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Il sovrintendente Wu era pensieroso, le riunioni plenarie del Partito finivano per estraniarlo, nonostante la responsabilità e le preoccupazioni. “Compagni e compagne, salute a voi. In occasione dell’apertura della trentaseiesima sessione del Comitato Dirigenziale per la Pace e Tranquillità di Tutto-Sotto-il-Cielo, diamo il benvenuto ai sovrintendenti dei tredici distretti e dei tre continenti, al presidente del Partito, al governatore di Pechino, che gentilmente ospita il nostro convito. Durante la seduta di oggi, provvederemo a completare e ridefinire gli obiettivi del nuovo piano quinquennale, uniremo gli ingegni per affrontare le crisi di Sud America e Nuova Zelanda, distribuiremo i fondi per nuovi progetti, assegnando responsabilità ai sovrintendenti più zelanti. Ringrazio tutti i convenuti e procedo con il discorso preliminare.
Fin dai tempi del nostro amatissimo condottiero e ispiratore Primo Ministro Mao...” Le parole si impastavano dentro suoni confusi, sugli spalti le palpebre cadevano in frazioni sempre più rallentate, arrossando gli occhi che stuzzicavano i pollici, ogni tanto un compagno si raschiava l’ugola. Il podio allungato, con tavolo rettangolare e poltrone in pelle scarlatta, si affacciava su una platea squadrata da file di teste scure e spessi occhiali, piantate su colletti irrigiditi all’amido. Gli ultimi ranghi, rialzati come per un effetto ottico dell’anfiteatro, si allargavano accerchiando un poggio piramidale, contrapposto in lunghezza all’altare dei sovrintendenti: il presidente Hu, invecchiato, raggrinzito dietro gli occhietti vispi, scrutava la folla guardando attraverso gli anni, profetizzando un futuro di splendore folgorante. “...è indubbio quindi che come pronosticato la regione del Fujian potrà dare luogo in tempi ristretti ad un vero e proprio trampolino di unione con il Nordamerica: i voli sono stati intensificati, i visti semplificati, pesanti incentivi sono stati distribuiti agli Eroi che volontariamente colonizzeranno il territorio Nemico. Per quanto riguarda il Guangdong, l’ultimo quinquennio è stato caratterizzato da una recessione sul fronte industriale, dovuta alla flessione economica francese, che rientra nei piani di una progressiva penetrazione nel territorio centro-europeo delle nostre falangi di prima linea. L’impegno della regione si è comunque distinto nelle collaborazioni con il Sud-Est Asiatico, specialmente in area di costruzioni e strutture di comunicazione, mentre in tema di contatti politici...” Il compagno sovrintendente agli affari interni avrebbe lasciato presto parola ai compagni dalle provincie più esterne di tutto-sotto-il-cielo, che si sarebbero avvicendati al microfono con tono mellifluo, cadenzato, in pieno stile imperial-comunista. L’attenzione del sovrintendente Wu, invece, sembrava vacillare già, incantato sui bottoni dorati delle giacche rivoluzionarie dei compagni seduti nelle file più avanti. Rischiava grosso, Wu, lo avrebbero tacciato di poca serietà, di disinteresse nei confronti della causa o addirittura di revisionismo se si fossero accorti della sua profonda dedizione ai merletti dei baldacchini, che riteneva di molto più attraenti delle rughe del sovrintendente Zhao, ora di parola. E lo avrebbero processato per reati anche più gravi, se solo fossero stati in grado di indovinare i suoi pensieri, di leggergli l’animo, tutt’altro che spensierato. Il sovrintendente Wu dissimulava l’odio dietro l’inattenzione. Da cinquant’anni ormai il progetto pANgea determinava le loro azioni, le decisioni erano state tutte prese, i sovrintendenti erano meri esecutori di una politica vecchia e stabilita minuziosamente da teorizzatori e filosofi di epoche precedenti. La Grande Madre Cina avrebbe conquistato il mondo e lo avrebbe cambiato a sua immagine, ma quell’immagine lo atterriva. “...mentre la popolazione cinese di Laos, Thailandia e Birmania è arrivata al 38%, con l’obiettivo di raggiungere il 51% alla fine del prossimo mandato. Costruzioni di strutture portanti, grattacieli, superstrade, aereoporti e punti di attracco sono già tutte sotto il controllo di compagni che riportano a Pechino nelle Filippine, in Vietnam e Laos. Nuove basi di sviluppo sono state impiantate in Indonesia e Polinesia, in cui i nostri compagni di oltremare hanno sfruttato l’instabile situazione politica per insinuarsi ai vertici del controllo militare ed industriale. Il controllo del continente Sud-Est Asiatico procede secondo i piani e in ritmi superiori alle aspettative: l’affinità genetica permette matrimoni misti e un’integrazione locale diffusa che propaga in modo sicuro ed efficiente i principi del Partito fin nelle lande più remote. Per quanto riguarda il Giappone, le industrie del cantonese controllano già il 65% dell’economia interna, mentre il traffico internazionale di beni cinesi...” Il sovrintendente Wu era stato dapprima frenato dalla paura. L’essere radiato dal Partito e processato come revisionista sarebbe stata un’onta tale da distruggere già la sua reputazione e quella dei posteri, ma più che da un futuro da parìa, Wu era terrorizzato dal dolore fisico che l’opporsi al Partito avrebbe determinato. Era al corrente dei mezzi usati dalla Polizia del Pensiero: le torture dell’epoca Yuan erano carezze lanose se paragonate agli elettrodi, i cristalli spezzati, gli uncini incarnati ed altre decantate punizioni corporali di cui i poliziotti si avvalevano per purificare pANgea. Anni prima Wu aveva incontrato uno di quelli che chiamavano “zombie”, i superstiti alle epurazioni interne al Partito: quello che era stato un suo conoscente, sveglio e arguto, era tramutato in un’emaciata parvenza di bestia, incapace di provvedere ai bisogni fisici più elementari senza l’assistenza di un tutore robotico, condannato ad un’esistenza invalida con il ricordo del sangue tatuato sulle pupille fino all’oblio. Wu non riusciva a pensare a quell’incontro senza rabbrividire, una goccia di gelido sudore gli rigava la schiena, ma ormai si era deciso. Scese una mano lungo la coscia. Il disintegratore era al suo posto, friggeva contro il nastro incollato ai peli sui muscoli. Spostò calibratamente gli occhi dai tendaggi e li appoggiò sopra al vecchietto, nel punto più lontano della sala, poi ancora sulle tende. Il presidente Hu fissava il suolo, concentrato nei rapporti. Ciononostante, Wu si sentiva osservato: che Hu avesse intuito? Era veramente dotato di poteri paranormali, come si bisbigliava nei corridoi? “...le spie infiltrate sulla East Coast hanno riportato notizia di accordi segreti con Serbia ed Afghanistan, che potremo utilizzare contro il Nemico in una propaganda contro-informativa. Il progetto China-Town di occupazione di suolo Nemico e controllo economico sotto le società affiliate al Partito ribattezzate Triade e Mafia Cinese si sta allargando: nel solo ultimo quinquennio 17 nuove provincie nel Nordamerica hanno visto il sorgere di quartieri sotto controllo, mentre 23 città del Sudamerica sono state conquistate dai nostri compagni. Le China-Town riproducono popolazione cinese su suolo Nemico, controllano traffici e creano una rete interdipedente di spionaggio: nell’ultimo anno ben tre volte abbiamo sventato tentativi di boicottaggio di pANgea, e pronostichiamo che...” Non riusciva a credere di aver maturato quel proposito solamente qualche settimana prima, mentre ora appariva come l’unica scelta sensata. Aveva da poco conosciuto una coppia di innamorati emigranti, squattrinati, spensierati, che vivevano l’un dell’altro. Aveva intravisto le mani grosse ed il sorriso da bambino di lui, le gote arrossate e lo sguardo timido di lei, che si sottraeva e si nascondeva dietro il marito. La bellezza del pancino arrotondato gli facevano pensare ad un pupo dagli occhi azzurri, che giocava rotolando su un tappeto; gli ricordavano la straordinaria attrazione per il diverso, che da giovane lo aveva portato al viaggio. Credeva nella missione, un tempo: pANgea avrebbe pacificato tutto-sotto-il-cielo, annientato finalmente il predominio della razza barbara Americana, esportato la cultura più vecchia e sofisticata del mondo ad uso e disposizione di tutte le nazioni, che si sarebbero integrate nel nuovo sistema, avrebbero supportato loro stessi la causa. Durante le sue peregrinazioni si costringeva ad odiare i monumenti europei, come vestigia di un mondo impossibile e fallito, si forzava a sputare sugli ingegni delle università del Nemico, come perversi e diabolici. Solo a distanza di anni, contemplando le labbra arrossate di Fabiana e le spalle larghe di Martino, il loro amarsi a tutti i costi, nonostante la Cina, nonostante pANgea, nonostante la vita, solamente allora aveva preso coscienza di quello che sapeva da sempre: Wu amava il mondo, coi suoi difetti e le contraddizioni, e avrebbe dato la vita per evitare che fosse ridotto ad una monotona unicità di facce e ragioni, calchi deformi di quello che ormai reputava il vero nemico. Ce lo aveva di fronte, adesso, lo fissava apertamente. La tunica rossa, larga, gli scendeva sui fianchi del trono. Aveva gli occhi semichiusi, probabilmente ascoltava pensieroso, non si sarebbe accorto neanche della direzione di provenienza del raggio mortale. Ancora pochi secondi e sarebbe stato il suo turno a parlare, per esporre la situazione di controllo su Africa e Medio Oriente, ma il sovrintendente Wu avrebbe invece taciuto, lasciando lo stupore e poi le urla, assordanti, coprirlo di fuoco fino all’estinguimento, ma il suo gesto sarebbe rimasto, il primo atto di ribellione avrebbe rivelato al mondo pANgea e il complotto sarebbe finito nel ciclone dell’opinione pubblica internazionale. Si aggiustò il microfono, mentre sfilava il disintegratore dal nastro. Fece leva sulle ginocchia e cercò di alzarsi lentamente, senza destare sospetto nelle masse di compagni che lo attendevano. Impugnò il calcio con vigore, era il momento. Puntò la sua vittima mentalmente, ma il Presidente Hu stavolta lo fissava, sgranando gli occhi: due fiaccole rosse imprigionarono le paure del sovrintendente Wu, lo avevano scoperto, avrebbe dovuto rimandare il piano. Allentò la presa con la sinistra e fece per prendere parola. Una fitta calda al centro della fronte precedette di poco l’oscuramento. Il sovrintendente Wu cadde sulla poltrona, senza vita: pANgea è salva, onore al Presidente Hu.
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