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Gli enigmi di Shanghai Stampa E-mail
11 luglio 2007

Incontro con una delle nuove leve del cinema italiano. Già presente con un suo film al SIFF del 2004, Gabriele Iacovone torna a distanza di tre anni per realizzare un nuovo progetto ambientato tra Roma e Shanghai.

 

Foto di Daniele Mattioli

 

 Studi in economia, poi il lavoro e una promettente carriera come manager. Tutto sembra andare in una direzione nella sua vita, quando improvvisamente, a 32 anni, arriva la voglia di dare una svolta. Gabriele lascia tutto e inizia a dedicarsi al cinema…

 

 

 

 

La passione per il cinema è arrivata ad un certo momento della mia vita, e in maniera molto forte. Per otto anni avevo condotto una doppia esistenza, divisa tra il lavoro, gli studi ripresi alla facoltà di lettere, il corso di teatro. Mi infilavo nei cineclub romani, andavo a vedere tutto quello che potevo. E’ li che mi sono formato e si è fatto sentire forte il desiderio di essere io stesso a raccontare.

Una meta impensata, La Polonia


Nel 1993, al Festival del Cinema di Venezia incontrai un regista polacco al suo primo film in concorso. Gli dissi della mia voglia di cimentarmi nel cinema, avevo appena realizzato il mio primo film, “Falsa partenza”. Era anche insegnante alla scuola del cinema nazionale a Lodz, l’alma mater dei grandi cineasti polacchi. Mi invitò ad andarci, non ero mai stato prima in Polonia, nè avevo mai pensato di andarci. Una voltà lì decisi di fare veramente cinema, lasciai il lavoro e cominciai gli studi. All’inizio fu davvero difficile, tutto era in una lingua che non conoscevo affatto. Avevo preso un interprete che mi traduceva le lezioni, ma era scomodo, le lezioni duravano ore, allora cominciai a registrarle così da farle tradurre a casa. Nel frattempo, avevo iniziato a studiare polacco e alla fine del primo anno riuscivo già a camminare con le mie gambe. Sono rimasto sei anni in Polonia, ora vivo a Roma ma ci vado spesso, ho una casa e molti amici, molti legami, non è affatto un capitolo chiuso.

“Non sono io”e “Fuga sul Kenya”

Assieme all’esperienza in Polonia arriva la stesura del mio primo vero film, “Non sono io”, girato nel 2003. E’ la storia di una fuga tra Italia e Polonia, dove un giovane arriva senza documenti ma solo un indirizzo di un italiano che ha un ristorante. Nascono amicizie, anche un amore, ma il passato della malavita torna e gli chiede il conto, e lui decide affrontarlo senza più fuggire. Il secondo film è arrivato subito dopo, “Fuga sul Kenya”, basato su una storia autobiografica di Felice Benuzzzi, funzionario italiano prigioniero degli inglesi in Kenya durante la seconda guerra mondiale. Benuzzi (morto poi nel 1988, n.d.r.) è un civile e un abile alpinista cresciuto a Trieste, con altri due complici organizza una fuga raccogliendo materiali di fortuna, giacche rattoppate, piccozze adattate, riescono a fuggiere dal campo e in 18 giorni conquistano la seconda vetta del monte Kenya, piantano la bandiera italiana, tornano e si riconsegnano agli inglesi. Vengono puniti per la loro fuga ma anche considerati sportivamente come degli eroi. E’ un libro molto bello che è stato pubblicato in 20 ediizioni in tutto il mondo e da cui abbiamo tratto la sceneggiatura. Purtroppo ha avuto problemi di finanziamenti, stiamo ancora cercando di rimetterlo in piedi.

Le difficoltà del cinema in Italia

La difficoltà non è tanto di realizzare i film, i canali ci sono, principalmente dei fondi pubblici dedicati soprattutto opere prime o seconde. Il digitale ha poi ridotto notevolmente i costi rispetto al passato quando si usava il beta o il 16 mm. Quando sei riuscito a fare un film e pensi che il resto venga da sè, arrivano invece i problemi di farlo uscire nella distribuzione e arrivare nelle sale. “Non sono io” ha avuto una regolare distribuzione in Italia, sono stato fortunato, ed è già qualcosa di positivo, è stato venduto in Russia, ha girato diversi festival, tra cui quello di Shanghai nel 2004. Bisognerebbe fare come i francesi, che cedono senza costo nei paesi emergenti i film prodotti pur di farli girare, ha sempre più senso che tenerli chiusi in un cassetto. Oppure potrebbero essere trasmessi dalla RAI, ci sono tantissimi film realizzati che non sono mai arrivati ad essere proiettati o che hanno avuto una distribuzione limitata.

Il ritorno in Cina e il terzo film


Quest’anno sono stato invitato dalla direzione del Festival di Shanghai per partecipare al primo forum sulla co-produzione internazionale. E’ un’occasione importante per sviluppare contatti e definire la produzione del nuovo film e allo stesso tempo per metterne a punto la sceneggiatura con un lavoro di ricerca di luoghi, racconti, interviste. Mi piace considerarlo il terzo film ma se non riusciamo a terminare quello precedente sarà purtroppo il secondo…L’idea di questo film mi è venuta qui a Shanghai nel 2004, ho avuto un’intuizione che è cresciuta poi dentro. E’ il racconto di due giovani donne nate lo stesso giorno, una italiana e una di Shanghai, le cui decisioni e azioni hanno ripercussioni sulla vita dell’altra senza mai saperlo. In realtà non si incontrano mai, salvo una volta e molto fugacemente, le unisce solo il rapporto con un misterioso collezionista di case antiche. Il tema del film è la trasformazione, personale e di tutto quello che sta intorno. Ha già un titolo anche se non è definitivo: “L’enigma di Shanghai”.

L’ambiente che hai trovato


E’ troppo presto per dire, i cinesi che ho incontrato mi sono sembrati molto disponibili ad aprirsi, per cui credo che esistano delle possibilità, dovremo vedere ora se si concretizzeranno. Posso dire che produttori locali e stampa hanno mostrato interesse nel progetto, ci sono già due produttori europei, ma per la tipologia della storia è fondamentale una parte cinese da coinvolgere.

Qualche impressione sul cinema cinese

In Italia arriva pochissimo del cinema cinese, comunque all’interno del forum ho visto cinesi che cercavano partner esteri e viceversa. La scena del cinema in generale e per quanto ho potuto vedere mi è parsa viva, anche se il centro del cinema non è più Shanghai come negli anni ’20 e ’30, ma Pechino. Sono piaciuti molto i film italiani presentati al festival di Shanghai, ero presente alla proiezione di “Commedia Sexy” di d'Alatri e il pubblico ne era trasportato. Il problema è sempre lì, se il film arriva al pubblico può anche piacere, altrimenti resta in un cassetto…

I temi dei tuoi film, movimento e fuga…

Sono due temi fondamentali che sono parte della mia storia personale, non racconti di fughe cieche e senza meta, ma ricerche di se stessi per avvicinarsi di più a quello che veramente siamo, nel mio caso a quello che sono io.




 
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