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Visti: non tutti sanno che... Stampa E-mail
07 febbraio 2007

Contributo di: Nadia

 

 

La questione visti in Cina sembra essere estremamente delicata, vista la carenza d’informazioni, soprattutto su questo argomento; tante cose non sono chiare in questo paese e diventa anche difficile cercare di chiarirle, soprattutto in alcune zone della Cina. Proviamo a farlo con questo articolo.

Cito come esempio la situazione accorsa a due europei che vivono in pianta stabile a Shanghai.
Il primo personaggio, che chiameremo Caio, smarrisce il passaporto in Cina. Come tutti ben sappiamo, in tal caso bisogna anzitutto fare denuncia di smarrimento preso un qualsiasi dipartimento di polizia a Shanghai, dopodichè bisogna recarsi presso l’Ambasciata od il Consolato e denunciare l’accaduto per permettere agli impiegati consolari di poter emettere un nuovo passaporto (procedura quest’ultima non sempre così breve in quanto bisogna attendere il nulla osta della Questura dove è stato emesso il passaporto smarrito).L’ultima fase consiste nel recarsi presso l’ufficio Entrate-Uscite che si trova a Pudong (1500, Minsheng Lu) per farsi riemettere un nuovo visto.

Dopo aver fatto tutto ciò, Caio non sa che, possedendo un visto business da rinnovare ogni sei mesi, nel momento in cui deve fare il rinnovo, gli viene detto che deve obbligatoriamente uscire dalla Cina perché sul nuovo passaporto manca il timbro di entrata alla dogana cinese (questo è chiaro, dato che il passaporto è nuovo). A quel punto Caio, senza proferire parola, acquista a sue spese un biglietto per andar a Hongkong (in giornata così non deve affrontare ulteriori costi).

Dopo qualche mese entra in scena Tizio. Anche lui ha lo stesso problema (passaporto precedentemente smarrito e nuovo passaporto emesso dall’Ambasciata o Consolato competente sprovvisto di timbro di entrata). Essendo più sveglio di Pincopallo, s’informa da solo, indipendentemente dal datore di lavoro comune e scopre che una delle tante agenzie che qui a Shanghai “vende” visti, riesce a procurargli il timbro, pagando più o meno lo stesso prezzo, senza dover “uscire” dalla Cina.

Ma vorrei soffermarmi sul problema del visto business per gli stranieri.

Il visto business (F) è emesso per coloro che vengono invitati in Cina per visita, ricerche, lettorato, business, scambi culturali, scientifici e tecnologici, studi avanzati di breve termine o pratica per un periodo non superiore a sei mesi. Secondo la legge cinese, chi possiede un visto F non può svolgere le sue mansioni come lavoro full-time (più di centottantatre giorni per anno solare). Se viene firmato un contratto di lavoro full-time invece, bisogna fare richiesta di un visto per lavoro (Z) ed un permesso di residenza, altrimenti il governo cinese potrebbe multare la ditta per assunzione di “lavoratori illegali”.

La parola business implica il fatto che si entri e si esca dalla Cina ripetutamente restando all’interno del paese per meno di centottantatre giorni. Chiaramente non è permesso entrare ed uscire dalla Cina prima della scadenza dei giorni in quanto viene calcolato per anno solare. Chi supera questo periodo e possiede un tipo di visto con la dicitura “F”deve fare richiesta di visto con dicitura“Z”.

In realtà non c’è molta differenza tra un tourist visa ed uno business, in altra parole, col tourist non viene vietato a nessuno di fare business.

Cosa cambia per il datore di lavoro?

Anzitutto non rischia di essere multato. Se le autorità di polizia scoprono che un soggetto straniero vive qui superando questi termini temporali e possiede un visto business, potrebbero anche decidere di espellere il soggetto e certamente multerebbero la ditta (la multa da pagare è di circa 675$).

Cosa cambia per il lavoratore?

Oltre al grande vantaggio di non rischiare l’espulsione, avrebbe assicurata una permanenza regolare, potrebbe richiedere in qualsiasi banca una carta di credito, che altrimenti non sarebbe possibile senza la residenza e, non ultimo vantaggio, avrebbe la possibilità di acquistare un appartamento in Cina ed accendere un mutuo.

Altre implicazioni:

1) pensate soltanto ad un sinologo, arrivato qui in Cina, paese che raccoglie (o dovrebbe raccogliere) tutte le sue massime aspirazioni, che delusione sarebbe a vedersi espulso, forse per non poter neanche ritornare più?.

2) pensate alla questione affettiva, una persona cara potrebbe essere mandata via.

La procedura che il datore di lavoro deve seguire per fornire di visto Z il proprio dipendente, e’ molto semplice. Qui’ di seguito i documenti da presentare:

1. Application form

2. certificato di registrazione della residenza che si ottiene presso la centrale di polizia piu’ vicina

3. certificato di salute, emesso dall’ufficio medico che si trova a 15, Jinbang Lu

4. documenti che attestano la registrazione in Cina dell’azienda per cui l’applicant dichiara di lavorare.

Il visto Z per un anno costa 800 RMB e circa 780 RMB per la visita medica.

Ritorno sul fatto che e’ interesse soprattutto del datore di lavoro assicurare ai propri dipendenti una certa stabilita’ e condizioni di lavoro il piu’ possibile chiare. In questo modo ne guadagna in produttivita’ l’azienda, ma soprattutto ne guadagna in immagine il nostro paese. Tirando le somme alla chiusura dell’anno dell’Italia in Cina, dimostriamo che abbiamo fatto un passo in avanti e non uno indietro.

 
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