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I 500 giorni di un uomo e la sua Vespa in giro per la Cina. Giorgio Bettinelli fa tappa a Shanghai: il racconto del suo viaggio che sarà pubblicato da Feltrinelli e della sua vita avventurosa, non solo in sella… di Michele Soranzo
Questo articolo e' gentilmente offerto dal Ristorante Bella Napoli L’appuntamento è per un solare sabato di novembre presso l’italianissimo ristorante Bella Napoli, dove Severino offre alla brigata un eccellente pranzo come segno di benvenuto a Shanghai per Giorgio Bettinelli. Sarà che la fantasia è un motore potente e a volte incontrollabile, ma io mi aspettavo di sentire arrivare lo scoppiettio ovattato di un vespone agghindato di innumerevoli reperti di viaggio come nelle copertine dei suoi libri (il borbottio rimastomi impresso dopo aver guidato io stesso per anni un vespone del ’59 cromato e azzurro, recuperato dopo averlo visto immobile in un garage per almeno 20 anni e restaurato abilmente da mio padre…). Il mio udito seleziona i rumori tra le migliaia provenienti dalla Xikang Lu dove si trova il Bella Napoli, compresi quelli di motorette e scooter che manco a farlo apposta passano numerosi come mai in quel momento. Un mezzo grido di Matteo messo di vedetta, e Bettinelli appare da un incrocio a bordo… delle sue scarpe. La Vespa l’ha lasciata in albergo, forse stanco di guidare o semplicemente poco a suo agio nel traffico caotico di Shanghai.
Le passioni, tutte le passioni, hanno una magia unica: portano lontano e avvicinano allo stesso tempo. In questo caso, la passione del nostro webmaster Matteo per la Vespa gli ha fatto incontrare – lontano dalla sua natìa Rho chi, con i suoi racconti, lo aveva fatto viaggiare lontano con la fantasia (forse anche questo lo ha spinto fin qua in Cina). Appassionato possessore di un PX e fervente lettore delle avventure in Vespa di Giorgio Bettinelli, saputo che il suo “eroe” (parole sue!) si sarebbe avventurato quest’anno in un lungo viaggio in Cina, non esitò a contattarlo a inizio estate per fargli conoscere il neonato Vivishanghai e la nostra disponibilità a documentare il suo peregrinare nel Regno di Mezzo. Matteo, allora, non aveva certo pensato che dopo qualche mese Giorgio sarebbe passato appunto per Shanghai, lo avrebbe contattato, e che ci avrebbe anche pranzato insieme. Non conoscevo Giorgio prima, non avevo letto i suoi libri ma ne avevo sentito parlare tempo addietro da altri amici vespisti, che verso di lui provavano sentimenti di sincera ammirazione, celata invidia e infine evidente risentimento quando, in cerca di una sponsorizzazione della Piaggio per l’idea di un raid Venezia – Mosca, si sentirono rispondere dalla casa madre che “Bettinelli aveva fatto e avrebbe fatto viaggi ben più lunghi e avventurosi”, invitandoli comunque a pensare qualcosa di più insolito e a ricontattarli. Rinunciarono, appendendo sogni e Vespe al classico chiodo.
Il primo impatto con una persona che non si conosce è sempre un’incognita, a partire dall’aspetto. Giorgio però è uno dei pochi che sono esattamente come appaiono in foto. Nella mia memoria avevo pescato l’immagine sbiadita di una sua apparizione in televisione, per aiutarmi avevo anche pescato una sua foto da Google nel tentativo di documentarmi in fretta e furia prima della mia partenza per l’Italia il giorno successivo. Mi era rimasto impresso il suo volto abbronzato da un sole viaggiatore, la lunga capigliatura nero-argentata sparata come può avere solo chi è appena sceso da una moto, e due occhi vivissimi come se si fossero divorati con avidità ogni minimo particolare della strada appena percorsa. Chi incontra Bettinelli è infatti inevitabilmente colpito dal carisma del viaggiatore che emanano i suoi grandi occhi entusiasti, smaniosi di raccontare e rapire la fantasia di chi ascolta, ma anche – e non è da poco - capaci di ascoltare racconti e visioni altrui. Ad accompagnare Giorgio nel suo viaggio e nel nostro incontro c’è Michelle, una ragazza cinese che condivide con lui momenti e visioni del suo peregrinare in Cina. Avvolta in un maglione rossissimo, dovrà purtroppo sorbirsi le nostre conversazioni in italiano, nonostante le promesse di parlare in inglese, che sfumano quando la smania di raccontare richiede per forza la brillantezza ed emozionalità del nostro idioma.
Fortunatamente, ad alleviare della situazione linguistica ci pensa Severino con le sue deliziose portate e un ottimo Cannonau in grado di sciogliere qualsiasi conversazione. Purtroppo chi scrive, come al solito in questi casi, si deve gustare a metà le portate, impegnato a prendere appunti, fare domande, tenere a freno l’appetito del mio socio (aiutato in questo dalla di lui moglie, Ai Hua) e a far scattare la Nikon D50 appena comprata (quindi pensateci bene prima di lamentarvi della qualità delle foto…) Chiariamo subito una cosa con Giorgio, che non si tratta della una classica intervista, ma di un incontro a tavola in cui parleremo a ruota libera. Approvato a pieni voti, cominciamo l’incontro con l’uomo Bettinelli.
“Tu hai sempre fatto i tuoi viaggi con un PX e questo sarà il primo in sella a una Vespa moderna, cambia qualcosa nel tuo modo di viaggiare?” E’ la prima domanda e non può che venire da Matteo, in qualità di ex vespista. “Ho sempre amato scrivere con la stilo”, risponde Bettinelli, “…e se fosse stato per me avrei usato anche penna e calamaio. Ma il PC è comodo, ha meno poesia se vuoi, ma è veloce e funzionale. Certo che il PX ha la sua poesia, ma quante poesie belle ci sono al mondo? La Gran Turismo che uso ora va che è una meraviglia. Non sono molto sensibile su questo aspetto perchè per me la moto è solo un mezzo con cui viaggiare.”
A giudicare dal personaggio, si potrebbe pensare che Bettinelli abbia mosso i suoi primi passi seduto sul sellino di una Vespa. Sorprendentemente invece, la moto entra a far parte della sua vita solo molto più tardi, e per una serie di offerte del destino “che non potrà rifiutare”, dato anche il suo carattere perennemente on the move. Laureato in filosofia, nato a Cremona, dice lui stesso che ha voluto studiare qualcosa che lo interessava senza doverne fare poi una professione. “Non ho mai pensato di insegnare filosofia nè di fare il filosofo”. Prima di arrivare in Indonesia, dove viveva già da qualche anno, e ancora non aveva toccato Vespa, Bettineli aveva percorso l’Italia in lungo e in largo con una compagnia teatrale in cui recitava e altri viaggi erano già entrati nel suo ricco curriculum vitae.
In Indonesia poi succede uno di quegli episodi che almeno una volta nella vita capitano a tutti e che sono in grado di cambiare radicalmente direzione di vita, se colti in tempo. Un suo giovane amico di Bali stava svendendo tutti suoi averi per ripagare dei debiti. “Io non la volevo proprio, che me ne facevo di una moto pensavo, alla fine la presi per dargli una mano, la pagai 80 dollari e rimase appoggiata ad un albero nel giardino di casa per un bel pò.” I due si osservano a lungo, probabilmente non sarebbe successo nulla, entrambi avevano il movimento nel sangue ma stavano fermi, l’uomo in attesa di quello che sarebbe stato solo il primo dei suoi numerosi viaggi in sella, la motoretta mezza scassata in attesa invece della sua ultima corsa. Paradossalmente, a fare da catalizzatore a una situazione di attesa è la forza inerte della burocrazia. “Dovevo fare il visto nuovo e recarmi a Sumatra, guardavo quella moto che giaceva ferma, mi sono detto perchè no… dopo pochi chilometri sul sellino è successo quello che non avrei mai immaginato, io che non avevo mai guidato una moto prima mi sono sentito libero, senza confini e con una gran voglia di cantare addosso. Avevo 37 anni quando ho iniziato la mia carriera di viaggiatore, spiega, quindi non giovanissimo. Quella Vespa si è rotta quasi subito ma era nata l’idea, quando sono tornato in Italia ho preso un PX per un Roma-Saigon (che poi sarà il libro “In Vespa da Roma a Saigon”, edizioni Feltrinelli), fu mio padre poi che mi spinse a contattare la Piaggio. Il progetto è piaciuto, il loro supporto prima è partito come semplice aiuto, poi strada facendo è diventata una vera e propria sponsorizzazione, l’ufficio stampa della casa si è attivato brillantemente per mettermi in contatto con varie riviste, prima sono stati pubblicati articoli dei miei viaggi e infine è arrivata anche la partecipazione al Maurizio Costanzo Show. Piaggio poi mi chiese di fare un secondo viaggio, ed è nato così il progetto della transamericana dall'Alaska alla Terra del Fuoco a cui sono seguiti Melbourne - Citta' del Capo e la Worldwide Odissey dalla Terra del Fuoco alla Tasmania. Anche il viaggio in Cina è nato per caso, cercavo un posto in cui scrivere due libri di fila, venivo da Taiwan ma il momento era sbagliato, il clima non era dei migliori, sono passato a Xishuangbanna nello Yunnan, il clima era perfetto e ho deciso di fermarmi li. Ora ci sto da più di due anni e ho preso casa a Jinghong, per ora la mia base è lì.”
Sentendolo parlare dei 135 paesi visitati e in condizioni diverse, tutti in solitatia, viene mai da chiedersi se abbia mai pensato ai rischi di tali avventure. “Molte volte si pensa che un viaggio, qualsiasi viaggio sia anche pericoloso. Devo dire che non ho mai avuto situazioni di serio pericolo, tranne ovviamente quella volta che sono stato rapito per qualche giorno dai guerriglieri in Africa e malmenato. Paradossalmente è proprio nelle rotte che potevano sembrare meno sicure sulla carta che ho trovato gente incredibile e disposta ad aiutare in caso di bisogno, e di cui conservo il ricordo più vivo.” Giorgio copre in media una distanza di 200 chilometri al giorno, finora nel suo viaggio cinese ne ha percorsi 17mila. Il viaggio in Cina parte con un programma di 500 giorni in giro per il paese, ma a suo dire serviranno più dell’anno e mezzo preventivato per via della grandezza del paese e la varietà di situazioni incontrate, che hanno già richiesto un allargamento dei tempi. A cominciare dal recupero della moto: “La Vespa era stata spedita dalla Piaggio a Hong Kong già immatricolata, sono andato a prenderla ma anzichè il viaggio sono iniziati i problemi perchè in Cina non possono entrare veicoli usati, e per la burocrazia cinese un mezzo immatricolato è necessariamente usato. Ma siamo riusciti a superare il problema grazie anche all’intervento della joint venture che la casa madre ha a Foshan. “Quello che più mi ha sorpreso finora della Cina è la varietà di genti, lingue, situazioni che ha questo paese. Sono diversi paesi dentro lo stesso, una serie di scatole cinesi, appunto, che ti si aprono davanti ad ogni tappa. Quando ho attraversato gli Stati Uniti in moto non ho avuto la stessa senzazione, a parte New York, tutto il resto era pressochè uguale, dormivi in un motel che poteva essere lo stesso di prima, mangiavi in una tavola calda piatti uguali a quelli consumati centinaia di chilometri prima. La Cina no, tutto cambia con il percorrere della strada, niente a che vedere con l’immagine del paese statico e unitario che si può avere da fuori. Da noi la Cina appare come un paese di ricchi e moderno ormai; può anche essere vero per alcune zone sulla costa, ma per il resto è ancora terzo mondo, e lo dico nel senso più positivo perchè io ho sempre scelto di vivere e viaggiare in paesi del terzo, quarto, quinto mondo, dove si trova l’umanità più forte e di cui nessuno parla mai abbastanza.” Partito qualche mese fa da Pechino, l’itinerario di Bettinelli si è diramato nel nord-est del paese (l’antica Manciuria), per continuare nella Mongolia Interna, sceso lungo la costa dove attualmente sta continuando fino a raggiungere Hong Kong. La seconda parte del viaggio sarà la risalita ad ovest, ma per questo bisognerà attendere la primavera, quando le condizioni climatiche lo consentiranno. “Del viaggio in Cina”, racconta, “sono rimasto affascinato dai paesaggi – e guarda bene che a me interessano di solito le persone – come la Mongolia Interna, dove non c’è nulla, solo paesaggi mozzafiato e suggestivi, che ti fanno sentire immensamente piccolo di fronte alla natura. Decisamente, la parte nord del paese è quella che finora mi ha impressionato maggiormente… Dei cinesi che incontro in questo viaggio mi colpisce la loro curiosità, specie nelle campagne, che sfata l’idea che potevo avere dei cinesi prima di partire, come gente chiusa e priva di humor. Forse è vero per quelli che vivono in Malesia e Singapore, ma per quanto ho visto io in questo viaggio i cinesi che ho incontrato hanno un grande spirito. Interessante è il contatto con la gente in questi mesi, in certe zone non hanno mai visto uno straniero, come dicono loro stessi, i bambini a volte sono così impauriti che scoppiano a piangere.”
I viaggi e le loro storie occupano ormai intere sezioni delle librerie e molte case editrici hanno collane dedicate ad esse. Nel panorama di racconti molti si distinguono più che per le visioni e il contenuto per la curiosità del viaggio e la stranezza del mezzo usato. Giorgio non commenta i libri di altri viaggiatori, “ognuno fa quello che vuole” dice, “alla fine quello che la gente vuole da un libro, di viaggio o non, è una cosa sola: sognare!” Sinceramente ammette di non essere un appassionato lettore delle collane di viaggio. Compagno fedele dei suoi viaggi, assieme all’inseparabile chitarra, un libro! Non un libro di imprese straordinarie, ma un impensabile Delitto e Castigo. “L’ho letto varie volte, persino in russo, ci ho messo sei mesi!”, racconta come se anche quello fosse stato un viaggio appassionante.”
Bettinelli scrittore nasce non con i viaggi ma con i racconti, e prima ancora con poesie. “Avevo 11 anni quando mio padre pubblicò a sue spese una raccolta di poesie che avevo scritto. Non ho mai cercato però volontariamente la pubblicazione, i due libri di racconti sono stati pubblicati da piccole case editrici di Roma e Firenze per una serie di circostanze, idem per i libri di viaggio con Feltrinelli: il primo è stato scritto cinque anni dopo il viaggio (in Vespa da Roma a Saigon), ero in Indonesia quando sulla segreteria telefonica è arrivato un messaggio di Feltrinelli con la proposta di scrivere un libro, avevano letto degli articoli pubblicati da riviste in precedenza.”
I commenti che hanno fatto meno piacere. “Quelli di qualcuno che diceva che io non ero un vespista. E’ vero, ma io non ho mai detto di esserlo. Non so nemmeno cambiare un carburatore nè so dove va a finire la leva del cambio se è per questo… ma ho fatto più di 250.000 km sopra una Vespa, se può bastare…” I commenti che più fanno piacere. “Quelli di gente che ti ringrazia e che ti dice che gli hai fatto venire voglia di viaggiare. Molti che hanno letto i miei libri hanno detto di essersi quasi dimenticati dei luoghi e della storia, ma di ricordarsi le persone. Nel blog di questo viaggio, una ragazza mi ha ringraziato per averle ricordato che la Cina non è solo Shanghai…”
La Vespa è indubbiamente il trademark dei viaggi di Bettinelli nel mondo. Ha mai pensato in cosa sarebbe stato diverso, se invece di una Vespa avesse usato un’altra moto? “Certamente sarebbe stato diverso, anche perchè la Vespa ti dà un’immagine diversa agli occhi della gente, non è un veicolo che intimidisce. Mingherlino io e piccolo il veicolo su cui sto, fai quasi tenerezza, e se hai bisogno di un aiuto te lo danno volentieri. Sicuramente non è la stessa sensazione che darei se arrivassi tutto tatuato sopra una Harley Davidson. La Vespa è un veicolo che socializza, simpatico anche, e conosciuto da tutti. Mi è capitato di incontrare un kafiro al confine tra Pakistan e Afghanistan che aveva riconosciuto la Vespa per averne vista una di simile pochi giorni prima a Peshawar. Che cosa è per me la Vespa? Un veicolo che non si rompe mai e che mi ha cambiato la vita.”
Consigli da dare per chi vuole mettersi in viaggio? “Nessun consiglio vero e proprio, magari direi che bisogna vincere i timori per quello che si troverà davanti. Come detto prima, a me è capitato di vivere le avventure più belle e di avere i ricordi più cari proprio in quei posti che avevano una pessima reputazione. Partire, solo questo direi, poi il viaggio si fa da solo chilometro dopo chilometro, e con qualsiasi mezzo, anche a piedi!” Come sarà questo diario di viaggio cinese? “Non sarà solo una Cina esteriore, vista con gli occhi, ma anche una Cina interiore. Se tu parti per qualche mese e vuoi scrivere un libro di viaggio ti concentri su quello che vedi, ma se sei 25 anni che viaggi finisci per scrivere quello che da te viene filtrato. Forse la differenza maggiore rispetto ai libri precedenti è che questo viene scritto durante il viaggio, anche con il blog.” Giorgio non finirebbe mai di raccontare e noi di ascoltarlo, a completare l’incontro è la simpatica “intromissione” di Marco, che seduto a un tavolo vicino del ristorante ammette di non aver potuto fare a meno di ascoltare e di avere riconosciuto Bettinelli. Coincidenza non da poco, è che Marco viene proprio da Pontedera, sede della Piaggio!
Salutiamo Giorgio con un ultimo bicchiere, tanti auguri per il suo viaggio e finalmente la spiegazione sui tanti sottili anelli d’oro che adornano il suo orecchio sinistro. “Sono 9, dice, uno per ogni lingua che parlo. A partire dal greco e latino studiati negli anni del liceo classico e dell’università, poi francese, inglese, spagnolo, portoghese, indonesiano, russo, e ovviamente italiano.” E il cinese? “Ancora no”, si schermisce da buon pignolo, “…lo parlicchio, ma ancora non posso dire di parlarlo come vorrei.” Non dubito che alla fine di questo lungo viaggio il decimo anello parlerà cinese…
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