Basta scavare un po’


 

– dal blog L’aula F. In fondo, ad est

 

Basta scavare un po’.

Sono evidenti.

Le differenze tra italiani e cinesi sono evidenti.

E te ne rendi conto ad una fermata della metro, nella firma di un contratto, alla pausa caffè (ops…tè!) in ufficio, quando vai a farti tagliare i capelli, al supermercato, camminando per strada. Diversità fisiche, culturali, sociali: parliamo, mangiamo, litighiamo, ci vestiamo, sudiamo, facciamo l’amore e ci svegliamo spettinati in modo semplicemente diverso.

E se le differenze sono evidenti, le somiglianze sono prepotenti.

Punto di vista, mi hanno detto. Può darsi.

Ma basta fermarsi un pochino di più, osservare, togliersi questi benedetti auricolari dalle orecchie e ascoltare, curiosare, toccare, farsi sgridare, annusare l’aria intorno e non sentire necessariamente solo odore di cibo o di smog.

Le ragazzine di Shanghai si preoccupano dei brufoli come quelle di Torino, guardano ridendo e “starnazzando” in gruppo i giornali di moda, sognando magari di avere gambe più formose, mentre le quindicenni di Milano sperano di dimagrire un po’.

Le nonne cinesi hanno i baffi come quelle italiane e gli anziani sono anziani del mondo, mai di una sola nazione:  hanno tutti la pelle più scura, abbronzata dalla fatica e dal sole nei campi, le mani nodose e grandi, deformate dal lavoro e dalle carezze ai nipotini, gli occhi stanchi e trascurati di chi ha “visto” troppe emozioni e non tutte sempre belle.

E non vogliamo parlare della suocera? Questa sì che è una figura istituzionalmente mondiale e non c’è oceano in mezzo che tenga. “Per fortuna mio marito non è figlio unico così mia suocera mi lascia un po’ respirare, anche se purtroppo abita vicino a noi”- e per vicino questa ragazza cinese dall’accento umbro vinto all’Università a Perugia intendeva 700 km.

Tutti, a Roma come a Pechino, ci preoccupiamo dei nostri genitori, che invecchiano un po’ troppo velocemente e quando torniamo nelle nostre case e nei nostri continenti, dopo essere andati a trovarli, li salutiamo egoisticamente pregandoli di fare attenzione alla loro salute e di stare bene….perchè noi figli siamo lontani. E a nessuno piace essere lontano e preoccupato.

Le mamme, cinesi e italiane, imboccano i loro figli anche quando avrebbero l’autonomia per aprire un ristorante o almeno per dire “Mamma, faccio da solo” e tante volte la forchetta e le bacchette infilzano la stessa cosa, spaghetti a Milano, ovvero noodles a Shanghai.

E il sogno di ogni genitore in qualunque continente non è forse quello di veder “sistemato” il proprio erede? Cosa non si fa perché i propri figli trovino quello che in Italia si chiama “buon partito” ?

Poco importa la tecnica adottata, alle nostre mamme l’ha insegnato il buon vecchio Macchiavelli, quando diceva che il fine giustifica i mezzi…. e se lo dice lui. Così a Shanghai la domenica le mamme vanno in People Square nel tentativo di piazzare, con tanto di cartello e foto, il proprio pargolo/pargola, ben attente a specificare lo stipendio in modo da incastrarlo con un altro dopo attente analisi economiche e di mercato, mentre a Palermo le signore combinano matrimoni tra figli nelle ore di attesa dal parrucchiere con i bigodini in testa.

I bambini profumano di bambini ovunque, tutti buttiamo per terra la cartaccia indignandoci, con la memoria di un pesce rosso (4 secondi) se qualcuno lo fa dopo di noi, siamo tutti un po’ superstiziosi, ma mentre a Napoli abbiamo il cornetto appeso anche intorno a Padre Pio e Maradona, qui nei negozi tremendi gatti obesi ti salutano in continuazione con la loro zampina;  in Cina come a Firenze calpestiamo le aiuole nonostante i cartelli, vogliamo l’ultimo modello di iPhone per sentirci un po’ più smart e guardiamo curiosi qualcosa o qualcuno diverso da noi, per poi proseguire indifferenti la nostra trafelata giornata. E poi …avete mai incontrato un cinese che non conosca Marcello Lippi?

Sono evidenti. Le somiglianze tra italiani e cinesi sono evidenti. Basta solo scavare, cercarle o il più delle volte semplicemente volerle vedere e riderne insieme ad altri italo-cinesi.

Tiziano Terzani, nel suo libro “Un indovino mi disse” scriveva: “Ogni posto è una miniera. Basta lasciarsi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire  il bandolo della matassa che può cominciare con una parola, con un incontro con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente dove si è: basta scavare.”

E poi come non sentirsi fratelli di un popolo che pronuncia “Mamma” così come lo facciamo noi?

Buono scavo a tutti.

 

 

1 Comment

  1. admin says:

    come diceva qualcuno, siamo sempre impegnati a trovare le differenze che ci dividono piuttosto che le somiglianze che ci uniscono, se fosse così il mercato delle armi sarebbe in fallimento gia’ da un pezzo…

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