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La redazione di Vivishanghai comunica con grande commozione e stupore l'improvvisa scomparsa del Professor Corrado Latina.
Ricordiamo il Professore con particolare affetto per essere stato uno dei primi a concedere un'intervista al nostro magazine appena qualche mese fa.
In quell'occasione, oltre alla sua naturale disponibilità e profonda preparazione, abbiamo avuto modo di apprezzarne anche la giovanilità dello spirito e l'entusiasmo verso la vita, in particolar modo per l'esperienza di insegnamento in Cina e i suoi studenti. Alla famiglia e agli amici più stretti del Professor Latina rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze.
Il valore della riqualificazione di edifici storici in una città che demolisce per far posto al nuovo. Il professor Corrado Latina illustra a un pubblico interessatissimo di studenti scopi e tecniche del recupero edilizio. La riabilitazione dell’ambiente è diventata una questione chiave nelle politiche attuali di pianificazione urbana, tanto nei paesi sviluppati quanto in quelli in via di sviluppo, per via di fattori economici e politici. Il risultato evidente di questa esigenza è un aumento dei progetti di conservazione e riqualificazione dell’esistente, assieme allo sviluppo di una generale coscienza sull’importanza della salvaguardia della tradizione culturale come risorsa chiave per la crescita sociale e ambientale. Il bisogno di strategie adeguate per la gestione della conservazione e dei processi di riqualificazione presuppone un controllo più razionale delle economie di investimento, manutenzione, riparazione e riconversione d’uso. Come rinnovare edifici storici senza violare le esistenti condizioni urbane e i modi di vita ad esse legati? Quali sono le tecnologie di rinnovo sostenibili più conformi a stile, spirito e tecnica dei vecchi edifici? E ancora, la scelta di materiali da costruzione a minor impatto ambientale, l’individuazione degli scopi di mercato connessi alla preservazione di aree storiche e delle risorse economiche disponibili sono solo alcuni degli aspetti cui il corso tenuto dal professor Corrado Latina a Shanghai cerca di dare delle risposte.
 Ordinario di Tecnologia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna dal 1976 ed è titolare di un Laboratorio di Tecnologia dell’Architettura e di un Laboratorio di Sintesi Finale in Riqualificazione dell’Ambiente Costruito. Svolge attività progettuale e di ricerca per enti pubblici e privati e collabora come editorialista presso varie riviste di settore. Nel campo dei sistemi logistici prefabbricati è stato consulente di vari enti governativi e di protezione civile, in Italia e all’estero. In questo settore ha svolto attività progettuale e di marketing per aziende produttrici italiane, ed ha collaborato con Pierluigi Spadolini nella progettazione del Sistema Abitativo di Pronto Intervento. I suoi profondi legami con il mondo universitario cinese hanno portato alla costituzione del corso intitolato “The town of the past for the man of the future” sulle tecniche di conservazione, pianificazione del recupero, rischi ambientali, conservazione strutturale e riconversione edilizia. Inaugurato a febbraio 2006 presso il College of Architecture and Urban Planning (CAUP) dell’Università Tongji di Shanghai, una delle più importanti del paese e previsto fino a maggio 2006, il corso sta registrando un grande interesse da parte di studenti e addetti ai lavori, tanto che sarà il fulcro della mostra “Cultural Heritage Preservation, Rehabilitation and Reuse - The Tuscan Tradition”, che si terrà dal 18 al 24 settembre presso lo Shanghai Urban Planning Exhibition Hall, nell’ambito della serie di programmi dell’Anno dell’Italia in Cina, e incentrata sulle esperienze delle tecniche e tradizioni di valorizzazione del patrimonio culturale toscano. Come parte integrante del corso, il professor Latina sta lavorando assieme ai suoi studenti a due progetti di riqualificazione di edifici storici della città, un’abitazione del XIX-XX secolo e un edificio industriale di inizio XX secolo. I due edifici erano stati progettati dall’architetto ungherese Laszlo Hudec, che negli anni tra le due guerre ha lasciato un’impronta fortissima nelle architetture di Shanghai. La sola storia di Hudec è degna di nota, indicativa del clima di città di rifugiati e avventurieri di tutto il mondo che Shanghai aveva in passato. Arrivato a Shanghai senza un centesimo dopo una rocambolesca fuga dal treno che lo stava portando a un campo di concentramento per prigionieri di guerra nelle lontane regioni della Russia orientale, nel giro di pochi anni Hudec diventa il maggior architetto della città che a quel tempo era la quinta più grande al mondo. Alla data del 1941, Hudec aveva progettato almeno 37 edifici a Shanghai, tra i quali anche il Grand Theater e il monumentale Park Hotel di People’s Square.  Quasi priva di strutture tradizionali cinesi di importanza storica e architettonica, Shanghai vanta un panorama urbano unico in Cina, con la maggior parte dei grandi edifici storici rimasti progettati e costruiti dagli occidentali durante il periodo di insediamento delle maggiori potenze coloniali a cavallo tra il XIX e XX secolo, principalmente Inghilterra, Francia e Stati Uniti. All’interno delle zone franche strappate al controllo diretto della dinastia Qing rimangono forti ancora oggi le connotazioni europee (il Bund, il lungofiume della concessione inglese è sicuramente la più spettacolare serie di edifici occidentali in Asia). “Non ci sono a Shanghai edifici stilisticamente puri”, fa notare il professor Latina, “chi costruiva qui erano impresari che si portavano dietro progetti dall’Occidente che poi qui venivano modificati e adattati alle esigenze del tempo e del luogo.” Anche nel presente, Shanghai mostra una situazione analoga al passato: un’assenza di stili tipicamente autoctoni a vantaggio di progetti di stile internazionale. “Le architetture di Shanghai in generale non mi piacciono molto, non hanno un carattere cinese, solo la Jin Mao Tower ha qualcosa di interessante, per il resto sono progetti presi dall’estero, spesso datati e riadattati. Basti vedere quello del nuovo grattacielo già battezzato “il cavatappi” che sorgerà vicino al Jin Mao. Non si tratta di niente di nuovo, un’idea vecchia già vista e scartata a suo tempo.” Il professor Latina visita regolarmente la Cina dal 2001, ma la sua prima volta nel paese risale già al 1977, con un viaggio iniziato dalla Finlandia, allora la porta di più facile accesso per la vicina Unione Sovietica dalla quale poi raggiungere il paese in cui si era appena chiusa la parentesi della Rivoluzione Culturale. Testimone eccezionale di quei tempi, di quel viaggio Corrado Latina conserva una raccolta di oltre 700 diapositive, libri e materiale audio, che ha di recente presentato a un gruppo di interessatissimi colleghi cinesi. Questa rara documentazione ha riscosso l’interesse di varie università, che hanno deciso di organizzare per ottobre una mostra legata alla presentazione di un libro fotografico del professor Latina, che sarà pubblicato dal College of Fine Arts dell’Università Normale di Shanghai.  Una città enorme e in continua espansione come Shanghai implica anche modi di sviluppo e progettazione diversi da quelli adottati in occidente e in Italia in particolare. “I cinesi hanno un modo singolare di affrontare la progettazione e il rapporto con la committenza, basato soprattutto sulla produzione di render virtuali e modelli tridimensionali, prima ancora che su elaborazioni e approfondimenti progettuali. Potremmo chiamarla “architettura della suggestione”. Spesso si arriva a concepire queste proiezioni formali sulla base di generiche indicazioni da parte degli investitori, senza alcun approfondimento circa le reali esigenze dell’intervento. Si sceglie e si decide in base a una percezione visiva. Il progetto in quanto tale verrà solo dopo. Qui è tutto basato sulla velocità e l’immagine, gli appalti si prendono prima di tutto con una presentazione spettacolare del progetto. Accade così che un progetto dal momento della sua presentazione alla realizzazione venga trasformato secondo l’uso e le condizioni del momento. In Europa un approccio di questo genere può valere solo per un concorso di idee, ma non nella realtà.” Lo sviluppo urbano in una città cantiere come Shanghai porta con se inevitabilmente una serie di problematiche legate alle tematiche ambientali e sociali. “Un aspetto chiave nel modello di crescita urbana di Shanghai, simile a quello di tante altre metropoli, è la complessa situazione ambientale, la congestione dei sistemi infrastrutturali, l’impoverimento della qualità abitativa ed urbana. Io credo sia arrivato il momento di studiare soluzioni idonee a risolvere gli enormi problemi posti dalla crescita indiscriminata attuata sinora, prima di continuare a costruire tout-court, pur di soddisfare gli appetiti del capitale finanziario immobiliare. Per fortuna i dirigenti cinesi sono molto intelligenti, hanno un’innata percezione del rischio, e una grande capacità a modificare le scelte di pianificazione quando i problemi cominciano a diventare insormontabili. Per questo negli ultimi hanno i temi della sostenibilità della qualità ambientale si stanno imponendo con sempre maggiore incidenza. Certo, l’ambizione dei loro progetti e la dimensione che assumono in termini di complessità sono stupefacenti, basti pensare alla recente proposta di interramento delle esistenti sopraelevate.” Nell’aula C.2 della Tongji gli studenti, tutti giovanissimi, attendono l’arrivo del professore. “Devo dire che, anche se la comunicazione non è ottimale per via della lingua [le lezioni si svolgono in inglese] l’interesse verso l’argomento della riqualificazione urbana è grande.” Il professor Latina non nasconde di provare un affetto particolare per i suoi studenti cinesi che conosce uno ad uno per nome: “In Italia, purtroppo, il rapporto tra insegnanti e studenti è cambiato da tempo. Qui ancora è forte e denso di rispetto reciproco, sento entusiasmo e tanta voglia di imparare da ognuno di loro. La cosa che più mi piace dell’insegnamento in Cina è il sistema meritocratico che spinge tutti a dare il meglio, la selezione in base alle capacità e alla preparazione. Altra cosa sorprendente è l’immediatezza con cui trovano lavoro appena finiti i corsi, il mercato li assorbe velocemente, tanto da creare una domanda altissima di tecnici qualificati. Altra caratteristica molto forte degli studenti cinesi è sicuramente la curiosità innata che hanno, oltre al rispetto e all’interesse che nutrono verso culture anche a loro lontane. L’aspetto più positivo di questa mia esperienza è il fermento che si respira tutto intorno, le attività quasi frenetiche, il lavoro senza sosta, ma, allo stesso tempo, la capacità dei cinesi di divertirsi, di uscire, di festeggiare. Il saper vivere, di giorno come di notte.”

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