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Shanglywood Party Stampa E-mail
14 agosto 2007

Qualche tempo fa sono stato invitato da amici a una BBQ party a casa di una ricca famiglia cinese. Stavano oltre Xinzhuang, sud di Shanghai, in un compound di ville recintato che per entrare serviva quasi il passaporto. Shanghai è una città piuttosto sicura, fuori in strada circolavano mezzi pesanti, nel senso che era il conducente a portare il mezzo e non il contrario. Carretti carichi di sacchi, tricicli con cassone da trasporto, pile di bottiglie e lattine accatastate sopra una bici!

 

Ho pensato che le mura fossero più per proteggersi dalla vista della povertà altrui che da veri e propri pericoli. Mi avevano detto che la famiglia aveva una casa bella. Errato! La casa era in realtà un villone con giardino sub-tropicale e tanto di ponte di corda che ci passava sopra e copiato da un film di  Indiana Jones. A fianco c’era un’altra villa più piccola, che ho saputo riservata alla servitù! Stavo per fare un’application… La padrona di casa era donna di grande energia, modi spicci e evidentemente affascianata dal denaro. Felice di avere un laowai ospite mi ha portato (c’erano altri!) a fare un giro della foresta. “Questo è un albero fatto venire dal Sichuan, 260mila yuan” (d’ora in poi le conversioni in Euro ve le fate voi, 10 Rmb = 1 Euro), dice indicando un baobab che sta in mezzo al giardino, è malato dice, chissà come mai, "abbiamo chiamato uno specialista dal Guanxi che lo cura, sta in hotel qua vicino." Passiamo sopra il ponte di corda e assi di legno, sotto passeggiano minacciosi dei mastini fatti arrivare penso dalla Transnistria direttamente con tanto di pedigree penale, mentre l’ospite si dilunga con le altre piante e i prezzi, guardo se per caso hanno un’etichetta o uno scontrino inchiodato alla corteccia perché non capisco come fa a ricordarsi tutto.

Capito che l’attrazione principale non sono tanto le piante ma il loro prezzo e valore alla borsa di Manaus, comincio a chiedere interessato quotazioni di ogni vegetale che vedo, gardenie comprese. Intanto sotto i molossi ringhiano sommessamente… Passiamo poi allo zoo privato, un centinaio di metri quadri di gabbie con dentro pappagalli, uccelli tropicali, fagiani ungheresi, un piccolo capriolo, delle scimmie non identificate. Il catalogo dei prezzi mi viene automaticamente consegnato dall’amica carissima che forse per far riposare la padrona di casa mi snocciola cifre dai 5omila yuan in su. Mi sento come in banca, penso che coi soldi che ho al massimo posso permettermi il bastardino senza una zampa che gira lontano terrorizzato. Incrocio lo sguardo del bull dog che mi sbava sui jeans da mezz’ora, mi è sembrato di vedere nelle sue pupille rosso sangue un ghigno satanico che diceva "oui, c'est moi..."

"Non aver paura", dice l'ospite, "sanno chi è amico." Meno male penso, forse l’acquolina che gli casca dalle mandibole è solo un effetto del caldo, spero tanto che abbia già mangiato, e a sufficienza. Chiudo gli occhi e immagino un salto indietro nel tempo alla vita dei patrizi dell’antica Roma, non credo fosse tanto diversa, poi le facce orientali dei  servitori in tunica mi riportano nella Shanghai del 2007 DC. Stanno montando un megaschermo vicino al BBQ, saranno almeno una dozzina di persone che corrono indaffarate, la famiglia è composta da 4 persone! Ho portato dei cioccolatini come regalo, mi si stanno sciogliendo in mano, nessuno li ha notati, comincio a sventolarli verso una A-yi che se ne prende cura, forse era meglio se portavo un quarto di bue per Tino-il-mastino che non molla di vista il mio stinco. Il flashback romano aveva una sua logica, lo capisco quando vedo le statue di gesso bianche che contornano il giardino, copie canovesche di busti e divnità greco-romane, vorrei chiedere da dove le hanno prese ma penso che siano delle copie a buon mercato per cui lascio perdere Sothebys e seguo la comitiva.

Passiamo dentro la villa, qui Donna Lucrezia prende in mano il megafono e apre il catalogo: affresco michelangiolesco eseguito pittore astigmatico, presumibilmente primo semestre 2005, prezzo 60.000 yuan. Divani italiani, moderno ma non troppo, 200mila, tappeti tibetani e “ilaniani”, totale circa 300mila, passamano delle scale laccato oro, costo 180mila. Passiamo alla camera dei figli, dotate di megaschermo non piatto nè ultrapiatto ma il sottiletta della prossima generazione, dvd e 3 console Playstation, giochi sparsi per terra, unico libro trovato un dizionario di inglese ancora imballato che fa da comodino a un posacenere. Bagno in camera con tv e idromassaggio, doccia modello car wash con 160 ugelli in grado di  raggiungere ogni punto. "Il marito ha sette acciaierie" mi mormora  nell'orecchio la voce di un misterioso suggeritore. La visita guidata alla Versailles del gusto perduto arriva alla sua apoteosi nella "xiuxi room", la sala relax. Forse siamo noi che abbiamo una concezione diversa del riposo, ad ogni modo i padroni di casa si rilassando in uno stanzone pieno di divani, luci neon colorate al soffitto, faretti disco colorati presi dal Nuovo Mondo Studio quando ha cambiato gestione, mappamondo provenienza Discoring. Lucrezia mi invita a svaccarmi su uno dei divani e a provare, accende tutto quello che può essere acceso, vedo le mie mani verdi mentre i jeans sono diventati viola, il mappamondo gira tutto brillantato, il molosso che non mi si stacca di dosso è color porpora, i denti gialli e gli occhi rosso-Martini! Chiedo di scendere dalla giostra che mi sento poco bene, "ma come" esclama lei, "non hai  visto ancora i pesci!" Già, i pesci… nell’oscurità stroboscopica della sala non avevo notato l’acquario gigante a semicerchio che sta nel salone, anzi la piscina a vetro, si alzano le tende nere e dietro al plexyglass si apre un abisso marino con tartarughe volanti, pesci colorati, cavallucci e… uno squaletto di un metro e mezzo che gira intorno! "Abbiamo un paggio che è addetto solo agli acquari, ma ce ne sono tanti altri in casa, vuoi vedere? Anche il veterinario, viene qui una volta la settimana solo per i pesci." Mi viene in mente che in Cina i pesci portano fortuna e li trovi appesi alle porte, di carta, in occasione del capodanno. Con FORTUNA si intende soldi! Perchè nomn ho mai pensato a farmi un acquario? E si ricomincia col listino prezzi, dal più piccolo pescetto, 10mila, al più costoso, 80mila, "tutti presi dai tropici, eh?" Mi sento ragionier Fantozzi, vedo che nella vasca manca la cernia, mi viene istintivo chiedere “… maestà, non è che potrei…” Usciamo sotto il porticato dove servi e ancelle hanno allestito il banchetto: barbeque di agnello, maiale, manzo, riso, l’immancabile huo guo, gli zii gamberoni, nonno granchio, birre calde e vini australiani, cileni, francesi, californiani, italiani nemmeno uno, "che fate il vino anche voi in Italia?". Bella promozione che facciamo! L'intrattenimento è offerto dal grande Tom Jones, in megaschermo col "Xmas in Vegas Show",  5 ore di interminabile overdose di Tom sudato e sfinito che rancola dopo un'ora e chiede di essere mandato al casinò! Un pranzo cinese non ha praticamente mai fine, tante sono le pause, girano sigari venezuelani e olandesi, a un certo punto una A-yi porta il gelato, si ricorda anche dei miei cioccolatini che appoggia a una sedia, la mia guardia del corpo Tino capisce che non è serata e si consola con una smascellata di Ferrero Rocher, il mio infinitesimale contributo al party divorato come una cotoletta! Che figura da Ambrogio...









 











 


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