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Foto di Daniele Mattioli Testo di Michele Soranzo
Sono gia´ passate alcune ore dalla partenza dal porto di Shanghai e
l´anziana signora di Qingdao non sa darsi pace mentre fissa il
mare appoggiata al parapetto della nave. “Non vedo l´ora di arrivare”,
e´ la parte piu´eccitante del mio viaggio”, racconta parlando
entusiasta del suo "tour della modernita'" che comprende Suzhou, Hangzhou e
Shanghai. Quasi sottovoce, come se stesse per fare una confessione, rivela di aver voluto lasciare
Putuoshan per ultima per “rendere il viaggio piu´ "yin e yang”.
Le parole della signora di Qingdao, assieme alle varie definizioni dell´isola (Heaven of the sea, Kingdom of the Buddist, Buddhist land of the sea) contribuiscono a fare lievitare pericolosamente le attese sull´isola, dopo tutto si trova poco al largo della super-industrializzata costa del Zhejiang, ad appena 250 km dalla rutilante Shanghai, come ci si potrebbe aspettare di trovare un'oasi spirituale nel cuore del miracolo economico cinese?
Allo sbarco nel molo di Putuoshan, la promessa terra di Buddha appare in realta´come uno dei tanti circhi del turismo di massa: truppe di cappellini colorati rossi, gialli, arancio disposte in minaccioso assetto di guerra agli ordini di piccoli ma potentissimi megafoni che squarciano l´aria del mattino assieme alle urla urla dei procacciatori di hotel. Le poche speranze rimaste di trovare un Nirvana in terra sembrano infine crollare definitivamente di fronte a un´insegna che recita un sinistro “BUDDHIST WORLD FAIRY ISLAND” che richiama alla mente titoli psichedelici dei tempi dei Beatles e slogan disneyani.
Proprio quando tutto sembra far credere che la visita all´isola si sia gia' trasformata in un delirante magic mistery tour, come per un invocato intervento della stessa dea Guanyin, lo sguardo si sposta da solo dalle misere vicende umane all´incredibile bellezza del luogo: il verde lussureggiante della vegetazione intorno che si arresta solo di fronte ai grappoli di roccia nuda e scura che si fondono nel mare, purtroppo non azzurro ma di colore cappuccino...
Le minacciose luci della modernita´ che per tutta la notte hanno seguito la nave dalla costa sono scomparse, e mentre l´isola rivela all´improvviso tutto il suo distacco dalla vita del continente, come per intuizione capiamo che il solo modo possibile per avvicinarsi alla decantata misticita´del posto: e' evitare la folla, anticipare tutti sul tempo e lanciarsi lungo la stradina di ciottoli che porta alla vetta del monte Putuo.
Non ci vuole molto per rendersi conto che l´isola e´un vero concentrato di mondo buddista, come prometteva in parte l´insegna del porto. Con i suoi 13 km quadrati Putuoshan e´ infatti una delle quattro montagne sacre al buddhismo, assieme a Emeishan, Wutaishan e Juhuashan, emersa dall'oceano quasi per volere della dea Guanyin, la dea della pieta' cui l´intera isola e´ dedicata. Una dea dalla storia emblematica, nata in India come divinita´ maschile e reincarnazione del bodhisattva Avalo, nel corso del suo passaggio alla cultura cinese ha cambiato sesso e nome trasformandosi nella dea ora conosciuta, distributrice di grazia e benessere, alleviatrice delle sofferenze terrene al solo mormorare del suo nome da parte dei fedeli, e dispensatrice di fertilita´. E´ questo infatti il motivo principale per cui numerose donne si avvicinano alle varie statue sparse ovunque nell´isola: toccare la dea e vedere esauditi i propri desideri di maternita´.
Quasi a voler mantenere un basso profilo, i monaci passano a testa bassa, sembrerebbe indisturbati dalla presenza di tanti turisti e inchinandosi nelle loro preghiere lungo il percorso. Pur formando circa un terzo della popolazione di putuoshan di circa tremila persone, la loro presenza e´ discreta e distante. Per niente un luogo austero e inaccessibile, Putuoshan sembra avere due aspetti per incontrare le esigenze di chiunque arrivi sull´isola: uno agevole, fatto di funivie e altri mezzi di trasporto per chi non voglia o possa rinunciare alle comodita´, e uno piu´ ascetico, rappresentanto dall´antica via dei piedi e della volonta´.
In questo caso la scelta per i vecchi metodi e´ rappresentata dalla serie di 1060 scalini che portano alla cima (297 metri) del monte Putuo. Non e´una gran fatica, appena una ventina di minuti, anzi la salita diventa via via piu' leggera non appena si riesce a scorgere le tantissime isole dell´arcipelago (circa 1000) che emergono dal mare come vette di montagne sommerse, ma che potrebbero anche sembrare punta delle dita della dea sul punto di uscire dal cappucino...
Nonostante siano dei punti primari di aggregazione t uristica, non si puo´ evitare la visita ai maggiori luoghi di culto dell´isola, a partire dal tempio di Puji, a ovest della spiaggia Baibusha, (hundred paces sands), realizzato dai Song e ricostruito nel 1731 dai Qing. Potra´ non essere il piu´ bello dei templi dell´isola ma e´ di sicuro il piu´ maestoso, con il grande stagno sopra il quale si inarca come la schiena di un drago un ripido ponte ad arco di marmo. All´ingresso del tempio si e´avvolti dall´odore acre di incensi e della moneta votiva che i fedeli bruciano sui grandi bracieri. Qui Guanyin e´ rappresentata da una statua in bronzo di almeno nove metri, la sola rappresentazione della divinita´ realizzata interamente nell´isola, come fa notare orgoliosamente un´iscrizione, affiancata da ambo i lati. Altro tempio da visitare e´quello di Huiji, posto forse ideale di contemplazione sopra la Foding Hill, il tempio e´ un labirinto di giardini immacolati bordati da lanterne che oscillano al vento e dove dimorano meravigliosi alberi di canfora, tra cui uno gigantesco dalla circonferenza di sei metri. Un indigeno che vende souvenir da una bancarella assicura che da qui sopra si gode della migliora vista dell´alba dell´intera isola, mica si sarebbe messo la' per neinte, no?. Da ammirare al suo interno la grande collezione di colorati mosaici di mattoncini che rittraggono il Buddha Guanyin. Dalle stanze laterali del tempio si possono sentire i sommessi "hummm" dei monaci mescolarsi con il frangersi dei flutti contro la costa rocciosa.
Anche se l´isola non sembra fatta per un tour personale, per via delle scarse indicazioni in inglese e di quelle poco loquaci in cinese, non ci si mette molto a capire che le numerose "dong", o cave, che vengono segnalate qua e la sono in realta´ dei templi sparsi per l´isola. Anche se per un profano parlare di spirtualita' e' un po' un azzardo, e' forse dai templi minori che si puo' "sentire" Putuoshan, come dalla Buken Qu Guanyin Cave (Cannot leave Guanyin cave). Vuole infatti la leggenda, che un monaco giapponese nel 916 D.C. fosse costretto sull´isola da una furiosa tempesta mentre portava una statua della divinta´ dal monte Wutai, dove l´aveva presa, al suo paese. La dea gli sarebbe apparsa in sogno garantendogli che sarebbe tornato a casa sano e salvo se l'avesse lasciata nell´isola. Il monaco obbedi´ e allesti´ un tempietto che e´ ora il piu´importante e antico tempio dell´isola. Piccolo e vicino al mare, e´ decorato con incisioni del monaco giapponese e della statua di Guanyin, con una stele della storia, rotta dalle Guardie Rosse, poi recuperata dal mare e restaurata.
Oltre ad essere un concentrato di devozione buddhista, Putuoshan e´anche un luogo in cui la vita non segue il ritmo frenetico delle grandi citta´ della costa. La gente di Putuoshan vive della propria terra e, parallelamente a quella dei monaci, apparentemente indisturbata dal turismo. Ci si imbatte di frequente in gruppetti di donne del posto riunite al pozzo per lavare i vestiti o le verdure, mentre uomini imbruniti dal sole punteggiano i campi stupendamente coltivati con la sola forza delle loro mani.
La bellezza di Putuoshan, forse, piu´ che nella visita ai templi sta nella serenita´che ispira ogni sua parte, specialmente quando si abbandonano le indicazioni ufficiali per avventuarsi in un percorso personale attorno all´isola, in fondo bastano appena un paio di ore per attraversarla da nord a sud. Un itinerario suggestivo e´sicuramente quello lungo la Shancai road, un sentiero che seguendo la costa va verso ovest, dalla cava di Fanying, o "Cave of Buddhist Sound", stretta tra due alte scogliere e profonda un centinaio di metri che da direttamente sul mare: quando la marea sale, le acque entrano allagando la grotta. Da qui si puo ammirare una vista completa della flora e fauna dell´isola e del suo paesaggio marittimo: farfalle colorate che flirtano tra le orchidee al rumore delle onde contro le rocce.
Non serve molto sforzo per arrivare poi a una delle spiagge dell´isola, la Baibu sha, "Spiaggia dei Cento Passi" , un corridoio di 1,5 kilometri di sabbia fine e dorata. Purtroppo la voglia di fare un bagno si arena di fronte al colore marrone poco invitante delle acque e ai numerosi divieti per via delle onde agitate.
E´ quando la fame si fa sentire che Putuoshan rivela un altro lato di se´ sorprendente: l´isola non e´ infatti solo un paradiso per i devoti ma anche un paradiso culinario grazie ai ristoranti di pesce che proliferano ovunque. Purtroppo la fama del turista come prezioso animale da pelliccia e' arrivata anche qui e le fregature sono in agguato, quindi consigliato sempre contrattare il prezzo prima per evitare sorprese, specie per chi non avesse troppa confidenza con la lingua cinese. Forse la migliore e piu´sicura scelta la danno i ristoranti attorno allo stagno di gigli nel cuore del villaggio, tra cui spicca la Putuoshan chayiguan (putuoshan teahouse) che offre ottimi piatti in stile... shanghainese.
La parte finale del percorso non puo' non essere dedicata alla gigantesca statua dorata della dea Guanyin di 33 metri che sta in piedi su un trono di fiori di loto tenendo al petto un timone, simbolo della sua alleanza con i pescatori dell´isola. I raggi sempre piu´deboli del sole disegnano in questa parte del giorno un mantello di serenita´ sul suo corpo dorato, cosi´ come era apparsa dalla nave alle prime luci dell´alba.
Intanto il flusso di cappellini colorati rifluisce verso il porto da cui e´ in partenza il battello che riportera´ tutti nel cuore del mondo moderno. Sara´ forse anche per la stanchezza, ma la stessa gente che la mattina appariva in preda a una agitazione da tempi moderni, pare aver assimilato un'aura di serenita´. La stessa signora di Qingdao mostra un lieve sorriso, come se il suo viaggio avesse raggiunto la completezza che desiderava. Paradossalmente, a rompere questa atmosfera di acquiescenza divina e' proprio un giovane monaco tra la folla in attesa di imbarco. Una melodia techno-pop vibra fastidiosa da sotto la sua tunica, le sue mani frugano dentro e riappaiono con un vistoso cellulare: e il mondo moderno che torna a riprendere tutti con una semplice chiamata.
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