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M&J
Verso ovest, la Cina del corridoio / Parte 1 Stampa E-mail
03 settembre 2007

mappa prima parte©Destinazione Xining, Qinghai.

 

Foto e testo by Editor 

 

 
Il telefono in estate è più inutile di un telecomando senza televisore… chiamando i numeri  in rubrica risponde la solita cantilena registrata “ni suo bo de haoma yi jinji”…, spento, power off, nessuno. Tutti in ferie. Intanto il clima continua a prendere a schiaffi Shanghai: colpi di pioggia, un sole invisibile, il caldo umido che ti si appiccica addosso come la lingua di un cane, la foresta di palazzoni ad aria fredda. La città è un deserto popolato, anche troppo. Meglio starsene un poco da soli in giro, con meno gente attorno e auto minacciose pronte a stirarti sulle strisce come un calzino.

 

Voglia di partire! Gli occhi fissano la mappa multicolore della Cina appesa al muro, serve un posto abbastanza attraente e a scarsa concentrazione umana dove riprendersi. Ma dove, in un paese da 1.3 miliardi che rende anche le toiilettes sovraffollate? Un nome, un nome abbastanza carismatico o misterioso da attirare l’attenzione e mettere in moto la voglia di muoversi atrofizzata da troppi mesi passati nella metropoli. “Ma va a Golmud, va!” Mi rimbalza in mente questa frase pronunciata anni fa da un collega a Venezia. Gianluca, amante della Cina più di me, non ci era mai stato ma captava radio Pechino con l’impianto ad onde corte che si era messo in casa per imparare il cinese. Aveva esplorato tutta la geografia del regno di mezzo sulla mappa fino a conoscerla centimetro per centimetro, città per città, fino a Golmud, appunto. “Chi può mai abitare in un posto con un nome del genere?” si chiedeva. lpDopo anni passati in Cina, era forse arrivato per me il momento di dargli una risposta abbastanza folle e andarci direttamente? Golmud sta all’interno di una porzione color rosa della Cina, a due spanne e mezzo da Shanghai, nel Qinghai! Perchè no, Golmud quindi… aereo? I viaggi migliori sono sempre stati in treno, il treno è un serpente che striscia lento per la campagna, si insinua fin dentro alle città dandoti il tempo di spiare da dietro una porta. Il treno ti sposta su un nastro, ti libera la mente, libera la fantasia e i ricordi, è una lenta digestione di quello che hai appena visto in attesa di quello che vedrai. 

Qualche giorno dopo, in fila alla biglietteria aspetto il mio turno. Uno a uno quelli davanti a me sparano le loro destinazioni alla donna glaciale dietro al vetro. Buttano i soldi oltre il vetro, prendono i biglietti, se ne vanno: “Nanchang”, sotto un altro: “Wuxi”, un altro: “Changsha”, un altro ancora: “Wuhan”… un uomo sta appoggiato a fianco dello sportello ha due auricolari del telefono piantati nelle orecchie, si ostina a poppare scavandosi le guance da un mozzicone giallastro, sbuffa un filo di fumo color seppia. Prende ordini per comprare i biglietti, snocciola prezzi e orari a memoria, dentro la sua testa deve esserci l'intera mappa delle ferrovie cinesi. Ogni tanto dice qualcosa a una delle bigliettaie che annuiscono senza alzare lo sguardo, gli passano i biglietti che lui liquida subito estraendo banconote rosa da un rullo grande quasi come un rotolo di carta igienica. Tocca a me. Per qualche motivo temo che la donna non capisca dove devo andare, cosi lontano. Ma è un momento, non mi guarda nemmeno seduta davanti al terminale, sto per dire “Golmud” ma penso che forse e’ meglio non andarci direttamente, penso, meglio fermarsi un poco prima per prendere fiato. Penso a Xining, la capitale di quella immensa regione rosa sulla mappa, a una decina di centimetri dalla mia destinazione. “Xining? Qinghai? Quando, quanti biglietti, ritorno? Cuccetta, dura o morbida? Qualche secondo di silenzio mentre il terminale elabora la richiesta. “Venerdi 17!” spara senza lasciare lo sguardo dal monitor. “Yinwo”, cuccetta dura, “476 Renminbi, yao bu yao, lo prendi?” il 17 è fra due giorni, abbastanza per sistemare tutto e partire, “Yao!”, lo prendo. Cominciano i preparativi per la partenza, impostare alcune funzioni del sito che lo tengano in navigazione qualche giorno, col webmaster in Sardegna non sono rimasto che io in trincea a Shanghai. A ovest, si va, finalmente!. Gli imprevisti hanno la noiosa caratteristica di presentarsi dopo che i giochi sono fatti per scombinarli in un attimo. Il mio arriva sotto forma di una telefonata da un numero sconosciuto. “Sono il barbiere sotto casa, c’e’ un gatto che somiglia a tuo, vieni a vedere?” MIA, la gatta dalle 9 vite! L’avevo raccolta da strada che aveva poche settimane qualche mese fa. mia Mentre ero fuori Shanghai forse per  noia ha pensato bene di lanciarsi giu’ dalla canna fumaria del tetto finendo fino alla cucina dell’inquilino del secondo piano (io abito al settimo!). Da li’ era stata persa ogni traccia del prezioso gatto, fuggita a colpi di scopa e calci dopo una rocambolesca sortita dalla cappa della loro cucina! Il barbiere aveva ragione, era proprio MIA con la inconfondibile M sulla fronte. Incredibile, era tornata, ma che fare a due giorni dalla partenza? Non resta che lasciarla in giardino, e chiedere al caro Figaro di sfamarla fino al mio ritorno. Gli consengo una scorta di crocchette per gatti e maccherello in scatola sufficiente per un mese almeno. Se il gatto e’ sopravvissuto a una discesa di 5 piani nella canna fumaria e a un mese e più di vita da marciapiede potrà tenere duro ancora per un poco qui fino al mio ritorno. Il destino e’ una serie di iscrizioni lasciate per essere interpretate secondo la propria convenienza…

17, giorno della partenza. Il treno è alle 9.07, casa mia dalla stazione sono un paio di km. Potrei anche andarci a piedi per entrare subito dello spirito del viaggio. ma sono in ritardo come al solito e cosi’ dopo aver scartato l’offerta di un moto-taxi aspetto che passi un auto-taxi. guazi e diariNon vorrei cascare da una Xingfu rossa proprio di venerdì 17! Dopo varie prove, deciso a portare addosso il minor ingombro possibile sono riuscito a far stare il tutto in un vecchio zainetto Ferrino nero: oltre a qualche indumento di ricambio, il mezzo kilo della Lonely Planet China del 2000, un paio di vecchie Moleskine mezze usate, la Nikon D50, e poi provviste e bevande per il viaggio, l'immancabile busta rossa di guazi, i semi di girasole da spiluccare in viaggio. Ho controllato su internet, dove vado le temperature sono in media di 20 gradi; aggiungo un Windstopper vecchio e tarocco, non si sa mai. Niente taxi, a quell’ora non se ne trovano, meno male che vicino c’è la fermata di una ventina di autobus che vanno alla stazione. Pochi minuti e sono alla Shanghai Station, lo spiazzo enorme pieno di gente in attesa, in arrivo, in partenza. Bagarini, procacciatori, venditori di fapiao (fatture), poliziotti, mendicanti, passando in mezzo alla folla raggiungo il cancelletto. Fa caldo gia a quest’ora, l’umidita’ appiccicosa di Shanghai ti si mette addossso come una carta velina sottile, lo zaino passa sotto lo scanner, poi la rampa fino alla "sala d'attesa", uno stanzone enorme con file lunghissime di sedie occupate più dai bagagli che dalla gente! Controllo del biglietto, discesa ancora al binario. Il treno aspetta imponente nel suo classicolo colore verde bottiglia con striscia gialla. La ricerca della carrozza, un altro controllo del biglietto, e finalmente dentro: 1, 2, 3, 4… numero 12 la mia cuccetta è là, cuccettesistemo il bagaglio e le bibite sul tavolino tanto per reclamare il territorio, dietro le tendine di pizzo bianche si vede un altro binario, un altro treno che va a sud, Shenzhen, dentro altra gente che guarda silenziosa dai finestrini, uno dei due treni si muove. Devo prendere un punto fermo sul pavimento della piattaforma per capire che e’ proprio il mio!
Il convoglio striscia lento il suo peso sopra l’acciaio dei binari, il viaggio durera’ 32 ore, arrivo previsto a Xining ore 17.30 del giorno dopo. La gente e’ sistemata ai propri posti come merce sopra gli scaffali di un supermarket, direi quasi come in piccoli loculi bianchi. Shanghai scorre lentamente via dal finestrino, i palazzi si fanno sempre più radi, la campagna col suo verde smorto si distende intorno, ogni tanto qualche viadotto in costruzione interrompe la visione bucolica d’oriente. Scarto dal celophan il “Castello Bianco” di Pamuk che ho messo nello zaino e preso alla Stazione Centrale di… Milano mesi prima. Le città scorrono lente, Kunshan, Suzhou, Nanjing, Zhenjing, e via cosi, il punto di svolta del viaggio è sicuramente Xi'An, terminale della antica via della seta, o punto di partenza come indica la sua Bell Towew. Antica Chang’an, capitale di tante dinastie cinesi: Qin, Han e Tang che per quasi un millennio ne hanno fatto la città più grande del mondo. I vicini di branda sono impegnati a conversare tra di loro. Poche ore dalla partenza e già l'intero  treno freme per i preparativi del pranzo. Cominciano i pellegrinaggi verso il bollitore di acqua calda del vagone. Le confezioni variopinte di fangpian mian, gli instant noodles girano per il corridoio fumanti. Il vagone si riempie in poco tempo di un denso odore di brodaglia, partono i sonori risucchi di spaghetti che spariscono fulminei dentro le bocche. E’ una mezzora di mangia-mangia generale, poi come è cominciato il vortice di spaghetti si calma, tutti tavolinotornano a stendersi, qualcuno si dirige verso il passaggio dove stanno i cessi per fumarsi sigarette. Era da tanto che non viaggiavo in cuccetta. Anni prima ricordo che il fumo restava denso in nuvole diafane nel vagone, impregnava vestiti e borse, era parte del treno che odorava del tabacco dolciastro delle sigarette cinesi. Ora invece è proibito fumare nel vagone, dagli altoparlanti la voce delicata di una donna spiega il perchè del divieto, “per la salute dei bambini che viaggiano, degli anziani e di tutti quelli che non fumano, ... perchè l’ambiente del treno è particolare e va mantenuto sano, perchè, perchè, perche...’”. Il partenalismo in filodiffusione viene ripetuto a intervalli. Le inservienti mantengono severe ordine nel vagone, passano a svuotare i cestini, rimettono a posto le tendine, le chiudono perchè pare sia vietato lasciarle aperte, non si sa perchè, questo l’altoparlante non lo spiega. Si dormicchia tra un lettura e l’altra, passato il tornado di fangpian mian mi godo i miei panini alla mortadella del City Market, con birra calda! nel vagoneIl tempo passa senza fretta, Xuzhou ore 17.30 circa, controllo la cartina, ora siamo in linea retta verso Xi'An, non si risale più il paese, d’ora in poi è tutto ovest verso il Qinghai, verso Xining. Passano le addette coi carrelli colmi di snacks, specialità le buste di zampe di gallina in sottovuoto. Durante le soste si scende dal treno per sgranchire le gambe, attesi dagli stand mobili dei venditori. Non e’ facile avere un’idea delle distanze, ma lo si intuisce dalla merce in vendita che cambia con le stazioni. La Cina avrebbe almeno 3 fusi orari ma per legge ne esiste uno solo, l’ora di Pechino per tutto il paese. Alla stessa ora, un miliardo e trecento milioni di cinesi si fermano per pranzare o cenare. Sono quasi le 6 e ricominciano i preparativi per la cena, il treno non fa eccezione. Cala l’oscurità. Le stazioni sono tutte uguali: pensiline in cemento, piloni quadrati, rampe di sottopassaggio, muri scrostati e chioschetti desolati.  Dormono tutti…

 

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