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Dei tanti motivi extra economici che possono trattenere una persona a Shanghai se ne parla in continuazione durante cene, ritrovi o conversazioni-confessioni tra espatriati. La mia impressione, è che un poco qui si ritorni indietro nel tempo ritrovando situazioni già vissute e ormai date per estinte.
Tra queste sicuramente la leggerezza e un poco di incoscienza giovanile. Un posto dove non ti capiscono, non capisci, esentato e perdonato da chi ti sta intorno, è l'ideale per ritrovare le proprie condizioni originarie.
L'Asia per sua tradizione è tutto questo, e la Cina non fa differenza. Tranne pochissimi casi, qui siamo tutti analfabeti. Non leggiamo, capiamo nè parliamo cinese, siamo estranei a quello che ci succede intorno, la radio, con la poca musica decente che trasmette, non è nemmeno da accendere, la tv è utile solo se collegata a un lettore dvd... viviamo nel guscio protettivo di una dolce ignoranza e tutto quello che e' cinese ci provoca indifferenza, ostilita' e insicurezza. Non ci fidiamo di "loro", cerchiamo sempre una faccia o una voce caucasica cui affidare parti importanti della nostra vita; se non è possibile trovare un connazionale va bene chiunque, purchè sia uno straniero, un non-asiatico, qualcuno che ai nostri occhi sia "uno di noi", uno che sa come vanno fatte le cose in questo posto di marziani, insomma un "paesano" in senso largo. Forse a volte è anche vero, troviamo quella persona che ci capisce e riesce a dare una risposta alle nostre necessità, a differenza dell' "ottuso" indigeno, ma spesso trascuriamo di essere solo attratti da un miraggio ereditario, col risultato di consegnarci inconsapevolmente a un incapace totale cui in patria non affideremmo nemmeno la custodia di un criceto! Ma tant'è, trattasi pur sempre di un bianco...
A chi non e' successo di imbattersi, a Shanghai come in altre piazze d'Asia, in persone che si pavoneggiano gran dottori, ma che nei loro paesi di origine sarebbero dei mediocri, in molti casi incapaci, magari spediti fin qui da padri danarosi per liberarsi della loro inettitudine e limitare i danni in famiglia aprendo un baretto o un ristorantino. Una cosa che non facciamo mai qui in terra cinese e' di chiederci chi sia veramente quella persona che abbiamo davanti e quali siano le sue vere qualità e competenze come faremmo normalmente a casa nostra.
Abbiamo problemi a comunicare coi cinesi, si sa, quindi ci si affida a uno straniero contando sul fatto che comunque farebbe un lavoro migliore di un cinese. Non si puo' fare altro, si pensa, sempre meglio che un "mandorlato" pronto a fregarti. Spesso però un "gongbao jiding" può essere molto migliore di una carbonara scotta e malconcia, servita in un ristorante straniero a un prezzo dieci volte maggiore. Se avessimo un giro maggiore di conoscenze cinesi, scopriremmo un mondo di professionisti in gamba, molto ben introdotti e dalle parcelle molto meno salate di tanti incapaci con la faccia bianca che parlano la nostra lingua, o quantomeno inglese.
Per molti dubbi professionisti stranieri, la Cina e Shanghai in particolare sono il paese dei balocchi, prendono informazioni da colleghi cinesi competenti a 4 lire, trasformandole un poco e rivendendole per mazzette di euro. In casa propria tanti cuochi sarebbero ancora in gavetta, qui diventano chef di rango, avvocati saggi e competenti in difetto di passare l'esame di categoria qui diventano papaveri, per non dire di medici e terapisti visti come apparizioni divine tra tanti "gialli", ma che nel loro paese si sono laureati col minimo, cacciati magari da qualche ospedale per manifesta inettitudine. Ma in Asia lavorano eccome, hanno sul comodino la macchinetta contaremminbi, non pagano tasse o pochissime come nel principesco stato dei Ranieri, girano nei locali di lusso a scroccare drinks o a farsi vedere in giro con gnoccolone incantate.
Non e' mai bene sparare sul mucchio perche' va a finire che si centrino gli incolpevoli che veramente capaci e competenti sono, ma a volte è vero che il buono e l'utile parlano una lingua che dovremmo invece capire.
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1. ...perole tristi... Scritto da
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, il 24-02-2008 14:44 ...il mio avvocato cinese parla inglese, il mio padrone di casa cinese parla inglese, il propietario cinese del piccolo bar sotto casa mia parla inglese, mia moglie parla inglese. Credo che per molti italiani sia piu' conveniente affidarsi a "consulenti" di madre lingua italiana per un problema linguistico/culturale tutto italiano. Anni fa, un mio amico inglese venuto a vivere in Italia per un breve periodo, mi disse che fu costretto a fare un corso intensivo d'italiano per sopravvivere, mi diceva che neanche i giovani, a parte qualche aggettivo, spiccicavano una lingua straniera, quando in Cina e' molto facile incontrare giovani che parlano inglese. Riguardo agli ottusi, spesso faccio delle comparazioni con l'Italia, e mi viene spontaneo pensare che nel nostro paese ce ne sia una quantita' enorme. In Italia si parla della Cina da pochissimi anni, grazie alle campagne deliranti della Lega, ed e' da pochissimo che ci siamo accorti della sua crescita economica e del mercato che si sta sviluppando a vista d'occhio. I francesi, gli inglesi, i tedeschi sono qui da una vita, ma altri come gli australiani, spagnoli, sudafricani, cileni sono arrivati molto prima di noi creandosi degli spazi con cui e' difficile competere. Gli italiani che sono riusciti a creare delle attivita' di successo sono pochissimi, a tutti i livelli, e coloro che l'hanno raggiunto anche con piccole attivita' come ristoranti e bar, hanno tutta la mia stima. |
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