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di Kiara DG
"...and the question is, was I more alive / then than I am now? / I happily have to disagree; / I laugh more often now, I cry more often now, / I am more me"
Fa caldo oggi.
T-shirt grigia a maniche lunghe, t-shirt rossa a mezza manica, giubbottino leggero.
Corro velocemente fuori di casa mentre Lockie entra in bagno. Passo incerto, occhi rossi, seriamente provato.
Jan's leaving party last night.
Evito sguardi e saluti e corro per le scale, verso l'ufficio. Camminare da sola sotto i raggi del sole ascoltando musica. Di questo ho bisogno.
Settimana intensa.
Design di power-boards senza fine, senza idee, senza voglia in ufficio. La concentrazione si fa zero e lo sguardo scorre sulle foto sempre più spesso.
Le foto degli ultimi tre mesi. Della nostra vita a Changzhou, dei nostri weekend.
Sono elegante all'italian restaurant lunedi' sera per uno Sven's leaving party senza Sven.
Discutiamo animatamente durante la cena, siamo preoccupati. Un viaggio di una settimana nel sud della Cina ed ora e' malato.
La mente lavora.
Innumerevoli malattie ci sembrano possibili. Ci interroghiamo e lo interroghiamo. Tutto ci sembra utile, tutto inutile. La febbre cala e rimandiamo qualsiasi grande decisione.
Lunedi' e martedi' sono silenzi e sguardi sfuggenti fra me e Jan, a lavoro e non.
Avverto la tensione. Avverto il freddo del sistema di riscaldamento che non funziona e non riesco a dormire.
Esco martedi' durante la notte. Esco sempre piu' spesso. Varco il cancello sotto lo sguardo perplesso della guardia. "Strani laowai" percepisco.
I giorni si susseguono come i miei tentativi di imparare qualche parola in cinese, che si risolvono sempre in un totale disastro.
"You have to. I'm not going to order for you anymore!", Robert. Guardo il foglio fra le mie mani: carattere cinese, pronuncia, inglese...impossibile. La mia pronuncia e' sempre totalmente diversa! Mi guarda disperato e ordina per me. Ricambio con un sorriso. Ricambia con un'espressione contrariata.
Questo recitiamo in uno stranamente accogliente "dumpling restaurant" mercoledì.
Lascerò per ultima l'ufficio quel pomeriggio.
Borsa a tracolla, cuffia, guanti, iPod. Cammino velocemente, il piu' velocemente possibile, sui marciapiedi e non. Al buio, ma non troppo. C'e' luce a sufficienza perche' tutti si voltino al mio passaggio. Canto vecchie canzoni italiane, felice di essere qua. Leggera. Canto ad alta voce. E tutti mi guardano. Non perche' io canti. Sono una "laowai", sono strana. Nessuna folle azione li sorprenderebbe piu' del semplice vedermi camminare.
Questa e' la Cina. Questo quello che mi sta facendo.
Sono continuamente sotto i riflettori. Non vi e' spazio e tempo per preoccuparmi di come sono. Del non essere perfetta. Se quello che faccio sia giusto o sbagliato. Sono e sarei continuamente comunque osservata. E in questo delirio non vi e' nulla di piu' semplice che essere me stessa. Piacevole sensazione.
Strana questa Cina.
Sorrido e mi fermo ad un angolo della strada a comprare del caldo "flat bread". Lo mangio mentre vado a casa: io e Jan questa sera, ore 21:40.
Un paio di jeans , un maglione e sono alla porta in pochi secondi mentre Lockie e Mladen cucinano. "Ok, I'll go, see you later" dico velocemente per evitare domande e spiegazioni. Ed eccolo, Lockie: "Where are you off to?". Sorrido, si preoccupa sempre. In pochi mesi siamo diventati una famiglia, importanti l'un l'altro. "Oh, I don't know, I go, where I'll decide later" rispondo evasiva.
Arrivo davanti al portoncino di Jan quando lui lo apre.
Camminiamo per ore fino in citta'. Sono sei chilometri per andare in stazione, 7-8 per il city-center per noi che abitiamo in un quartiere non periferico. Attraversiamo strade mai viste incuranti di trovare il percorso migliore o piu' breve. Ve ne e' una affascinante. Come piace a noi. Decine di banchi per barbecue, un denso fumo, ostriche, pinze arrugginite, pane... Proveremmo tutto. Ci limitiamo a fare foto e a comprare due birre. E' per lo piu' un rituale: non ne ho molta voglia questa sera. Proseguiamo fra ricordi e progetti. Jan lascera' Changzhou venerdi'. E ci ritroviamo nel vecchio sottopassaggio della stazione. Vi e' un'atmosfera inquietante: la luce arancio, i gradini, la ringhiera di ferro, un gruppo di strane ragazzine che camminano urlando...Vorrei avere la mia macchina fotografica per fare foto. Ma sono troppo pigra per chiedere almeno quella di Jan. Mi fermo. Memorizzo. Ovviamente alla fine ci perdiamo e la soluzione rimane il taxi, la parola magica "hanbabao" e siamo in centro davanti al primo McD. Ci rifugiamo in un coffee bar vicino. Parliamo a lungo fra semi di girasole e vista notturna sulla citta'.
Giovedi' se ne va velocemente fra lavoro, lavoro, lavoro, slow restaurant, un pomelo mentre torno, una doccia calda. Un cappello alla cowboy e sono pronta.
"Leaving party, Roberts und Jans flat 22.11.2007, time 20:00, open end, dress-code funny/strange, behavior silly..." recita il volantino.
Ed eccolo Jan's leaving party: gay rockstars per Jan e Mladen, un soldato cinese per Robert, Lockie in un folle costume, i colleghi cinesi, musica, birra, vin brule', hanbabaus, foto, drinking games, risate.
Divertente e triste serata.
Penultimo giorno con Jan. Siamo noi 5 alla fine. Facile sentirsi una famiglia, facile affezionarsi. Per tre mesi, giorno e notte, in settimana e nel weekend. Cinque "laowai", cinque mosche bianche in una citta' di cinesi.
Changzhou non e' Shanghai. Changzhou e' Cina. Difficile incontrarne altri per strada. Piu' facile passare inosservati.
Tristi pensieri e sento freddo. Gioco con un paio di occhiali da sole, finisco la mia birra e un drinking game e abbandono la festa.
All'improvviso.
"Chiara, where are you?" "Doesn't matter" "For me it does"
Fuori fa freddo. Mai come nei miei pensieri. I'll miss Jan.
Leggi la prima parte 14 Nov 2007
Leggi la seconda parte 15 Nov 2007
Visualizzazioni: 712
1. Scritto da annaluna, il 16-01-2008 09:12 Kiara. hai una bella "penna". Diversa. Affascina la tua maniera di scrivere, piuttosto che i contenuti.Brava! Continua....appassioni, veramente. Auguri per la tua vita! Ps : oddio, mi sembra un "giudizio da maestrina" (che non sono), ma volevo lasciarti il mio contributo. |
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