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Marrakech
Scerlokong Stampa E-mail
15 ottobre 2007
 
di Claudio Canzonetta
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Talvolta l’intuizione prevale sulla logica, mentre la logica essa stessa vince sistematicamente sui sentimenti.
Il mio amico Philip Wong, laureato in Management dello Sport con minor in Criminologia, usa di frequente recarsi nel mio appartamento di Hunghom, lungo il litorale. Philip è un sapiente conoscitore di vini italiani e non manca occasione per sfoggiare la bottiglia del mese, così che seduti sulle panche grigiastre della banchina, intenti a rimirare il frastagliato contorno di grattacieli sullo sfondo, con una coppa in mano ed in pieno spirito fraterno affrontiamo discussioni triviali e scambi d’opinioni su argomenti disparati.

Questi incontri pomeridiani hanno dato spunto ad alcune delle mie storie ed in generale hanno stimolato il mio appetito alla ricerca di curiosi aneddoti da condividere e valutare. Nello specifico, mi sono soffermato a lungo su riviste, giornali scandalistici, quotidiani che negli ultimi tempi hanno decretato canoni, sfoggiato statistiche, declamato percentuali sulla nostra amata città e sugli usi ed abusi dei suoi abitanti. Sono oltremodo convinto di come avvenimenti quasi soprannaturali, inspiegabili intrighi e forze misteriose siano all’origine di tanti comportamenti ed abitudini dei nostri concittadini, forti delle loro tradizioni millenarie. Mi diverto quindi a provocare il caro amico, sottoponendo alla sua revisione diversi trafiletti con storie miracolose da quarta di copertina e ad osservare il cipiglio scrupoloso con cui Philip, da perfetto pensatore scolastico, viviseziona gli aneddoti in dettagli minuti e molto spesso mi mostra come dietro a misteri apparentemente insondabili, si celano in realtà banali marachelle di quarantenni annoiati.
Eravamo immersi in una conversazione simile, lo scorso mercoledì, sprofondati nel soffice divano di pelle del soggiorno, accompagnati da un ottimo Rapitalà. Il South China Morning Post riportava come una mostra nella Victoria Prison, la vecchia prigione britannica ormai in disuso, fosse stata inspiegabilmente chiusa, dopo numerosi incidenti che ne avevano ritardato l’apertura. Un malessere simultaneo di dodici dipendenti dapprima e un muro crollato nei piani superiori in seguito, avevano fatto pensare ad un cattivo posizionamento delle opere d’arte e ad una inusuale geometria degli ambienti, secondo i canoni del Feng Shui, tanto che una volta sparsa la voce, la mostra era stata disertata in massa. 
Philip aveva sogghignato dell’ingenuità del giornale e diretto la mia attenzione su un inserto finanziario due pagine più in là, nello stesso quotidiano. Un tale signor Lai, noto tycoon del Real Estate isolano, aveva nello stesso giorno acquistato una serie di lotti in Pedder Street, probabilmente a scopo riabilitazione edilizia. Non era difficile ipotizzare l’interesse di Lai nei riguardi della Victoria Prison, esattamente al centro dei possedimenti appena rilevati, e l’ovvia dimestichezza del Tycoon con loschi personaggi affiliati alla Triade suggerivano in maniera palese come la mostra fosse stata in realtà boicottata accuratamente, per distogliere l’occhio del pubblico dalla manovra finanziaria e far sì che il governo della Regione a Statuto Autonomo finisse per liberarsi dello stabile molto al di sotto del suo valore di mercato.
“Il Feng Shui è un passatempo per superstiziosi”, concluse Philip la tirata, con un’espressione trionfante, quando improvvisamente il campanello interruppe la nostra conversazione.
Le forme prosperose della mia ex governante filippina, Alicia, fecero loro mostra al videocitofono. Indossava un semplice vestito di cotone a fiori bianchi dai grandi petali, al suo solito, con i capelli raccolti e i due pendenti d’ametista, regalo di nozze del marito defunto.
L’apparenza turbata non cambiava i lineamenti dolci, dietro le poche rughe di fatica. Avevo dovuto a malincuore lasciarla andare, dopo l’ennesimo trasloco, ma continuava ad usarmi la cortesia di una visita, di quando in quando, nel giorno libero domenicale e subito dopo la messa. L’ora insolita in quel mercoledì mi fecero presagire la gravità del problema che Alicia si preparava a raccontare.
“Alicia cara, la tua meravigliosa presenza sembra increspata oggi da un’ombra di preoccupazione. Spero nulla di grave appesantisca il tuo volto”
“Mi perdoni, sa che non amo importunarla, ma ho bisogno di un consiglio su una questione che mi toglie il sonno, e se volesse essere così gentile da dedicarmi solo pochi minuti del suo tempo, le sarei infinitamente grato”, mi disse tutto d’un fiato, ancora sulla porta. 
“Sarò senz’altro felice di aiutarti, nei limiti del possibile, ma, come vedi, abbiamo ospiti in casa, quest’oggi, e sarebbe opportuno…”
Philip mi interruppe senza troppo riguardo: “Amico mio, non sta bene rifiutare l’ingresso ad una signora, e di tal grazia, per giunta. Alicia, giusto? Si accomodi, venga pure a sedere con noi, e favorisca un bicchiere, giusto per calmare gli spiriti. Noi burberi avremo di sicuro beneficio di una presenza femminile al nostro tavolo. Prosegua pure, ci prodighi di dettagli e faremo in modo di fornirle un’umile opinione, se questo le può essere d’aiuto e conforto”.
Philip era evidentemente ammaliato dai modi cortesi di Alicia. Per anni aveva servito in casa di britannici, ed era cresciuta in ambienti ben superiori al suo stato sociale; inconsciamente aveva appreso modi deliziosi che incantavano gli ospiti. Ignorai l’avventatezza di Philip, che ormai faceva gli onori di casa senza badare all’etichetta, e mi accomodai in poltrona pronto ad ascoltare il racconto di Alicia.
“In seguito al trasloco del signor --------, qualche mese fa, cominciai a spargere voce per porre i miei servigi all’impiego di una nuova famiglia, e provvedere così al fabbisogno dei miei figli a Manila. L’ottima raccomandazione avuta fece sì che non passò molto che l’agenzia di collocamento in Mody Road mi chiamasse per diversi colloqui, che ahimé non si dimostrarono molto proficui. Durante l’ultima mia visita all’agenzia, però, un signore dall’aspetto dignitoso, fortunatamente, prese nota di me, in coda con le altre badanti. Dopo avermi osservato per qualche secondo ed in maniera che mi comportò quasi imbarazzo, proseguì con passo veloce all’interno dell’ufficio, ed in breve fui convocata al suo cospetto. Il signor Burke si dimostrò prodigo di complimenti per la mia compostezza e senza altri indugi mi propose di prendere impiego presso la sua abitazione di Aberdeen. Mi fu raccomandato come un’ottima persona e la paga offerta era al di sopra della media, quindi non esitai ad accettare l’offerta, cominciando a prestare servizio subito dal giorno seguente.”
“La residenza di Aberdeen è un villino sulla baia, due piani più mansarda, per un totale di circa duemila cinquecento piedi quadrati. Nel piano inferiore ci sono gli appartamenti della servitù, con le cucine, il soggiorno e la sala da pranzo, mentre il primo piano è adibito a zona notte, con le camere e servizi per i coniugi Burke, per la figlia Anna, che studia in America, oltre ad una camera per gli ospiti. La casa è molto ampia e il poco personale fa sì che ci sia molto da fare per tutti, garantendo al contempo, però, alloggi singoli per me e per il cuoco indonesiano, Kilaro, che occupa la stanza dirimpetto alla mia. Come ben sapete, è raro incontrare una tale generosità di risorse, considerato il costo delle proprietà ad Hong Kong e soprattutto nella zona di Aberdeen, e mi rallegrai immensamente di avere uno spazio a mia disposizione. Nonostante il lavoro duro, inoltre, i coniugi Burke si dimostrarono da subito molto gentili con me, lasciandomi il privilegio di mangiare al loro stesso tavolo, di indossare gli abiti della figlia fino al suo ritorno, addirittura accompagnandomi da Christophe a Pacific Place e regalandomi questo bellissimo taglio alla moda, che mai avrei potuto permettermi con le mie magre finanze”.
“Le giornate scorrevano piacevoli tra le mille faccende domestiche, intramezzate talvolta da amabili conversazioni sul balcone con la signora Burke, aspettando il rientro del marito dalla dura giornata lavorativa. La signora è una bella donna sui quarantacinque, dall’aspetto elegante e gioviale, se non per un generale aspetto cinereo, quasi celante una tristezza sobria e permanente, o una grave preoccupazione mal nascosta. Kilaro, dal di suo, non può essere definito amichevole: raramente mi rivolge parola, e per ore intere scompare all’interno della sua stanza, o si cela in cucina, immerso nei suoi manicaretti che sembrano quasi esperimenti chimici, per la precisione che mette nelle dosi e la nettezza degli ingredienti. Pur tuttavia, anche il suo brutto carattere e le sgarbate risposte alle mie poche domande hanno di poco attecchito la gioia di lavorare in questa famiglia Burke, almeno fino alla scorsa settimana, quando mi accorsi che la villa è in realtà abitata da un fantasma”.
Scrollai le spalle e abbozzai un sorriso in direzione di Philip, ma mi sorpresi di incontrare il suo sguardo più serio ed attento. Philip Wong, il logico per eccellenza, che credeva a storie di fantasmi? Mi incuriosii e feci per proferire  parola, quando con gesto stizzito mi oppose una mano aperta, come per fermarmi, ed incitò Alicia a continuare la sua descrizione dei fatti.
“Non era molto dopo la mezzanotte. Ricorderete il caldo eccezionale di pochi giorni or sono; stentando a prendere sonno, mi alzai per bere qualcosa, sperando in un qualche refrigerio. Mentre camminavo verso la cucina, un pianto sommesso di donna mi paralizzò. Dapprima pensavo fosse la signora Burke, che sfogava la sua tristezza finalmente in pianto dirotto, ma la voce veniva come dall’oltretomba, era un pianto continuo, angosciante, non sembrava quasi umano. Cercai di svegliare Kilaro, ma la porta dalla sua camera era chiusa a chiave. Bussai un paio di volte, ma non ci fu nessuna risposta, quando improvvisamente un urlo lancinante squarciò il silenzio della notte. Impaurita corsi in soggiorno e mi accorsi di passi veloci al piano di sopra, come in subbuglio. Feci per salire in soccorso della signora, ma il signor Burke proprio in quel momento scese in camicia da notte, sbadigliando.”
“ ‘Alicia, che ci fai ancora alzata’, mi disse.
‘Signore, sono stata svegliata da un urlo, la signora sta bene?’
‘Non potrebbe star meglio. Di che urlo vai parlando? Non abbiamo sentito niente. Sei sicura di non aver sognato?’. Il signor Burke aveva assunto un’espressione incredula, ma riuscivo a leggere un volto preoccupato, come se volesse nascondermi qualcosa. Decisi di accettare le sue spiegazioni e fingermi sollevata. ‘Forse ha ragione’, gli dissi. ‘Deve essere questo caldo infernale e la moussaka di Kilaro, che non sono riuscita a digerire. Mi perdoni, con il suo permesso, torno a dormire’”.
“Non riuscii a prendere sonno quella notte, restai con il fiato tirato ad ascoltare il minimo rumore, ma nulla sembrava più disturbare la quiete notturna. Pensai per un momento di aver sognato sul serio, fino a quando, qualche sera dopo, mi capitò ancora di ascoltare lo stesso pianto provenire dai piani superiori. Mi gettai una vestaglia sulle spalle e uscii dalla mia camera, decisa ad arrivare al fondo della questione. Ad attendermi fuori dall’uscio trovai Kilaro, cadaverico, con una candela in mano, che mi fissò con sguardo cattivo. ‘E’ pericoloso girare di notte in questa casa. Faresti meglio a chiuderti dentro’, mi disse, e senza lasciarmi tempo di chiedergli altro, girò le spalle e sparì dietro il pesante battente, serrando silenziosamente la chiave nella fessura”.
“Dalla scorsa domenica, dunque, passo le mie notti insonni chiusa in camera, ascoltando il lamento del fantasma e pregando che non scenda nei piani inferiori. Le parole di Kilaro risuonano ancora nelle mie orecchie. Un grave delitto deve essere accaduto, che richiede la vendetta del fantasma. Sto considerando di lasciare l’impiego e recuperare la salute ed il sonno, prevenendo danni peggiori, ma prima di prendere decisioni avventate, ho pensato di venirmi a consultare con voi, che da sempre mi trattate con riguardo e sapete dispensare ottimi consigli. Per questo sono qui a disturbarvi, approfittando della visita mensile della signora Burke alla sua anziana madre”. Alicia ripose in me lo sguardo più accorato, poi abbassò gli occhi e mi lasciò con un groviglio di domande in testa.
Che non feci in tempo a formulare prima che Philip, pensoso, rivolse pressante ad Alicia i seguenti interrogativi.
“Alicia, la ringraziamo per sottoporci questo interessantissimo caso e per l’accuratezza della presentazione. Avrei piacerle di porle alcune domande, se ciò non la disturba”
“Tuttaltro.”
“Ha mai sentito il fantasma parlare?”
“Mai”, rispose Alicia. “Solo un pianto, un lamento costante. Ed il grido, in quell’unica occasione.
“Ha mai visto la signora Burke piangere di giorno?”
“No, di solito mantiene l’aspetto riservato e placido, seppur triste, che la contraddistingue”
“Come sviluppa relazioni sociali, la famiglia Burke? Considero appropriato che, vivendo in una villa sontuosa come la sua, il signor Burke sia ben propenso ad uscite di gala ed incontri mondani di ogni sorta”.
“Al contrario”, rispose Alicia.
“I coniugi Burke escono raramente di casa dopo il tramonto. Consumano tutte le cene nella loro dimora, visto che Kilaro cucina un menu diverso ogni sera, e l’unico conoscente che ho avuto sinora il piacere di incontrare, seppur in breve, è un tale Karlus Thomas, un gentiluomo sempre vestito impeccabilmente, che si intrattiene con i Burke per cena e pernotta nella camera degli ospiti per poi uscire insieme al signor Burke il mattino seguente. Nei tre mesi che ho trascorso a servizio, il signor Thomas ha dormito nella villa di Aberdeen solamente quattro notti. Non so di nessun’altra visita o amicizia. I Burke mi sembrano una coppia molto riservata e felice della loro intimità”.
“Ha notato qualcosa di strano nel signor Thomas?”, le chiese ancora Philip.
“In effetti ci sarebbe una cosa, ma ho pensato fosse solo una lieve stranezza di questi uomini d’affari”
“Continui, prego”, la incitò Philip.
“Il signor Thomas arriva sempre con una borsa da viaggio abbastanza capiente, con dentro i suoi effetti personali, ma ho notato che raramente veste differente dalla sera al mattino, e anzi quasi in ogni occasione mantiene esattamente la stessa tenuta con cui l’ho visto arrivare”
“Ho capito, un particolare molto rilevante. Mi conceda solo un secondo”.
Philip accese il suo palmare, davanti allo sguardo incuriosito mio e di Alicia. In pochi secondi sollevò il volto, con uno sguardo trionfante, e proclamò.
“Alicia, stia tranquilla, mantenga il suo posto di lavoro e rimanga sicura di non rischiare alcun pericolo! Chieda alla signora Burke quando sua figlia farà ritorno dall’America e le garantisco che, non appena Anna sarà di nuovo in casa, spariranno lamenti e pianti notturni”.
Alicia, allibita, scrutò lo sguardo di Philip per qualche secondo, poi ringraziò e si accomiatò senz’altro indugio, di molto sollevata dalle parole e dai suggerimenti ricevuti.
“Devi essere a conoscenza di dati a me ignoti, Philip, se sei arrivato ad affermare con tal sicurezza la tua convinzione. Oppure ti stai divertendo ad illudere quella povera donna?”
“Mio caro amico, non mi permetterei di interferire in alcun modo nella vita della tua ex governante, ma in questo caso ci sono talmente tanti particolari e ovvi, che mi sembrava opportuno rassicurare Alicia in modo da non lasciarle altri indugi. Si tratta di una quisquilia, vedi, e ne converrai presto, se non disdegni ascoltare alcuno dei miei pensieri”.
“Prosegui, ne sono anzi impaziente”.
“Un uomo d’affari che vive ad Aberdeen molto raramente può permettersi il lusso di tagliare i ponti con la società bene, se vuole mantenere il suo stato sociale e l’integrità dei suoi profitti. Le poche visite, le rare uscite, l’esigua servitù, sovraccaricata di lavoro in una dimora così grande, sono a mio avviso indicazioni certe del fatto che i coniugi Burke stiano nascondendo qualcosa”.
“In modo altrettanto certo posso affermare che Alicia non è stata in alcun modo assunta per le sue doti, indubbie, di governante. Ricorderai come il signor Burke avesse osservato Alicia solo per pochi istanti, convincendosi della sua validità ad un primo colpo d’occhio, tanto da entrare in fretta nell’agenzia di collocamento ed impiegare Alicia già dal giorno seguente, fatto quantomeno insolito. Alicia, con falsa generosità, è stata invitata al tavolo dei Burke, le sono stati provveduti dei vestiti altolocati ed un nuovo taglio di capelli. E’ palese il fatto che Alicia sia stata assunta più per impersonare una parte, che per gestire le faccende domestiche. Durante le conversazioni sul balcone con la signora Burke e a tavola per i pasti serali, Alicia veniva confusa dai vicini nondimeno che con la figlia Anna, che il mio sesto senso mi dice in America non sia mai stata. Alicia è stata assunta per impersonare Anna Burke, e questo mi era chiaro già dall’inizio del racconto. Mi rimaneva di spiegarne il perché.”
“Anna Burke è chiusa nella soffitta della casa di Aberdeen, dorme di giorno, perlopiù, e veglia di notte, nutrendosi dei manicaretti di Kilaro, che chiude la sua stanza per andare a rifocillare la figlia dei Burke e che ha pensato bene di spaventare Alicia, per mettere a freno la sua curiosità. Anna è prigioniera dei suoi genitori, probabilmente prigioniera consenziente, perché potrebbe urlare, se volesse, e attirare lo sguardo indiscreto di vicini o della polizia, oppure provare ad attaccare Kilaro o i suoi genitori. Alicia non ha fatto assolutamente riferimento a rumore di lotte o a contusioni evidenti sui volti dei tre, il che dimostra come Anna si sia di fatto piegata al volere dei genitori. Anna si è fatta rinchiudere, ma soffre, non ne è contenta, e dunque piange la cattiva sorte. Vedo dalla tua espressione che cominci a seguire il mio ragionamento e le estreme conseguenze”.
“Sono vivamente impressionato dalla acuta logica, ma continuo a non immaginare quale astruso motivo potrebbe portare dei genitori a comportarsi in questo modo verso la loro unica figlia”.
“L’onore, mio caro, semplicemente l’onore, di cui ogni famiglia cinese è fiera tanto che commetterebbe crimini per preservarlo. Sai bene che questo è l’anno del Maiale, secondo il calendario lunare. Dovresti aver letto, nelle tue esplorazioni scandalistiche, come, quasi per una congiuntura astrale, una buona percentuale di coppie ad Hong Kong abbia deciso di generare proprio in questi mesi una discendenza di pargoli nati sotto il segno propizio. Ciò è dovuto ad un insieme di cose: secondo le credenze cinesi il Maiale è simbolo di prosperità e successo, mentre i due anni a venire, il Topo ed il Bue, sono entrambe segni nefasti, il primo predestina ad una vita sporca ed in ombra, mentre il secondo dichiara lunghi anni di sforzi fatti senza raggiungere mai il traguardo. Il nostro governo ha peggiorato la situazione, aggiungendo uno sconto sulle tasse di 100,000 dollari, per il primo anno successivo alla nascita di un infante. Il boom delle nascite ha creato disordini negli ospedali e delle cliniche private. Ne avrai letto qualcosa di sicuro”.
“Ebbene, intuisco come la nostra Anna Burke debba aver ragionato che non sarebbe riuscita a far miglior regalo ai genitori, del procreare un erede destinato ad un futuro prospero. Non aveva considerato però che il suo spasimante non ne condivideva lo slancio affettivo, abbandonandola non appena saputo della gravidanza. Insomma, i Burke si ritrovano una figlia senza compagno in attesa di un bambino illegittimo, che avrebbe portato non prosperità, bensì estremo disonore alla provvida casata. Decidono quindi di farla sparire, di occultare la gravidanza, sostituendo la figlia per qualche tempo con una governante in tutto simile, fino alla nascita di un bimbo che sarà dato alla svelta in adozione, così da recuperare l’onore e mantenere l’integrità della casata”. 
“I miei dubbi sono stati confermati da una veloce ricerca in internet sul nome di Karlus Thomas: professione medico ginecologo, esimio primario di una clinica nei Nuovi Territori, probabilmente intimo dei Burke, il Dr. Thomas si è recato mensilmente ad Aberdeen per controllare la gravidanza di Anna nottetempo, celando gli attrezzi del mestiere in una valigia, per non destare il sospetto dei vicini. I fantasmi non esistono, amico mio”.  


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