Un freno ai matrimoni di interesse?


Il mese scorso, l’alta corte della RPC ha approvato una revisione dell’attuale legge matrimoniale introducendo un elemento altamente controverso.

Per la prima volta vengono infatti introdotte tutele sui diritti di proprietà’ del singolo all’interno della relazione. Detto in parole povere, al momento del divorzio, i beni non saranno più’ divisi col coniuge a meno che non siano stati acquistati in regime di comunione dei beni durante il corso del matrimonio.

La legge intende soprattutto limitare gli effetti negativi sul settore immobiliare di una pratica tradizionale che vuole il futuro marito portare in dote l’abitazione, naturalmente di proprieta’. Shanghai e’ comunemente conosciuta come piazza dove il potere delle suocere (zhangmuniang) e’ più’ forte e perno di un sistema di interessi che detta forti condizioni economiche sui matrimoni.

Nella stragrande maggioranza dei casi e’ infatti l’uomo a dover mettere sul piatto la casa, che prima della nuova legge andava divisa tra i coniugi al momento del divorzio. Per molti esperti questo e’ un colpo forte alla pratica, e potrebbe portare molte coppie a sposarsi comunque anche senza dover prima acquistare casa, che assieme all’auto e’ diventata il bene principale negli accordi di matrimonio. Questo dovrebbe servire a calmare il vulcano immobiliare sempre pronto ad esplodere.

I “luohun”, o matrimoni nudi perché’ fatti senza avere proprieta’ gia’ sul piatto, da fenomeno marginale ed emarginante, assumono cosi’ una nuova identita’ sociale. Non sono pochi i tradizionalisti che vedono la cosa come una minaccia ai valori dell’etica familiare cinese, invogliando a una temuta crescita del fenomeno anti-confuciano dei single, che in altre nazioni asiatiche e’ gia’ molto diffuso.

Negli ultimi 5 anni i casi di divorzio in Cina sono aumentati del 7% in media, circa 2.7 milioni / anno.

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