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Bella Napoli
6179 Stampa E-mail
31 dicembre 2007
di Stefano Bona

 

shmarathon.jpg “La Maratona Internazionale di Shanghai 2007 è quasi la stessa dell’anno scorso, tranne il punto di partenza che è stato spostato a Century Square sulla strada pedonale Nanjing East Road,  che è grande e meravigliosa. (…).  Punti panoramici come il camminamento pedonale di Nanjing East Road, People Square, People Park, il Shanghai Exhibition Center, il Business Center del distretto di  Jing’an, la tomba di  Madame Songqingling, Hongqiao, la Development Zone di Caohejing, il parco di divertimenti di Jinjian, la zona industriale di Xinzhuang, Dino Beach, il Minhang Sports Park, possono essere visti lungo il percorso.

Le aree lungo il percorso sono eleganti, con verde abbondante”. Se qualcuno poteva avere qualche incertezza a iscriversi alla maratona, la lettura della presentazione sul sito (www.shmarathon.com/en) sembrava fatta apposta per togliere il dubbio agli indecisi. Potendo poi scegliere persino la lunghezza del percorso,  (maratona completa, mezza maratona e “Maratona della salute”, rispettivamente 42, 21 e 4,5 chilometri) era davvero un peccato non provare. Complice un amico che con questa occasione si è scoperto entusiasta per le maratone, l’iscrizione alla “mezza” è stata fatta quasi per scherzo. Invece quando mi viene consegnato il pettorale numero 6179, capisco che è tutto terribilmente vero.
Ritrovo la domenica mattina alle 6.30 fuori dall’uscita 1 della stazione di Nanjing Road East, siamo quattro amici in mezzo a ventimila persone. L’aria è limpida, e la temperatura ideale per correre. Passano frotte di personaggi di ogni età e provenienza, dai colori dei pettorali si capisce chi farà la maratona intera, chi la mezza, chi i quattro chilometri. Gli iscritti alla maratona intera e alla mezza sono quasi diecimila. E almeno altri diecimila alla maratona della salute. Passa una ragazza con il numero 19602, leggere il numero è quasi più impressionante che dire “siamo ventimila persone”. Il concorrente 4328 comincia a fare riscaldamento quaranta minuti prima della partenza, è un maltese che vive a Changzhou, e parla con noi un po’ in italiano, un po’ in inglese, un po’ in cinese. Scorrono frotte di ragazzini con tute che sembrano pigiami, e squadre di vecchietti attrezzati con abbigliamento super-tecnico. C’e’ un tizio con una fascia attorno al braccio, alla quale sono attaccate due borracce. Ci sono quelli che sfoderano orologi contapassi, cardiofrequenzimetri, cronometri satellitari, gps, saturimetri a fissione nucleare o semplici i-pod. Ci sono poi i gruppi: scuole, aziende, associazioni, tutti armati di bandierine e striscioni, e in qualche caso in divisa. Giapponesi. Coreani. Americani. Cinesi. Tedeschi. Filippini. Olandesi targati “Rotterdam Marathon Ambassador”. Non mancano statuarie fanciulle nordiche infilate in tute attillatissime che distolgono l’attenzione dei concorrenti maschi dai preparativi per la partenza. C’è il nonno americano che spinge il passeggino con dentro la nipotina. Ci sono anziani che camminano a stento. L’affollamento è incredibile, non c’è più posto nemmeno per allungare un piede. Ci infiliamo verso un punto indicato da un addetto che urla frasi incomprensibili in un megafono, e poi restiamo fermi, in attesa che succeda qualcosa. Su un palco al lato della strada si tengono discorsi di benvenuto, cinque minuti di aria fritta, un sonoro “jia you!” strillato dall’ultimo oratore, e poi finalmente in colpo di pistola: si parte! O quasi. Prima che quelli intorno a noi comincino a muoversi, passano cinque minuti buoni. Poi finalmente si va. Per davvero. Alcuni partono come se dovessero correre i quattrocento metri. Altri se la prendono con calma. Dopo un chilometro due amici sono già lontani, al quinto chilometro anche il terzo accelera (o forse sono io a rallentare), così resto a fare gara da solo. Solo, nella folla.
Ai bordi delle strade file di signore incitano gli avventurieri della domenica a con sonori “jia you!”, “aggiungi benzina!”, ovvero “forza!”. Alcune sono dotate di tamburi e nastri, altre sono vestite con divise color porpora, altre ancora sbattono grosse mani di plastica per mandare il loro incitamento ai concorrenti. Dopo sei chilometri il ginocchio destro mi ricorda che è un po’ pretenzioso voler correre per 21 chilometri avendo alle spalle solo un breve allenamento fatto nelle due domeniche precedenti nei parchi di Suzhou.  Devo rallentare e mentre passo lungo la Yan’An Road, cerco di capire dove sia nascosto il “verde abbondante” descritto dal sito internet, e cosa ci sia di elegante negli autobus che sfilano a tre centimetri dai maratoneti.
Vengo superato da un americano incappucciato con una parrucca viola, sorpasso due ragazzi che in testa portano un elmo di plastica sul quale sono infilate bandiere cinesi e giapponesi. Un cinese di mezz’età in mutandoni e canottiera si ferma ogni cinque minuti per farsi immortalare insieme alle schiere di incitatrici.
Le vie assumono nomi sempre più sconosciuti, ma hanno un minimo comun denominatore: lungo i marciapiedi sono popolate dalle signore “jia you!” e da altri passanti incuriositi dal vedere tante persone col fiatone che corrono in mezzo alla strada; agli incroci sono affollate da migliaia di biciclette, motorini, automezzi di ogni tipo incolonnati in code sterminate e migliaia di persone impegnate a maledire la maratona e chi l’ha inventata perché sono lì fermi da un’ora e dovranno aspettare ancora un bel po’. Ogni tanto qualcuno si spazientisce, si infila sotto i nastri e tenta di attraversare, inseguito di corsa da un poliziotto.
Man mano che si va avanti i concorrenti si “sfilano” sempre di piu’, e diventa chiara la differenza fra quelli allenati, e quelli che partecipano “tanto per”.
Cominciano sorpassi e controsorpassi un un paio di nonnini che strisciano i piedi per terra, corrono (camminano) tutti storti (uno e’ curvo in avanti, l’altro pende a sinistra) e mi chiedo come facciano a tirare avanti senza rompersi o essere spazzati via da un colpo di vento. Fanno tenerezza, mi viene da sorridere. Poi penso che che anch’io devo essere uno spettacolo interessante, visto che ormai cammino evitando di piegare le ginocchia, come se avessi due pali al posto degli arti inferiori. Quando mi supera anche il nonno americano che spinge la nipotina nel passeggino, capisco di essere davvero alla frutta.
Ogni pochi chilometri sul bordo della strada, insieme alle signore “jia you” ci sono anche dei giovani vestiti in camice bianco, dotati di una valigetta di plastica con sopra una croce: si tratta dello staff medico, sono i nostri angeli custodi. A un certo punto decido di fermarmi da uno di loro e farmi spruzzare un po’ di ghiaccio secco sul ginocchio piu’ dolorante. Prima di me c’e’ un ragazzo cinese, si sfila una scarpa, ha la calza completamente intrisa di sangue. Ha chiaramente piu’ bisogno di me, mi rendo conto che posso proseguire. Dopotutto ormai mancano solo sette chilometri.
Restare nelle retrovie e’ a suo modo interessante: si resta nel gruppo degli sciancati, e si vedono persone con dolori di tutti i tipi: alcuni corricchiano tenendosi una mano sulla schiena, altri si trascinano  massaggiandosi una natica; alcuni si fermano a fare stretching per via dei crampi, altri zoppicano; alcuni hanno smorfie di dolore stampate sui volti, e io ormai tengo una mano fissa sul maledetto ginocchio.
Ancora cinque chilometri.
Fa male, accidenti.
(“Jia you!”)
Non  le sopporto piu’, queste fitte.
(“Jia you!”)
Maledetto
(“Jia you!”)
Ginocchio!!
(“Jia you, jia you!”).

Incredibile. Quella e’ Dino Beach, la’ in fondo c’e’ il palazzetto dello sport di Minhang. Sono arrivato! Passo il traguardo esultando come se fossi arrivato primo, tanta e tanto infantile e’ la gioia che ho addosso. 2 ore e 31 minuti, neanche tanto male per uno sciancato come il sottoscritto. I vincitori (due kenioti e un marocchino) sono arrivati solo venti minuti prima di me. D’accordo, loro hanno fatto la maratona intera, ma in questo momento si tratta quasi di dettagli. La notizia vera e’ che lo scalcinato Signor Nessuno, pettorale n. 6179 e’ arrivato in fondo. Mi viene gia’ voglia di riprovarci, non e’ che accettano gia’ le iscrizioni per l’anno prossimo? Ritrovo uno dei miei amici, e’ entusiasta, mi chiede se voglio andare con lui a fare la Great Wall Marathon. Vabbe’, adesso non esageriamo!

Pian piano arrivano anche gli ultimi e Shanghai torna alla normalita’. Per quest’anno e’ finita la piccola rivincita dei pedoni sulle automobili. Piu’ tardi, nel pomeriggio, altri amici mi ringraziano perche’ noi maratoneti e pseudotali abbiamo contribuito a ripulire l’aria di Shanghai, respirando tutte le polveri. In effetti, ogni volta che soffio il naso il fazzoletto si annerisce.  Pazienza. Si tratta di un’esperienza unica, e val bene un po’ di polvere. Alla fine della giornata, i polmoni accettano le mie scuse. Non il ginocchio, ma ormai non mi interessa piu’, anche se ora le scale diventano per me un ostacolo invalicabile.  Sono felice come un bambino che va per la prima volta allo zoo, e questo e’ tutto. Jia you!



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  Commenti (1)
1. Scritto da annaluna, il 08-01-2008 03:54
solo leggendo mi sono stancata......che fiato, dico il mio. ho fumato tre sigarette! 
mi chiedo dov'ero che non mi sono accorta di nulla? 
buon anno stefano!

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