La Rivoluzione Cinese del Calcio


 – di Saro Capozzoli, Beatrice Bin, Davide Toti – JESA Investment & Management Co., Ltd –



E’ in atto un processo di cambiamento in Cina. Il Paese, dopo essere stato oggetto di investimenti esteri (Foreign Direct Investments – FDIs) sempre più crescenti, nel 2015 ha attuato un’inversione di rotta: gli investimenti cinesi in Paesi esteri (out-bound investments) hanno superato gli investimenti stranieri diretti in Cina (in-bound investments).

La Cina effettivamente sta divenendo sempre più sofisticata nelle proprie scelte. Quando un paese matura inizia a sviluppare l’industria dell’intrattenimento e della cultura. Dopo aver “riempito la pancia” ed “educato le menti”, ecco che il paese si mostra sensibile ad una sfera piu’ complessa di attività.

Al di fuori del continente cinese,gli investimenti nel settore calcistico sono correlati a motivazioni di diversa natura:

–          Personali: l’acquirente è da sempre un fan del team e vuole associare la sua immagine alla squadra;

–          Politiche: per sfruttare il team come strumento di propaganda;

–          Economiche: per ricercare profitti.

Inoltre, spesso investire in un club significa voler ottenere un trophy asset: un giocattolo su cui mettere le mani per appagare la propria fame di notorietà.Tuttavia, il calcio non è un settore in cui la Cina abbia mai brillato e in Cina, infatti, gli investimenti funzionano in modo un tantino diverso.

Eppure, i successi olimpici cinesi sono molto noti. Gli atleti cinesi hanno sempre performato eccellentemente nello sport, ad esempio nell’atletica si classificano sempre nella top 3 dei giochi olimpici (famosa è  in particolare la continua sfida tra US e Cina per il titolo di Re), ma quando in ballo c’è una sfera di cuoio le cose sono diverse. Infatti, in quasi 70 anni dalla sua nascita, la Repubblica Popolare Cinese si e’ iscritta, ed ha effettivamente partecipato, ai Mondiali di Calcio solo nel 2002. Inoltre, ad ogni sconfitta della nazionale si scatenano forti discussioni e lunghi dibattiti riguardo al come strutturare la riforma del settore calcistico.

 

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Nel 2013, il Presidente Xi Jinping ha approvato la proposta di legge disegnata dal Ministro dello Sport LiuPeng. La riforma si articola su due livelli: nel primo, il focus è rivolto al futuro calcistico del paese e include un  piano decennale per sfornare 15mila calciatori in più all’anno, per inserire la pratica del calcio nei percorsi scolastici con un’ora di calcio obbligatoria nelle scuole e di costruire 50mila campi da gioco in tutto lo Stato; nel secondo livello, l’attenzione viene rivolta al calcio di oggi e all’abbattimento della pressione fiscale sui club calcistici cinesi, vengono anche elargiti suggerimenti rivolti alle grandi aziende per investire nelle società estere o cinesi.

Qual è quindi la miglior ricetta per crescere? Investire! I cinesi non se lo sono fatto ripetere due volte.

 

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Nella sessione di mercato invernale del 2016, i clubs della China Super League hanno speso in totale circa 337 milioni di dollari, ossia quasi il 25% in più della Premier League. E’ un dato impressionante se si pensa che anche la seconda serie cinese ha speso più della Bundesliga, della Liga Española e della Ligue 1. Tale somma solo per i calciatori.

Se invece il focus si sposta dagli investimenti in “asset mobili” (come può essere considerato un giocatore di calcio) a quelli in “asset immobili”, ossia alle societa’ calcistiche, allora si’ che le cose diventano fanno interessanti.

Tutto è iniziato con un certo Mr. Zhu, il Presidente della Pingy Shanghai Investment, che nel luglio 2014 acquistó il Pavia Calcio per una cifra mai comunicata pubblicamente. Quello fu il primo (ed ultimo) investimento cinese nel settore calcistico italiano, ma servì ai successivi investitori cinesi come esempio per imbarcarsi in svariate acquisizioni in tutta Europa. La lista è davvero lunga: inizia con l’ADO DenHaag, la cui maggioranza viene acquisita nel 2014 da United Vansen International Sports Company (Hong Kong), che viene seguita dall’Atletico Madrid, il cui 20% viene rilevato da Dalian Wanda Group nel gennaio 2015; successivamente, la China Energy Company Limited (CEFC) acquista a settembre dello stesso anno il 60% dello Slavia Praga ed è subito imitata da Rastar Group che, nemmeno due mesi dopo, mette le mani sul 56% dell’Espanyol. Infine, a dicembre 2015, China Media Capital, in partnership con CITIC Capital, investe 400 milioni di dollari (finora il deal più grande in termini monetari) nel 13% del City Football Group, la società madre del Manchester City Football Club.

Nello stesso periodo, anche in Cina la football industry ha testimoniato intensi cambiamenti in termini di proprietà di club calcistici. Tra il 2013 e il 2015, si sono registrate cinque transazioni con un valore complessivo superiore ai 2.5 miliardi di RMB, con il caso più famoso rappresentato da Mr. Jack Ma, patron di Alibaba Group, che acquista il 50% del Guangzhou Evergrande per circa 194 milioni di RMB.

Ma se è stato detto che in Cina le cose funzionano diversamente, quali sono allora le ragioni che spingono ad investire così tanto?

Le statistiche parlano chiaro: l’attuale sports industry cinese vale circa 400 miliardi di dollari. Si prevede che nel 2025 tale cifra raddoppiera’ a 850 miliardi e il calcio ne prenderà una buona fetta. Inoltre, il calcio è uno sport serio, e’ uno strumento che può ancor di più unire la nazione e gli animi sotto la rossa bandiera cinese. Lo stesso Presidente Xi Jinping ha il sogno segreto di conquistare i Mondiali di Calcio del 2030.

Grazie all’ingresso in mercati che finora erano stati inaccessibili, come la Spagna, l’Italia, l’Inghilterra, la Francia ed l’Olanda, la Cina può ora trasferire i suoi allenatori e calciatori (giovani e meno giovani) ad imparare tecniche di gioco e d’allenamento per migliorare capacità ed abilità che innalzeranno di conseguenza il livello del calcio domestico. Sostanzialmente, la Cina adotta delle strateegie per apprendere conoscenze e tecniche sofisticate.

Un esempio eclatante è proprio il progetto del Pavia Calcio. Infatti, attraverso la stretta collaborazione tra il club  calcistico lombardo e l’Università di Pavia, la quale metterà a disposizione le aule per le lezioni e terrà i contatti con l’Associazione Italiana Allenatori, verrà fondata un’Accademia del Calcio per Allenatori Cinesi. L’investimento cinese in italia non è quindi attuato in un’ottica di ricerca di profitti e ritorno economico.

Il calcio infatti, a meno che non si prendano come campioni giocatori inglesi o tedeschi, non è totalmente profittevole. Anzi, in base a pareri di esperti, i soldi nel calcio rischiano di essere bruciati a palate. L’investimento porta benefici indiretti a livello d’immagine, di status e di strategia.

Rimane quindi un solo interrogativo a cui rispondere: come incentivare gli investimenti stranieri ed evitare di bloccarli? Una delle risposte è già nota a molti professionisti dello sport: rafforzando la cultura della crescita interna ai club. Le primavere e le seconde squadre rischiano di fallire nello “sfornare” i campioncini, che spesso abbandonano lo sport per la poca attenzione delle prime squadre. Questo implica un’inefficienza nel sistema di training che, a sua volta, non spinge i magnati stranieri ad investire.

stadio shanghaiUn altro fattore critico che potrebbe allontanare gli investitori é rappresentato dal fatto che non esiste modo digenerare  veri utili se non si punta alla costruzione di stadi attrezzati anche con attività collaterali. Uno stadio dovrebbe far affluire pubblico diverso ogni giorno, non solo durante la domenica sportiva, attraverso altri servizi quali il cinema,le sale congressi e per eventi,i ristoranti, etc. come accade a Shanghai, Beijing, in Spagna, in UK o negli States.

Le difficoltà che le leggi spesso pongono, gli ostacoli che molte province innalzano e le opposizioni che molti cittadini meno aperti portano a galla, non fanno altro che disincentivare gli investimenti. Ció si traduce in una conseguente perdita di posti di lavoro ed opportunitá.

Dunque, dovremmo considerare il calcio sia come uno degli sport piú amati nel mondo sia come una delle piú potenti “industrie”. Un’industria che, se ben oliata e ben incentivata, alimenta un micro universo di occupazioni collaterali, le quali si riflettono in un aumento di benefit per lo Stato, per le stesse aziende calcistiche e per quelle attivitá che ruotano attorno allo stadio. La Cina questo l’ha gia’ compreso.

 

 Altri contributi di Jesa Investment in Vivishanghai nella rubrica Cina &  Business:

L’evoluzione demografica in Cina

Dove sta andando la Cina, la mutazione

E-commerce, nuove opportunita’ nella Cina che evolve

 

Nota Legale:

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