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Tutto il mondo e' paese, e la Cina non fa certo eccezione. Come in Italia, qui si vedono bambini paffutelli e viziati (sia cinesi che stranieri) piangere, strillare e far circolare germi e cattivi odori dappertutto. Io fortunatamente ne vengo a contatto solo durante qualche isolato volo intercontinentale in economy, ma adesso che i brunch della domenica sono diventati una mania qui a shanghai, e sempre piu' famiglie di espatriati e cinesi li frequentano, non c'e' volta che non mi imbatta in qualche famigliola felice (per carita', siate felici voi)
Ed ecco questi eserciti di principini con i loro nasini irritati che secrescono muco ed utensili da cucina, introdotti mentre la bambinaia era impegnata a "spolverare" il portagioie e la cassaforte di famiglia. I genitori, poveretti, purtroppo sono troppo impegnati per educare e crescere il bimbo. Il marito e' sempre in ufficio impegnato a scaldare la poltrona e a dare ordini ai suoi dipendenti, Dio non voglia che lo sventurato debba spezzarsi un unghia facendo una fotocopia o macchiarsi la cravatta di hermes facendosi il caffe. La moglie, anche lei, e' presa da mille impegni: la spa al Portman, l'acconciatura da Tony, il fund-raiser per i piu' sfortunati, il trainer peronale in palestra, il trainer personale nella stanza di un motel.. Insomma, il povero bimbo viene educato ad hamburger e playstations, comprandogli tutto quello che vuole e lasciando passare quello che fa. Il pargolo ha disegnato sulla parete del soggiorno? Lascialo fare, tutta creativita. La bimba urla a squarciagola per ottenere quello che vuole? Ambiziosa come una letterina. Il figliuolo lancia la braciola come fosse un frisbee e le costine a mo' di boomerang? Diventera' un vegan! Ebbene, chi mi conosce sa che babayaga non giudica mai. Volete far crescere i vostri figli cosi'? Fate pure! Ma non venite da me quando diventano dei cocainomani repressi o dei fetiscisti che rubano i calzini sporchi e le posate dagli aerei. Io non sono certo la Monetessori, ma vi posso dire che non ho mai avuto un ciuccio o un giocattolo, a 5 anni sono stata spedita in un collegio svizzero, a 13 anni ho passato l'estate in un kibutz di Jaffa, ed eccomi qua, diventata grande e grossa anch'io, una donna in carriera con emozioni ed ambizioni perfettamente bilanciate, un bel conto in banca, seconda casa, membership presso i club piu' esclusivi dell'asia ed un WC giapponese con getto d'acqua estendibile e regolabile a 4 potenze. Certo ho anch'io i miei difettucci: mi piace alzare un po' troppo il gomito, non abbasso mai il coperchio del WC dopo averlo usato e quando sono in acensore e sta per arrivare qualcuno premo il pulsante per chiudere la porta. Comunque io non ho mai avuto bisogno dello psicologo perche' mi mangiavo le unghie o del chirurgo per rifarmi il naso. Io sono quello che sono, e sono contenta per questo. BBB Visualizzazioni: 1230
1. Scritto da Taoista, il 23-04-2007 08:23 Condivido che l`educazione dei figli cinesi a Shanghai non e` quella tipica mediterranea, i figli vengono parcheggiati dai nonni in settimana (cosa che succede anche da noi) e prelevati nel week end per il solito giro al parco o sulle giostre. Il problema semmai e` l`educazione dei genitori, quelli attuali non hanno ancora assorbito un certo modo di fare piu` ordinato e compito ,per non dire snob, nei confronti di chi ha un`estrazione piu` semplice e alla mano. Quando questo accadra`, ovvero i bambini di oggi saranno i genitori di domani, sara` la sconfitta finale della tradizione cinese a favore della globalizzazione ormai anche culturale e antropologica, non piu` solo economica. Io non me la sento di mettere dei cartelli fuori al Westin o altri `cool brunch restaurants` che dicono: VIETATO L`INGRESSO ALLE FAMIGLIOLE FELICI CINESI E STRANIERE CON FIGLI. Preferisco un bimbo che si impiastriccia tutto e si fa anche male da solo con rincaro del genitore imparando dall`esperienza, piuttosto che uno imbavagliato e composto che cadra` in depressione a 16 anni.... I figli sono figli della societa`, non solo dei genitori, abbiamo tutti il dovere e il diritto di intervenire quando qualcosa non va, interagendo con i diretti procreatori ed educatori dei medesimi. |
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