesse alla  nostre spalle, Zài jìan Cina.

Fine

Giampiero Pagliochini

 

GALLERIA FOTOGRAFICA COMPLETA  


Raid Ponte di Ferro – Pechino

Alcuni numeri

Il contachilometri alla fine del viaggio segnava 17738. Ero partito a 1576, 16162 i km percorsi, ho scattato circa 1770 foto, ho effettuato con un litro di benzina 16,3 km sempre con le valige al seguito, 30 kg di peso, ho consumato 995 litri di benzina, 8 paesi attraversati con temperature che hanno toccato i 42 gradi e i 7 gradi.

Ho messo le ruote ovunque, su piste e sabbia compresa, 2 cambi d olio, che visto il costo in Cina e’ molto favorevole. Una lode alle coperture Pirelli Scorpion, quelle di serie. La posteriore è arrivata a Pechino come una slick, ma mai mi ha abbandonato, l’anteriore poteva andare ancora per altri 3000 km,. Per lei, la moto non ho parole, credo di non dover aggiungere nulla di mio, se non che dopo giornate faticose in fuoristrada e oltre 450 km percorsi, alla sera non mi sono mai sentito stanco, risultato di una grande componentistica a partire dalle sospensioni e il motore che di birra ne ha da vendere. L’unica modifica fatta alla moto e’ stata la griglia del radiatore e una taratura piu’ dura dell’ammortizzatore posteriore, tutte quelle sirene che prima di partire mi avevano messo in guardia da possibili problemi sono state smentite: la frizione che mi era stata decantata come il male possibile, non ha dato il minimo problema, ho contato in un solo giorno in Kirghistan oltre ottocento cambiate, non oso pensare al totale delle cambiate del viaggio.

Sono caduto una sola volta, quando sono finito nel fossato di una strada a bassa velocita’, in verita ho accompagnato la moto dentro riportando solo la rottura del vetro della freccia. In conclusione, per la Karotona si è trattata di una promozione a pieni voti!

 
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