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Bella Napoli
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15 maggio 2006

La voce barocca di Caterina Bonelli suggerisce echi e ritmi diversi ad una Shanghai altrimenti frenetica…

 

caterina

 

Testo di Michele Soranzo, Foto di Daniele Mattioli

 

 

    Non credo di essere il solo cui capita di dover spiegare a qualcuno questa città e di non saper più cosa dire, stanco ormai di tante ripetizioni. Se qui con me avessi “Le Città Invisibili” di Calvino ne sfoglierei le pagine per cercare la descrizione in qualche modo più vicina e poterla consegnare così, senza una parola, a chi incontro. Tra i tanti ritratti di città di quel fantastico libro dovrà pure esserci anche la Shanghai invisibile, celata alla vista comune di occhi spesso irritati. Una delle infinite Shanghai invisibili emerge anche dal fondo delle storie delle persone che vi arrivano, provenienti da ogni parte del mondo e dall’impronta che lasciano, piccola o grande che sia in questo luogo urbano. Aspetto Caterina Bonelli seduto ad uno Starbucks sorseggiando dal bicchiere di carta un mediocre “coffee of the day”.

caterinaCaterina fa parte di quella categoria di persone sempre più numerose che arrivano a Shanghai spinte da un’idea che tengono in valigia tra gli effetti personali e dalla volontà di affermare anche qui i propri talenti. Nel suo caso, il bagaglio porta un mestiere che fa da sempre con grande passione e che è decisa a presentare a un nuovo pubblico, in un nuovo continente. Fuori della grande vetrata del caffè, il “mercato dei falsi” freme in tutta la sua attività: stranieri in fuga dagli assillanti venditori di rolex e dvd, bici, auto e motorini incastrate in un ingorgo costante, qualche cinese che dorme appollaiato sulla propria carretta indifferente al caos della città.

Niente di nuovo, la solita scena della Shanghai dalle mille attività. Caterina Bonelli arriva poco dopo, prende posto davanti a me e cominciamo a parlare. Sarà perchè è delle mie parti, ma mi sembra di avere molto in comune con lei. Non ci metto molto a dimenticare le domande che mi ero preparato la sera prima e ora perfettamente insensate davanti alla sua personalità vivace e in grado di risollevarmi più dell’acquoso caffé che ho davanti. Caterina con la sua voce e la sua carica anima non solo editor sonnolenti la mattina, ma soprattutto eventi e cerimonie della città. Recentemente ha cantanto anche per l’inaugurazione delle attività di Costa Crociere in Cina davanti a un pubblico che ha potuto apprezzare la potenza della sua voce, insolita presenza nel panorama musicale di Shanghai. La  sua specialità è infatti la musica barocca, un genere nuovo non solo in città, ma nel paese, come spiega paziente usando una gestualità tutta italiana al sottoscritto che non saprebbe distinguere un tenore da un baritono.

caterinaLa dedizione di Caterina per la musica è un fatto quasi ereditario, con il nonno già direttore d’orchestra e violinista e i suoi inizi di cantante fin da piccola nei cori della Fenice. Nei primi anni di università (è laureata in musicologia), intraprende lo studio del canto jazz,  abbandonato in seguito per dedicarsi interamente al  repertorio classico e barocco dove sviluppa il suo particolare timbro di voce di contralto; sono di questo periodo le esecuzioni al fianco di grandi maestri quali Abbado, Tate, Maag. Recentemente Caterina si è specializzata come solista nel prestigioso circuito operistico toscano dei teatri di Pisa, Livorno e Lucca. Visto il panorma musicale di Shanghai, la sua presenza ha quasi il tono di una sfida. Nell’ambito della sua specializzazione infatti non c’è molto, come spiega lei stessa: “quello che si conosce di più qui è Verdi, Rossini, per questo penso che ci possano essere opportunità interessanti. La Cina, se da una parte ha molto da offrire per la musica classica, per il genere barocco ha poco o niente, la gente non lo conosce affatto, e credo che ci siano spazi per creare un certo interesse.”

caterinaArrivata da qualche mese a Shanghai, ammette candidamente di non avere ancora un’idea precisa sulla città, “…sono arrivata qui da poco e ho molto da vedere e capire ancora, vedo solo che è così diversa dalle città italiane che conosco, specialmente dalla mia Venezia, i ritmi sono diversi, così come le relazioni tra la gente…sono arrivata dopo averne sentito tanto parlare in televisione, sui giornali; in Italia si sente spesso nominare questa città straordinaria, così mi sono detta perchè non provare...” Come appassionata di musica, Caterina ha avuto anche modo di apprezzare la cultura locale, “specialmente l’Opera di Pechino, la musica tradizionale cinese e il teatro Kunju che mi ha forse impressionato di più. Per quello che ho potuto vedere nel mio ambito, i colleghi cinesi con cui ho lavorato hanno un livello molto elevato di preparazione, forse un repertorio più ristretto rispetto agli italiani, ma anche molta tecnica e qualità.”

Una differenza che ha potuto già notare rispetto all’Italia “è un’atmosfera molto più positiva, sento più attività e voglia di fare, ovunque è presente un senso di dinamicità e progresso. I cinesi sono sicuramente più rapidi nelle decisioni, anche i compensi sono in generale più alti che in Italia. Qui a Shanghai non hai mai tempi morti, si vive su una linea continua, affascinante certo ma allo stesso tempo dannosa se non fai attenzione, rischi di finire per vivere in quella che io chiamo una bolla, un limbo in cui rimuovi tante cose, la critica per esempio…” Nonostante l’incontro si svolga in una piacevole giornata di sole, Caterina indossa una sciarpa che protegge la sua voce dalle imprevedibili temperature di Shanghai.

caterinaProprio il clima infatti rappresenta per Caterina una delle preoccupazioni principali di ogni giorno. “Qui è terribile, devo fare continuamente attenzione, gli sbalzi di temperatura nell’arco della stessa giornata sono frequenti, se poi aggiungi anche l’inquinamento e l’aria fredda dentro i locali basta poco per danneggiare la voce di una cantante.” Per tenere in allenamento la sua voce, Caterina fa esercizio ogni giorno, “almeno due ore”, spiega, e di questo ne fanno le spese i suoi vicini… “dopo le sei di sera diventa un problema perchè cominciano a battere contro il muro.” Vicini permettendo, Caterina si appresta comunque a conquistare la città a suon di cantate, in mente ha diversi progetti, tra cui anche quello di poter allestire dei concerti di musica sacra, Haendel specialmente, e di musica da camera. “E di insegnare canto ai cinesi”, ovviamente.

CaterinaDopo che Caterina è partita esco dal caffé. Quel poco di sensazione musicale che le mie orecchie profane avevano raccolto sparisce sotto subito sotto i colpi dei rumori della strada. “A Shanghai trovi di tutto per quanto riguarda la musica classica e barocca, anche registrazioni rare…” è il suo messaggio che mi rimane in testa. Dalla tasca prendo il tovagliolo di carta su cui Caterina aveva scarabocchiato una mappa irregolare, l’indicazione di un posto di fronte al conservatorio dove si troverebbero edizioni di musica classica che in Europa costerebbero un occhio della testa (diciamolo pure, qui è così e ne approfittiamo a mani basse senza falsi scrupoli). La ricerca di questa baia dei pirati dura non poco, la via è un inferno urbano scossa come un terremoto dai soliti lavori di distruzione e offuscata da una nuvola di polvere soffocante. La crocetta sulla mappa è un negozietto dentro un cortile, stranamente al riparo dal rumore dei martelli pneumatici della strada, le pareti tappezzate di video e cd di ogni genere musicale. In fondo al piccolo labirinto dei suoi stretti corridoi si apre un intero reparto di musica classica. Perso nella novità di un genere che conosco poco, prendo dei cd di Bach (Glenn Gould), alcune esecuzioni di violino, e ovviamente Haendel. Senza aspettare di arrivare a casa, infilo le cuffie e ascolto le note vivaci riempire lo spazio intorno cancellando ogni rumore, sulla strada i movimenti frenetici della gente rallentano per prendere un ritmo più cadenzato, i mostruosi edifici di vetro alti come montagne per qualche attimo sono sostituiti dai palazzi di Venezia, muti e intensi come gli sguardi lanciati dalle maschere del suo carnevale.

E’ una delle Shanghai invisibili che mi appare davanti, mascherata come una Venezia di sogno, una nostalgia intima per il silenzio e il bussare sordo dell’acqua sulle fondamenta che richiama gli echi lontani di un oriente che è al tempo stesso vicino, medio, estremo, non importa quale, una, cento, mille Shanghai che si riflettono speculari sulle acque sognanti e stanche dell’Adriatico. Le rive da cui è partita Caterina per inseguire una fantasia che saliva dentro come una marea…

 

 

Caterina Bonelli è anche attiva collaboratrice di Vivishanghai per rubriche musicali e recensioni di concerti in città.

 

Galleria Fotografica  

 

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