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Il manuale d’amore Lonely Planet per non dover più dire “mannaggia se m’ero imparato el cinese…”
Questa settimana vorremmo segnalare uno strumento indispensabile per quanti arrivano in Cina e si scontrano contro la grande muraglia che inevitabilmente stende tutti al tappeto: la LINGUA CINESE!
Sinceramente siamo stufi di vedere per strada stranieri – e italiani soprattutto - gesticolare agitando mani e braccia come pale di mulini a vento davanti a una casta, timida e indifesa donna del posto conosciuta poco prima in un innocente e analcolico lounge bar e vedere naufragare le speranze di una straordinaria storia d’amore vissuta sulle rive del Fiume Azzurro (che non passa a Shanghai, ma fa sempre più esotico che dire Huangpu!). Quanti incontri voluti dal destino gettati al vento, quante belle parole romantiche non dette e lingue morse per non aver fatto un corso accelerato “de Agostini” di mandarino in cassetta (ci si perdoni la banale battuta…).
Siamo anche stufi di assistere impotenti allo sciacquonaggio continuo di nobili sentimenti e grandi occasioni d’amore, non è giusto per i futuri hunxue, o incroci che non ci saranno mai per colpa di due parole in croce non dette!
Per questo diciamo BASTA, a tutto c’è rimedio! I nostri informatori perennemente alla caccia di nuovi spunti dal mondo (grazie impagabile Mirion!) ci segnalano un prezioso soccorso che dovrebbe permettere di scavalcare con un solo balzo le altrimenti incolmabili differenze linguistiche e culturali: il “Frasario della Lingua Cinese Moderna” della inarrivabile “Lonely Planet”.
In un comodo formato stascabile, il frasario fornisce modelli di conversazione per una moltitudine di argomenti, compreso ovviamente quello delle relazioni tra giovani uomini occidentali e giovani donne cinesi. Volendo, può anche essere usato da giovani donne italiane come si desume dalla copia sdrucita in possesso di Mirion che aspetta solo di arrivare a Shanghai per snocciolare frasi ad effetto sul Bund…
Quello che segue è il resoconto dell'avventura del temerario Arturo Prandini a Shanghai guidato dal suo fido manuale L.P. appena acquistato.
Arturo Prandini in the Planet of the Shanghai Lonely Hearts Club
(Part 1/3)
Lasciate le brume della pianura padana e le chiavi della sua aziendina in mano alla cara mamma che gli ha curato finora l’esistenza non facendogli mancare nulla tranne una compagna da portare davanti al prete, Arturo Prandini ha deciso di sbarcare in oriente per trovare nuovi mercati alle sue “melanzane sottolio” di nicchia, convinto che “col riso ci stanno benissimo, e i cinesi amano il riso, quindi…”.
Sentendosi preso da un senso di panico all’idea di andare in un paese così lontano dove la gente cammina a testa in giù, mangia con rametti di sambuco, sputa controvento e sono tutti gialli e uguali, va alla cartoleria “Cartoleria” del paesetto dove abita, e fortunosamente trova una copia che Dino Manin, il cartolaro, pensava ormai andasse invenduta. Riempita la valigiona di campioni e speranze, Arturo parte pochi giorni dopo con un volo comprato su E-Bay tenendo ben stretto il prezioso manualetto del pianeta solitario.
L’arrivo a Shanghai e la caduta nel vizio
Arturo dopo un volo che non finisce più via Dubai-Mumbay-Zurigo-Shanghai arriva finalmente a Shanghai dove prende possesso della sua camera nel diroccato hotel Red Moon sulla Jiujiang Lu e trovato dall’amico Orlando Garòn, appassionato smanettatore di internet. Doveva essere successo qualche terremoto astronomico nel frattempo, dato che delle 4 stelle promesse sulla carta, almeno un paio dovevano essere finite in un gigantesco buco nero. La stanza che trova è in moquette tinta panna montata con macchie di scaracchio, strisciate di scarpa e bruciature di cicca, occupata da un letto precario e cigolante, un televisore esclusivamente con programmi cinesi. Il bagno in realtà è uno stanzino cieco con cessetto e un lavandino che alla prima doccia si inonda come una laguna. Molti al suo posto si sarebbero scoraggiati, ma Arturo prende i suoi vasetti di sottoli e li dispone sulla mensola come se fosse già nello stand della fiera, ma mancano ancora un paio di giorni all’inizio, ha del tempo libero e decide di farsi un giro per la città alla ricerca della nottata della sua vita.
Deciso a sfruttare in pieno l’occasione prende il suo frasario ed esce nella giungla notturna di Shanghai. Per strada Arturo è preso dai morsi della fame e incappa in un Xinjiangnese intento ad arrostire spiedini “kaoyangrou” di carne di ovino su un braciere improvvisato sopra una bicicletta, ne divora una cinquantina a un prezzo oltraggioso di 180 yuan, e già che c’è il turco gli offre anche un pacco di sabbia spacciandolo per fumo allucinogeno che Arturo compra anche qui a una quotazione oscena.
Ma l’uiguro gli regala un ennesimo kaoyangrou che Arturo si infila nel taschino della giacca per un assaggio successivo. Arturo si illumiina al pensiero di sfruttare l’occasione per usare il suo prezioso frasario, sfoglia le pagine fino al capitolo “Droghe” della guida che, avvisandolo prima che in Cina non sono esattamente legali e che si rischia anche di essere giustiziati, gli dà una serie di frasi utili per esprimere la proprita cortesia invitando il vicino di panchina nel parco in cui ha preso posto a farsi un tiro (“Vuoi un tiro?”), ma soprattutto a rendergli noto il proprio stato allucinato (“Sono fatto”). Il vicino di panca è in realtà un poliziotto in borghese che se ne andrebbe anche volentieri a casa ma di fronte alla flagranza di reato clamorosa di Arturo non può lasciar passare la cosa e lo rimorchia al vicino posto di polizia. Il povero Arturo Prandini è spaesato ma si ricorda che in tasca ha il prezioso manuale lingusistico che gli torna estremamente utile. Davanti al sacco di sabbia che la Digos cinese gli contesta trova la prontezza di scartabellare le pagine fino a quella in cui si trova la frase che lo tirerà fuori dai guai: “E’ solo per uso personale!”
Accertato che il contenuto del sacchetto è pura sabbia del Brenta e rilasciato per evidente stato di imbecillità per essersela anche fumata, sconsolato sale su un taxi, snocciola le sue sventure usando frasi sparse del suo mitico frasario all’autista che per compassione o per toglierselo dai piedi lo molla sulla Huashang road, davanti al Zapata!
(continua la prossima settimana con la 2nda parte...)
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