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Marrakech
Capitan Wenfeng e il suo equipaggio Stampa E-mail
02 giugno 2007

 

wenfengBarba e capelli in un contorno d'alta quota.

Nel formicaio di Shanghai la folla si muove incessantemente con ogni mezzo: metro presa d’assalto, taxi bloccati nel traffico, autobus che strabordano di gente, motorini e bici sfrecciano incuranti di semafori e pedoni che avanzano a testa bassa schivandosi appena. Potrebbe sembrare che i shanghainesi non si curino del proprio relax se non forse quando sono a casa…

 

 
Sessione di training del martedì dell'equipaggio Wenfeng, marce militari, canti e danze...   
 

...ma le case o sono piccole o sono prese d’assalto da parenti, suoceri, mogli e mariti isterici, figli confusi con lo stereo a palla, ayi intente a spolverare tutto e  cani in cerca di attenzioni.

No, decisamente il relax è fuori casa e comincia dalle piccole cose, un taglio di capelli per esempio. Per noi laowai la cosa è difficile da afferrare, specie per un laowai uomo… una seduta dal barbiere o parrucchiere deve essere rapida e finalizzata a una cosa: il taglio, al massimo un lavaggio e via, con la sensazione inevitabile che tutti ti guardino appena uscito come se avessi un vaso da fiori in testa. Nel salone cinese invece questa sensazione si ha fin dall’inizio. Tutto comincia dall’ingresso, quando due ragazzette in divisa ti aprono la porta profondendosi in un cantilentante “huanying guanling”, frase che molto orientalmente suona come un “onorati della vostra illustre presenza” e accompagnata da qualche leggero ghigno sullo straniero e le sue curiose caratteristiche! Passata la soglia, almeno altre due vi prendono in consegna per dirigervi senza alcuna domanda verso un’impietosa postazione dove viene effettuato il lavaggio a secco! Ora, Shanghai è piena di grandi saloni, quello vicino a casa mia è della catena WENFENG, con la scritta rossa che campeggia grande come una pubblicità sull’autostrada e il testone del fondatore tutto cotonato come un Mike Bongiorno che mostra orgoglioso tutto il suo successo. O Mr Wenfeng era un pilota d’aereo, o ha lavorato in aeroporto, o semplicemente ha sempre sognato di fare l’aviatore senza riuscirci e ha compensato la sua ambizione nel modo in cui fanno tutti i piloti mancati, aprendo una catena di parrucchieri e facendo indossare ai dipendenti divise da hostess e piloti con tanto di mostrine e grado.

Mentre le mie hostess mi conducono amorevoli verso la postazione a secco mi pianto con unghie come un gatto tra due specchi ripetendo disperato “bu yao xi, yao li fa”, niente shampoo, tagliatemeli solo che me ne vado per favore. La frase risuona nel salone riuscendo a gelarne la frenetica attività. “Non li lava???” Le hostess smarrite attendono istruzioni, intorno si allargano sorrisetti, qua e la scappa un “laowai” probabilmente parte di un commento antropologico. “Li ho appena lavati e non ho tempo”, spiego. Non suona tanto bene, perchè quando a Shanghai si entra in un salone non ci si va solo per un taglio, ma per un servizio completo. Fuori dalle vetrate il traffico scorre, ma avevo avuto l’impressione che si fosse fermato anche quello per qualche secondo. La mia ultima esperienza di lavaggio era di qualche anno prima, e mi ero ripromesso di non ripeterla mai più: shampoo e massaggio dello scalpo per una buona mezz’ora, arrossamento per un intero fine settimana e la senzazione che mi fossero rimaste appiccicate le dita della xiaojie (signorina…) addosso, senza contare i giri interminabili per il salone con un asciugamano a mò di turbante, infine taglio e phonatura “à la Marge Simpson”, non blu almeno, ma quanto basta per sentirsi dieci centimentri più alti!

“Non posso avere un semplice taglio da un quarto d’ora, pagare e andarmene?”

Dopo un consulto tra flight attendants, radaristi e piloti, la torre di controllo da l’OK e vengo messo su una seduta traballante davanti a uno specchio di forma trapezoidale. Arriva il mio barbiere assegnato, un ragazzo di vent’anni con la capigliatura sparata da un cortocircuito.

“Corti o lunghi” chiede trattenendo una sganassata, la tortura in oriente è un servizio che va sempre inflitto col sorriso sulle guance… Intanto gli sguardi dei colleghi non smettono di fissare la scena divertiti in attesa della mia risposta: “non lunghi ma nemmeno tanto corti”, insomma fai meno danni possibile. Mi ero portato in tasca una foto del taglio modello del vincitore del Festival di Sanremo ma decido saggiamente di lasciar perdere e tentare di cavarmela alla meno peggio…

Il taglio comincia con qualche sforbiciata di perlustrazione, poi il passaggio alla macchinetta, e il lavoro prende più la piega di quello di un giardiniere alle prese con una siepe che di un barbiere, se non fosse per lo specchio che mònitora ogni cambiamento mi aspetterei di trovare alla fine una composizione da giardini di Versailles in testa! Intorno a me la vita del salone ha ripreso intanto, le xiaojie in agguato all’entrata, i ragazzetti-berbiere in attesa del cliente si rifanno le unghie, qualcuno sta appisolato su una seggiola, altri chiaccherano, qualcuno è impegnato a sfrondare un cliente, altre ragazze massaggiano annoiate la testa a clienti, donne e uomini perchè WENFENG è un salone unisex, come tanti altri. Ogni tanto passa qualche cliente turbantato reduce dal lavaggio a secco, le xiaojie all’entrata sparano una salva ancora di “huangying guangling”, entra uno sulla cinquantina, si fa guidare obbediente alla postazione del lavasecco e docilmente  si lascia massaggiare, sfregare, maneggiare e torturare la testa senza opporre resistenza, anzi chiude gli occhi e lascia fare, godendosi quel momento di relax fuori da casa.

Mentre il mio Mani di Forbice continua la sua potatura mi concentro sullo specchio per fissare gli angoli di attività del salone, comincio a capire la perplessità della mia richiesta di SOLO taglio perchè li dentro si fa proprio di tutto, manicure, pedicure, perfino massaggi completi, al piano di sopra, a volerlo fare si potrebbe stare qui un giorno intero!

Voilà, Figaro ha finito il suo lavoro col decespugliatore, passandomi attorno uno specchio mi mostra orgoglioso centimentro per centimetro il risultato finale, una sfrondatura levigata e uniforme impeccabile come un bonsai, cerco di divincolarmi ancora tra proposte di unguenti e rilavaggi per guadagnare faticosamente la via della cassa dove la xiaojie di turno mi porge la fattura, 10 Rmb, 1 euro, ne lascio metà di mancia al giardiniere che tutto contento mi accompagna fino all’uscita che ormai è diventata come una dannata meta, altre xiaojie allargano gli zigomi in sorriso, stavolta è una profusione di “xiexie cai lai”, grazie e arrivederci, ancora qualche passo e sono fuori, nel traffico rassicurante, tra la folla di gente nessuno si cura del mio taglio, meglio così, anche perchè forse è notte, sono le 11 e Mr Wenfeng, santo patrono dei testoni cotonati vigila sulla città capelluta…







 

 
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