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Marrakech
Petite Messe Solennelle Stampa E-mail
01 maggio 2006

La lettura settecentesca di Michele Campanella

 

Testo di Caterina Bonelli 

 Campanella

L’appuntamento con i grandi capolavori della tradizione musicale italiana ha avuto come protagonista l’altra sera al Concert Hall di Shanghai la Petite Messe Solennelle (1863) di Gioacchino Rossini.
La messa, composta negli ultimi anni di vita del compositore, anni trascorsi lontano dalle grandi scene teatrali, è stata originariamente  concepita in funzione di un’esecuzione privata.
La scelta di un organico cameristico composto da dodici cantanti, di cui quattro solisti, due pianoforti ed un armonium rispecchia l’esigenza del pesarese  di manifestare il proprio anelito religioso  con  intima e riservata compostezza.



Il maestro Michele Campanella ha proposto al pubblico una lettura dell’opera assai ricca di sfumature e colori sonori atti a sottolineare lo stretto rapporto di continuità con la  tradizione musicale settecentesca; pur avendo proposto, come è di prassi,  un organico corale raddoppiato, ha saputo guidare l’Ensemble Vocale di Napoli all’interno degli innumerevoli  rimandi, presenti in partitura, ai diversi  stili  vocali, da quello settecentesco a quello polifonico-medievale; sebbene, a tal fine,  in alcuni momenti la vocalità risultasse  eccessivamente costretta nella liberta’ e morbidezza  dell’ emissione, come nella fuga “Cum Sancto Spiritu”,  particolarmente toccante è risultata la lettura del “Sanctus”, brano a cappella per coro e soli, in cui  la leggerezza dell’emissione accompagnata alla precisione dell’intonazione, peraltro costante per tutta l’esecuzione, ha rappresentato l’apice della componente intimo-religiosa  della messa.

Come si trovano in quest’opera rossiniana rimandi alla tradizione vocale antica, così Campanella ha offerto una lettura precisa e coinvolgente della ricca scrittura pianistica dell’ultimo Rossini che, di contro, saltando quasi la scuola musicale ottocentesca, pone un ponte di collegamento con il novecento, in special modo nel solo per pianoforte principale “Prélude Religeux” (Andante Maestoso) e nell’aria del soprano “O Salutaris Hostias”, anticipandone i temi e le  tensioni armoniche.
L’esecuzione è stata accolta dall’attento  pubblico presente in sala con entusiasmo ed interesse.


 
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