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Confessioni di un (ex) fake-ticista Stampa E-mail
01 settembre 2008

Da qualche tempo, quando apro l'armadio di casa, rifletto sulle cose da buttare. Lo sguardo si fissa sulla pila di jeans Diezel, Lewis, Lii, poi passa alle camicie Pol Smit, DYKN impiccate agli appendini, torna ai pantaloni multitasca Columbuz e alle innumerevoli maglie Adipas e Naik. Il peggio è quando arrivo ad aprire il cassetto delle mutande e trovo le strisce coloratissime di Calvin Klain. Un guardaroba che farebbe invidia anche a qualche immobiliarista romano, ma perchè sono triste allora? Lo avrete capito dai nomi che sono tutti clamorosi fake acquistati in diversi anni di presenza a Shanghai.

La collezione di non-originali continua con gli orologi, almeno una dozzina, tutti perfettamente non-funzionanti, un i-pod refrattario alla musica, scarpe Timperland cingolate dure come la corazza di un armadillo, Togs che se le uso in barca scivolo come sui pattini, e ancora zaini sformati Nort Feis, valigie Sansonait col trolley sfondato, occhiali da sole Ray Pan che fanno passare mandrie di raggi uva e dipingono l'ambiente di violetta, quandonon hanno le stanghette divelte, accendini Pippo che si spengono non appena il mio gatto sbadiglia.

Una cosa hanno in comune tutte queste cose: non esiste un ufficio reclami. Spesso non ci si ricorda dove si sono comprate, e anche se si trova quello giusto, a riportarle indietro fai la figura del fesso perchè fa parte del gioco: per quello che paghi, non pretenderai mica l'eternità? Per me che mi affeziono alle cose più che alle persone (almeno certe persone, n.d.r.) e sono capace di portare un paio di jeans finchè non si aprono in due, questo è un grosso difetto. Ora che ci penso, i falsi hanno un'altra caratteristica: non si rimpiangono. Ho buttato camicie Armani in acrilico infiammabile senza rimpianti, idem per jeans, calzini, mutande calviniste e orologi senza sprecare una lacrima, anzi felice di vederle portare via dal robivecchi appena fuori del compound. Qualche mese fa i miei Levi's neri datati 1994 e pagati 90mila lire si sono sfaldati dopo quasi  tre lustri  di onorato servizio, e ho faticato ancora a lasciarli andare nel loro paradiso, li avrei sepolti con tutti gli onori se non avessi dovuto trapanare prima il cemento con un martello pneumatico.

Quello che è troppo economico, alla lunga non ci appassiona, non ci affeziona, specie se dovrebbe invece essere costoso e ricercato. Se per te comprare un Rolex vero non è uno sforzo, forse forse è come comprare un falso perchè non ne piangerai la mancanza. Ma se devi fare le acrobazie per averne uno, sta sicuro che lo porti fino alla tomba e lo passerai al nipote preferito prima che ti prenda il respiratore.

Lo so che all'inizio è tutto oro quello che luccica, ma col tempo arriva il momento che il cervello si ferma in cerca di qualche emozione cui attaccarsi per qualche anno. In  un mondo transeunte, specialmente in una città effimera che non invecchia perchè teme il tempo e ricorre al lifting ogni giorno, si fa sentire forte il bisogno di attaccarsi  a qualcosa che invecchi assieme a noi. Chi vive qui passa dalla frenesia di amicizie iniziale al pacato distacco successivo: non ha senso stare male in continuazione per qualcuno che parte prima o poi. Non ci resta che attaccarci a qualcosa allora, magari a una camicia che invecchi a contatto di pelle, che resista al tempo, e soprattutto alla voglia di disfarsene per rincorrere una più giovane, e sentirci così.... più vecchi.



  Commenti (4)
1. Scritto da aituk, il 21-10-2008 08:17
Un altro piacevole articolo. 
Leggendolo mi sono ricordato cosa effettivamente mi piaceva di più dello shopping al fake market: la contrattazione. 
Era/è quella la parte più divertente; intere ore passate a litigare in inglese maccheronico per avere 50 centesimi di sconto su un paio di jeans (che pur maroccato/taroccato/shangaiato ancora indosso). 
Che bei momenti.
2. Scritto da Mirion, il 03-09-2008 08:03
Come tutti gli altri, anche questo nuovo articolo è davvero divertente ed è un piacere leggerlo. 
Una piccola delusione per me è stato leggere che sei uno che si affeziona alle cose più che alle persone, e che quanto più le paghi tanto più ti ci affezioni: da come scrivevi non ti avrei giudicato uno così, ma evidentemente tendo ad idealizzare un pò troppo. 
 
Sembreresti consigliare di non vivere rapporti intensi per non rischiare di soffrire per un eventuale distacco. Non sono d'accordo: per me è meglio vivere intensamente un rapporto di amicizia e magari soffrire per questo piuttosto che non viverlo affatto. 
Spero di aver frainteso quel che volevi comunicare o che semplicemente la tua fosse una provocazione.
3. Scritto da Vicemax, il 03-09-2008 02:26
Interessante articolo, ma non condivido, personalmente, l'attaccamento alle cose di firma. 
Io non ho mai rimpianto il "vero" fake di Shanghai e non mi vergogno a dire che odio le firme.
4. Articolo molto bello.
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo website, il 02-09-2008 03:00
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