Christian Bachini, il mestiere di attore in Cina


 

Christian Bachini, 28 anni, di Prato, e’ da qualche anno il laowai (leggi “straniero”, per chi non lo sapesse) piu’ richiesto nei film di kung fu cinesi. Il suo aspetto da “ragazzo della porta accanto”, combinato alla indiscussa bravura nelle arti marziali gli hanno permesso di creare un personaggio fuori dal solito canone del “cattivo”, spesso riservato in questo genere agli stranieri.

Ne abbiamo parlato con lui in un piacevole incontro avvenuto una sera in uno Starbucks della Nanjing Road, con Christian in arrivo da Chongming Dao dove e’ impegnato nelle riprese del film che sta producendo.

Questa intervista e’ il risultato di una serie di tentativi andati in fumo causa improvvisi impegni reciproci. Sinceramente, e’ grazie alla sua determinazione se siamo arrivati ad incontrarci, non per niente il suo nome in cinese e’ Ah Kang 阿抗, dove kang  sta per… SFIDA!

P.S.: grazie a Fabio Nalin per la preziosa segnalazione!

The last (Italian) action hero. (ma anche il primo…)

 

Ciao Christian, vediamo di presentarti poco per volta nel corso questa intervista a chi ancora non ti conosce. Iniziamo dal tuo arrivo in Cina che, mi pare di capire, non sia stato casuale, avevi gia’ le idee chiare su cosa fare qui.

Intanto un caro saluto a chi ci legge. Per uno che finisce a fare film di kung fu, dire che fin da piccolo era appassionato di arti marziali e’ una cosa scontata… nel mio caso c’e’ anche stata da sempre la passione per il cinema, al punto da volerlo anche fare, non solo come attore ma di parteciparvi in ogni aspetto. Per questo ho studiato all’Accademia di Recitazione Anna Magnani, dove mi sono diplomato anche in montaggio, regia e sceneggiatura.

Quindi la Cina e’ arrivata dopo…

La mia idea – da sempre – e’ stata quella di fare film d’azione e arti marziali. Indipendentemente da dove ce ne fosse stata la possibilita’. Avessi potuto contare su un ambiente favorevole in Italia per questo genere come lo era in passato sarei rimasto, ma visto che l’azione era altrove ho dovuto prendere una decisione tra andare negli USA o nella patria dei film di kung fu, e alla fine ho scelto la Cina. Ero gia’ pronto da 12 anni!

Come ti sei mosso, avrai preso contatti prima di arrivare…

Al contrario, mi ci sono buttato, iniziando da zero. Mi ero preparato un curriculum tradotto in cinese, assieme a due “corti” girati da mio padre e un amico, poi sono saltato su un aereo diretto a Pechino. Su QQ avevo conosciuto una ragazza che mi avrebbe ospitato per un po’, ma passo’ un mese senza che succedesse niente. Un giorno un’altra amica di Shanghai mi fece sapere che Jackie Chan stava girando il remake di Karate Kid con il figlio di Will Smith. Mi sembrava uno scherzo ma lo stesso andai a Shanghai, solo che l’informazione era vera a meta’, il film lo stavano girando si’, ma a Pechino! Poi restai a Shanghai che mi pareva desse piu’ opportunita’ per il cinema. Jackie Chan comunque lo incontrai qualche mese dopo…

Scusa la domanda ma a questo punto e’ inevitabile: Bruce Lee o Jackie Chan?

Per molti appassionati di questo genere, e anche per me, la prima figura e’ senza dubbio quella di Bruce Lee, il re, l’attore che ha portato nel mondo i film di arti marziali, lui e’ stato il mio primo punto di riferimento. Dato pero’ che il mio genere non è ristretto esclusivamente a pellicole di kung fu e che il mio obiettivo e’ girare film d’azione in generale – quindi adrenalina, tensione e pericolo – la mia fonte di ispirazione in questo e’ stato sicuramente Jackie Chan che combina commedia e azione.

Parliamo un po’ del tuo personaggio, la tua notorieta’ nel genere non e’ solo legata all’aspetto e alla tua bravura, c’e’ una impostazione che hai dato e che sta pagando, alla fine.

Di stranieri che fanno arti marziali ce ne sono in Cina, e anche attori; importante e’ come ti ritagli uno spazio dentro l’industria del cinema. Di solito a loro sono riservate delle parti-cliché, ovvero del cattivo venuto da fuori, bravo si’, ma che alla fine soccombe sotto i colpi del protagonista – buono – locale. Nel mio caso e’ diverso, c’e’ stata un’evoluzione continua nel mio “character” da quando sono arrivato che avevo 23 anni. Il prototipo e’ quello del ragazzo comune, senza arroganza o cattiveria, forte nelle arti marziali ma che non le usa se non quando cade – contro la sua volonta’ – in situazioni di conflitto. Mi hanno offerto innumerevoli parti da “cattivo” ma le ho sempre rifiutate.

Ok, vediamo allora il personaggio, da dove nasce?

Qui entra la mia visione di cinema e i riferimenti al cinema del passato da cui pesco perche’ ci sono nato come tanti italiani, ed e’ il western all’italiana, meglio noto come Spaghetti Western… L’idea e’ del cowboy solitario guanti, cappello e sigaro che arriva in un contesto orientale per lui nuovo. Uno dei miei primi film in Cina era ambientato negli anni ’30, con sfondo la lotta contro i giapponesi ed è su quella base che poi la mia figura da cowboy solitario si è consolidata. L’idea di unire Western e Kung Fu era gia’ una mia idea fin da giovanissimo, ed uno dei due corti che presentai ai produttori cinesi al mio arrivo, intitolato “Honour and Lies”, era proprio un misto di genere Western e Kung Fu. Illustrai la mia idea alla produzione cinese che ne fu entusiasta. Se pero’ nel primo film ho dovuto lasciare fare a loro, nel nuovo film del mio personaggio la produzione e’ interamente mia. Stiamo girando da quasi un anno tra un film e l’altro tra locations che vanno dagli Studios di Shanghai a Chongming Dao, anche Fabio Testi gentilmente fa una parte nel film.

E Jackie Chan?

Ride – ancora no, mah forse, non so…

Il futuro del genere di azione-arti marziali e’ quindi nel retaggio del cinema western italiano?

Nello Spaghetti Western c’era tutto: gli attori che la gente ricorda ancora a distanza di tempo sono piu’ quelli dei film di Leone e Sollima che non quelli del western americano: Eli Wallach, Lee Van Cleef, Clint Eastwood, Franco Nero, etc. John Wayne anche se faceva film con la benda sull’occhio non e’ mai stato come Djiango che tirava fuori una mitragliatrice da una cassa da morto! Genialita’ in quel genere ce n’era da vendere, puo’ portare ancora molto, come insegna Tarantino. Nel mio caso voglio riportare in vita quel tipo di western in un ambiente tutto d’azione e arti marziali. Se Sergio Leone si e’ ispirato a Yojimbo di Kurosawa per il suo “Per un Pugno di Dollari”, io credo che sia ora di fare il contrario, riportarlo in Asia. In Cina molti film sono ambientati negli anni ‘20-‘30 con scene di cavalli, motivo per cui il mio personaggio alla Lone Ranger ha attecchito subito.

Tu qui ti trovi bene e hai saputo crearti un ambiente dove le soddisfazioni non ti mancano. C’e’ qualcosa tuttavia che vorresti in più?

L’ambiente per il mio lavoro e’ fertile e stimolante indubbiamente, tuttavia tende a restare chiuso dentro i confini nazionali. I film che giro sono e restano per un pubblico cinese, Per i produttori locali il grande mercato e’ qui, per cui fanno fatica a concepire un potenziale fuori: incassato quello che volevano sono a posto. Io invece sono convinto che ci possa essere un vero revival di genere ma deve uscire dai confini cinesi. Ci provo a convincere i produttori a mandare dei film d’azione fuori, a festival e rassegne ma nicchiano, sembra che non gli interessi proprio. Il mio obiettivo artistico e’ fare un film sull’impronta di “Death Rides a Horse” – italianissimo nonostante il titolo – con Van Cleef e chiamato “L’Ultimo Cowboy”, non però nel senso di ultimo che poi non ce ne saranno piu’ ma il primo di un nuovo genere, e soprattutto ad un livello globale.

“Italian Dragon”, “Da Prato con Furore”, Bruce Lee Italiano”, sono solo alcuni titoli che sono apparsi recentemente su giornali o riviste italiane quando si parla di te. Non da’ un po’ fastidio sentirsi dentro questi facili cliché’?

(Alza le spalle sorridendo) – E’ inevitabile, non ci puoi fare niente, almeno all’inizio; da’ si un po’ fastidio perche’ uno quando fa qualcosa lo fa per essere se stesso e non per copiare altri o sentirsi appioppare facili caratterizzazioni. Ad ogni modo sono in buona compagnia, Jackie Chan rispondeva che non dovevano guardare a lui come il nuovo Bruce Lee bensi’ come il primo Jackie Chan!

 

Ho letto nella tua presentazione che sei grado di usare 30 diversi stili di arti marziali in 30 secondi, e’ cosi?

Ho iniziato a 8 anni col kung fu, poi per la mia idea di cinema avevo capito che non bastava e che per rendere le azioni piu’ spettacolari avevo bisogno anche di altri generi, cosi’ ho imparato wushu moderno, jujitsu, ninjutsu e via dicendo, per avere una conoscenza a 360 gradi delle arti marziali.

Un’altra tua caratteristica – e probabilmente la marcia in più che hai nel lavorare in Cina – è che reciti in cinese senza doppiaggio, no? Dove lo hai imparato?

Sono sempre stato un tipo molto calcolatore preparandomi il più possibile per ogni evenienza. Immaginando che il mio ostacolo avrebbe potuto essere la lingua, qualche mese prima della mia partenza decisi di iscrivermi ad una scuola serale di cinese almeno per acquistarne le basi. Il tempo ormai stringeva e le ore di lezione erano davvero poche ma mi basto’ comunque per acquisire almeno delle robuste fondamenta su cui poi avrei potuto padroneggiare la lingua in futuro. Arrivato in Cina poi il resto è venuto da solo. Praticamente ho imparato la lingua sul campo di battaglia. Lavorando sui vari set circondato interamente da troupe e cast cinesi, alla fine sono stato costretto ad impararlo per forza e sopratutto per necessità. Quando si gira un film d’azione, ciò che sullo schermo sembra così entusiasmante e divertente, in realtà è il risultato di un lavoro calcolato nei minimi dettagli. Sul set ci sono sempre dei rischi per questo genere di film, è facile incorrere in infortuni anche molto gravi. Quando giri con uno stunt team dove nessuno parla inglese è fondamentale capirsi alla perfezione: se qualcuno fraintende il senso di una determinata scena possono succedere incidenti. Il fatto di parlare cinese mi ha davvero favorito nel mio lavoro anche perche’ non ho bisogno di essere doppiato. Oltre a far risparmiare soldi, la produzione mi da’ anche la possibilità di portare in ogni personaggio la caratterizzazione vocale che più ritengo opportuna e quindi completare il mio lavoro di attore a 360 gradi.

Hai altri progetti in vista, oltre al film che stai producendo attualmente e che contiamo tutti di vedere al piu’ presto?

Per ora mi concentro sulla mia carriera di attore e il film che ho in produzione, che per me è un passo importante dato che rappresenta il mio debutto come regista. Non mi dispiacerebbe l’idea di uno spettacolo teatrale o un musical, sempre sul genere. Ho 30-40 ragazzi nel mio team di stuntmen, sono bravissimi, vengono dal teatro e sono sempre entusiasti di provare cose nuove, sarebbe si una bella idea! Un bel progetto cui vorrei accennare gia’ da ora riguarda invece una graphic-novel di uno scrittore/illustratore italiano, di Prato anche lui, ambientata in Cina e del genere action-soprannaturale. Sto scrivendone l’introduzione e anche un breve racconto da allegare, magari in futuro se ne potrà’ trarre l’idea per un film…

Altra domanda scontata che devo inserire ogni tanto per contratto ☺ : Prato- Cina sembra un destino gia’ scritto. Tu pero’ mi dici che sei nato a Parma e che ti sei spostato poi a Prato con la famiglia ancora bambino.

Bella domanda! E’ vero che Prato ha un corridoio tutto speciale con la Cina e io da piccolo ho assorbito senza dubbio l’atmosfera, la normalita’ di avere facce asiatiche intorno e di vedere ovunque cartelli in cinese. Diciamo che e’ difficile dare un nesso immediato alla cosa, forse se stavo a Parma non sarei venuto qui, o forse si, chissa’. In ogni caso, direi che se vivi a Prato, farsi un giro in Cina prima o poi direi che e’ quasi scontato…

La tua immagine, come funziona in Cina, la curi?

Dipende dalla fascia di fan che hai. Quando sei giovane fai quello che ti piace senza pensarci troppo, ho la mia ragazza che e’ make up artist, lavora con me e mi suggerisce cosa indossare. Pero’ comincio a sentire il bisogno di uscire dal filone action puro per fare qualcosa che abbia sempre tensione, come un thriller alla Hitchcock, senza pero’ un pugno o un calcio da tirare. So di avere gia’ questa spinta verso una completezza come artista.

Quindi stiamo parlando di considerare altri ambiti lavorativi fuori dalla Cina?

Come dicevo prima, sto in Cina perche’ indubbiamente mi piace ma anche perche’ ci sono opportunita’ per il mio lavoro che altrove non e’ facile trovare. Vorrei pero’ anche poter espandere la mia carriera fuori, prima o poi. Per questo sto cercando di mettere insieme una co-produzione italo-cinese, i secondi sarebbero entusiasti di produrre un action movie con noi, aspettiamo solo la parte italiana… Ad ogni modo, io percorro il mio obiettivo, quando riterro’ che sara’ giunto il momento mi spostero’ in Italia per dare una scossa a generi come horror e azione, per ora morti nonostante abbiano avuto dei grandi filoni in passato.

Come vedi il cinema italiano?

Purtroppo ci siamo appiattiti su pochi generi, ma fino a qualche decennio fa si producevano dei grandi film italiani di azione o thriller, ora li chiamano di serie B, cosa che mi fa ridere, se pensi che a Hollywood sono proprio questi ad avere le grandi produzioni mentre si tende a classificare come “di genere” quelli noiosi. L’export piu’ importante nel cinema lo abbiamo fatto proprio con questi film, non dico che dovrebbero diventare anche da noi la norma come in America ma almeno coesistere, altrimenti così si uccide il cinema. Che non ci sia una produzione o un filone di film di azione o vero thriller nel nostro Paese mi sembra una cosa assurda.

Ultima domanda di rito tra connazionali all’estero: torni spesso in Italia?

Non proprio, quando mi ruppi un ginocchio durante le riprese ci tornai per sei mesi, ora sono tre anni che non ci torno. Ovviamente sento la nostalgia della famiglia e delle serate con gli amici, anche solo a trovarsi in casa di qualcuno con la playstation. Il fatto di essere pero’ nel mio sogno al momento attenua tutto questo.

 

Per vedere Christian in azione guarda il video su YOUTUBE!

1 Comment

  1. Enrico B says:

    Grande Kang!! Era nel lontano 2008 quando siamo partiti insieme per la Cina, e non mi sembra ancora vero vederti raggiunger certi traguardi. Un esempio di coraggio ed intraprendenza che porta alto il nome dell’Italia che di questi tempi ne ha veramente bisogno!!

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