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Bus 375 Fahrenheit Stampa E-mail
30 marzo 2006

Di come due siciliani si avventurano fino in Cina tra ritardi dei voli paurosi, bagagli persi, tassisti senza scrupoli, liti di cinesi per strada, e soprattutto la visita alla Grande Muraglia a bordo di un famigerato bus…

 
Testo e Foto di Maximilian Molfettini
 
ImperatoreNon ero mai stato in Cina né era il posto in cui avrei mai pensato di andare, ma una combinazione di tariffe scontate e senso dell’avventura ha fatto sì che nel mese di novembre 2005 prendessi al Cts di Palermo un biglietto per Pechino – viaggio del condor – (compri un biglietto a prezzi scontatissimi senza diritto di rimborso con partenza a decorrere dal 15 gennaio). Ancora stordito per la destinazione inattesa chiamavo Alessandro, mio fido compagno di viaggio, comunicandogli che tenevo in mano numero due (2) biglietti con destinazione Cina.
Giorno 28 gennaio 2006 si arriva nella mitica Pechino, dopo varie peripezie (voli cancellati a causa della più copiosa nevicata degli ultimi 25 anni che ha colpito Milano) e ritardi aerei di 30 ore circa. Appena usciti dall’aeroporto (senza i nostri bagagli, ovvia/sfortunata/sfigata/maledetta-mente finiti in qualche altro scalo!!!) due gentili signori militari ai quali facciamo vedere le prenotazioni presso l’Harmony Hotel (dal nome doveva essere un’oasi di riposo, pensavamo) fermano un taxi e dopo una conversazione in cinese CINESE!!! ci invitano ad entrare a bordo assicurandoci che ci avrebbe lasciati in hotel. Così, dopo 30 minuti circa, l’autista ci lascia davanti a un hotel dall’insegna assolutamente e totalmente in chinese (che per noi bellissima perché significava Harmony!), paghiamo, scendiamo, ringraziamo con inchini profondi per far capire il nostro rispetto per questo grande paese, salutiamo ancora con la mano il gentile piccolo autista che se ne va e andiamo a prendere possesso dei nostri agognati alloggi. Con fare impassibile, senza bagaglio e con la sola ricevuta della prenotazione in mano, come se fossimo appena arrivati da dietro l’angolo per un caffè, porgiamo con altrettanti inchini alla signorina della ricezione la nostra preziosa prenotazione. La hall dell’hotel era mica male penso, decorata con lampadari enormi e comodi divani, personale in uniforme pulita e sorridenti, vuoi vedere mi dico che per una volta ci abbiamo azzeccato con le prenotazioni via internet e abbiamo preso un hotel quasi di lusso al prezzo di una pizza? Il sogno ad occhi aperti svanisce come una bolla di sapone quando la gentile signorina con un sorriso angolato ce la restituisce informandoci che ci troviamo nell’hotel sbagliato, che il nostro fedele Harmony se ne sta da un’altra parte. Mentre mi preoccupo di ritirare tutti gli inchini fatti al tassista che chiamerò per rispetto alla privacy solo con le sue iniziali, F.d.P., saliamo in un nuovo taxi armati di un biglietto su cui la receptionist ci ha gentilmente scritto in cinese il nome dell’hotel dove andare e così dopo un po’ si arriva al sospirato Hotel Harmony. Fessi una volta ma due no, così stavolta Alex tiene in ostaggio il tassista mentre io entro per accertarmi che non siamo finiti all’hotel Galaxy o roba simile.
 
E’ lui. Ma purtroppo l’Harmony non mantiene le promesse del suo nome con i suoi divanetti sbiellati, i lampadari sul punto di cadere e il personale in uniforme slavata e orribilmente corta allo stinco! Ma una volta dimenticato il lusso dell’hotel precedente che ci ha traviato il giudizio constatiamo che l’Harmony non sarà il posto in cui passarci una luna di miele ma che per noi due va benissimo con la sua moquette ustionata dalle sigarette, il frigorifero rumoroso e la tirchieria del condizionatore di aria calda.
 
tiananmenDedichiamo subito il pomeriggio alla visita alla graziosa piazzetta Tienammem, non so se si scrive così, (Tiananmen, n.d.e.) e serata in una via di cui non ricordo il nome, mi pare Saluntum (Sanlitun, n.d.e), con diversi pub dove improvvisamente assistiamo ad un litigio tra cinesi con sedie che volavano via ovunque, e che si conclude inaspettatamente con il mega pianto del più duro di tutti all’arrivo dei militari…!!!!
 
Il giorno seguente è quello che per noi passerà alla storia come il Bus 375 Day! Armati di guida Lonely Placet decidiamo di andare alla Grande Muraglia, non come turisti qualsiasi bensì come i veri viaggiatori, con i mezzi locali!  Andiamo alla stazione dei bus alla ricerca del nostro 375 citato nella LP - percorso Pechino/Grande Muraglia. Il nostro dramma comincia subito quando, giunti sul posto, vediamo un’infinita fila di cinesini che aspettano pazienti come birilli, ci accodiamo diligentemente sperando di non doverci passare anche la notte…i quarti d’ora passano lentissimi e la nostra mente italiana comincia a scannerizzare la situazione cercando una soluzione che ci permetta di abbordare in fretta il famigerato 375. Osserviamo che mentre noi siamo in fila con gli altri come brave pecorelle altri ci passano davanti per salire sul bus e tutto questo senza che nessuno protesti. Da bravi siciliani pensiamo di aver capito la situazione e ci facciamo strada nella corsia di sorpasso superando con sfrontata faccia tosta tutti quanti, saliamo nel mezzo senza che nessuno si lamenti di nulla e occupiamo i posti migliori con incredula soddisfazione CONVINTI DI AVERLA FATTA FRANCA!!!!


busMACCCCHE’!!!! IL TRUCCO C’ERA, ECCOME…la fila serve ad assicurarsi i posti seduti, che per un viaggio di circa 2 ore non è poco, così mentre il bus si riempie di gente che aveva atteso in fila paziente per un tempo interminabile, la bigliettaia con decisione ci spazza via dai nostri sedili che vediamo occupare da volti che erano in fila prima di noi…avremmo dovuto scendere e rifare la fila ma coragggiosamente Alex e io decidiamo di farci la cavalcata alla Grande Muraglia in piedi nel 375, in fondo siamo giovani…via via che il bus si avvia lungo la strada abbiamo tutto il tempo di pentirci delle nostre previsioni sballate: il bus è proprio un autobusbus che effettua fermate di continuo, e ad ogni fermata si riversavano dentro tanti cinesini piccoli come gocce d’acqua uno a uno, compatti compatti, fino che dopo qualche fermata il mezzo è pieno da scoppiare, ma questo non impedisce all’autista di fermarsi ogni volta e aggiungere carico al carico già saturato. La situazione è già drammatica così, coi gomiti dei cinesi puntati addosso come spade (i cinesi per chi non lo sapesse hanno i gomiti più spigolosi del mondo!), siamo come si potrebbe dire “coi cinesi alla gola” e già sul punto di soffocare quando si è aggiunge un’altra sventura,  nella forma di un costante e inarrestabile aumento della temperatura dentro il mezzo per via della spropositata densità umana e sotto i nostri vestiti. Con Pechino ben sotto lo zero avevamo pensato bene di vestirci come per una scalata all’Everest, sotto i pantaloni di velluto la calzamaglia di lana e sopra maglioni da scalata e doposci (che volete farci, soffro il freddo!). Nemmeno a un terzo del viaggio, il termometro del bus, messo evidentemente con intenti sadici, si preoccupava di rafforzare la nostra agonia segnando temperatura in crescita (24 gradi), mentre il tasso di umidità tocca il 35%  - praticamente quasi una sauna!!! I finestrini sono uno schermo di acqua tanto che non si vedeva nemmeno la strada e se fossero spuntati dei pesci da fuori non mi sarei sorpreso…

great wallFinalmente il 375 arriva a destinazione e mentre dalle porte i cinesi escono impassibili tra i fumi del vapore che avevamo creato in due ore di immersione, noi scendiamo fradici con le calzemaglie grondanti, subito presi di mira dal freddo che ci decora le gambe con fastidiose stalattiti.
Meno male che la Grande Muraglia sta davanti a noi, incredibile mostro mitologico di pietra visto e rivisto nelle foto dei libri di scuola e ora li davanti ai nostri occhi come un drago che si inerpica tra le montagne lontane.  Il nostro sentimento di avventura passa però subito sotto la spinta delle migliaia di persone che premono all’ingresso e che lungo la muraglia formano un serpentone sulla schiena del drago. Le nostre gambe ci portano lungo un muro disperso tra le montagne cinesi che dopo migliaia di anni ancora ricorda la grandezza di un immenso impero.
Dimenticavo, 500 mt prima dell’ingresso alla Grande Muraglia da segnalare di sicuro il caffè della catena americana Starbucks, ottimi cappuccini italiani e muffin ai mirtilli…ormai tra Cina e Stati Uniti d’America cambia poco.

guard


Il nostro viaggio dopo Pechino continua nella sfavillante Shanghai, ma di questo vi diremo più avanti!

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