|
Arrivo a Xining, Qinghai.
Foto e testo by Editor
Sabato 18, ore 6.30 a.m. circa
Il risveglio, l’ultimo
della serie infinita che si e’ protratta per tutta la notte in treno.
Facce gia’ viste si aggirano tenendo bicchieri di plastica, spazzolini
e tovagliette diretti ai “lavatoi”. Dagli altoparlanti esce una melodia
di archi cinesi, poi una marcetta tonificante, mica si puo’ sempre
dormire sul treno… sarà per passare il tempo o per spirito di
osservazione naturale, ma dopo un poco la mente effettua una sorta di
inventario. Alcune facce del giorno prima non si vedono più in giro,
scese probabilmente durante la notte in qualche stazione.
PRIMA PARTE TERZA PARTE
Abbiamo passato Xi’An di notte, fuori Il paesaggio è cambiato, la campagna verde e ben coltivata della parte orientale del paese è diventata piu’ brulla, montagnosa, il colore dominante adesso è il marrone punteggiato di cespugli verdi. Anche i volti della gente hanno cambiato morfologia. Piu’ scolpiti rispetto ai visi tondi e senza angoli dei cinesi, piu’ scuri. Molti portano sulle teste brune dei zucchetti bianchi che li fanno sembrare dei pandori col velo di zucchero, lunghe barbe filamentose scendono dalle guance e dal mento. I caratteri dei tabelloni giganti sopra gli edifici prendendo uno stile più ondulante, tipicamente islamico. Qui si incontrano due culture agli opposti punti cardinali. Solo la musica del treno resta la stessa, sinfonica cinese, il violino stridente di “sorgo rosso”, è la Cina antica malinconica e della sopravvivenza. Tempo di colazione, riprendono i passaggi delle vaschette colorate dei noodles, tornano i risucchi… nel treno intanto sono salite facce nuove, donne vestite di nero e con veli in testa, la lingua cinese, prima dominante nel vagone, si mischia con voci di un idioma nuovo e vagamente centro asiatico, nasale e uniforme. Una cantilena differente dalle voci acute dei cinesi. Il paesaggio che segue i binari è tutto fatto di muretti di fango secco, asini e fornaci, mattoni messi ad essiccare al sole.
E’ quasi sera e stiamo per arrivare a Xining, la capovagone e le sue colleghe ricompaiono in formazione per portare scompiglio, il treno va rimesso in ordine prima di arrivare. Fanno muovere tutti per ritirare lenzuola e federe, passano con le piccole scope di saggina, fanno togliere tutto dai tavolini, ora l’ordine di chiudere le tendine è tassativo, anche i cinesi vicini a me si guardano chiedondosi a che serve, non si può piu’ guardare fuori. Manca quasi un’ora all’arrivo e siamo tutti seduti sulle brande coi nostri zaini in braccio. E’ la sindrome da arrivo di cui soffrono i cinesi, non importa con che mezzo siano in viaggio, treno, bus o aereo, quando la meta è prossima si prendono i bagagli e ci si piazza davanti alla porta!
18,05, arrivo a Xining! Il treno è in ritardo di mezz’ora sull’orario, che importa. Da qui parte il treno della nuova linea per Lhasa prima di arrivare a Golmud. Le stazioni cinesi come dicevo sono tutte uguali, specie quando devono fare uscire la gente da una porticina unica controllando i biglietti!!! Dopo tanti anni di Cina sono riuscito a spiegarmi molte cose ma l’assurdita’ di questa regola tutta cinese, guiding appunto! Una piccola folla di autisti, mediatori, bagarini e bigliettai urla destinazioni sconosciute, solo una mi e’ chiara: “Lhasa Lhasa”. Sono il solo straniero e quasi non mi badano, sorprendente! Crepuscolo, la città è una frontiera abitata da cinesi Han, minoranze islamiche soprattutto Hui, Mongoli, Kazaki. La vecchia Lonely si rivela presto inutile, gli hotel indicati o non ci sono più trasformati in centri commerciali o karaoke, o non accettano stranieri. Mi spediscono verso l’hotel di fronte alla strada principale della stazione, Hualong Hotel, una porta girevole in ottone, divani giganti nella hall, 280 yuan la camera. Mi ero ripromesso un viaggio spartano ma sono stanco e non ho voglia di cercare, almeno è pulita! Lascio lo zaino ed esco in cerca di un posto dove cenare discretamente. La citta’ è disegnata lungo strade a linea retta che si intersecano, se sai in che direzione andare arrivi sicuramente dove devi andare. La parte vicino alla stazione e’ forse la piu’ vecchia della citta’, lungo il vialone sta un vecchio edificio bianco a forma di moschea ma e’ un grande magazzino abbandonato. Lungo la strada girano carretti trainati da muli, taxi blu, camion e bus, auto… costeggiando il fiume invece verso ovest diventa piu’ moderna, con piazza “4 Maggio” enorme e tutta in marmo, sgargianti centri commerciali e giardini che mi ricordano quelli di Pudong, a Shanghai! Non calpestabili! Una cosa che colpisce di Xining sono i negozi di frutta colorati e ordinati, la merce esposta quasi fuori. La frutta a Shanghai gia’ costa poco, qua niente! Un kilo di uva bianca, piccola e dolcissima la porto via per 3 yuan! I ristoranti lungo le strade sono quasi tutti islamici, quarti interi di manzo o pecora esposti nelle teche di vetro, sopra un motore di ventilatore con appese strisce di carta scaccia le poche mosche che ci sono in questo periodo, sono circa 20 gradi, umidità zero, Shanghai è decisamente lontana!
ALTRE FOTO DI XINING
|