Impressioni metropolitane


 

– Contenuto gentilmente inviato da Laura: “31anni, capello corto, occhi grandi. Disordinata per natura, so toccarmi la punta del naso con la lingua e mi diverte scrivere. Appena arrivata a Shanghai e innamorata della sua energica lentezza. Io sono Laura, piacere di conoscervi!” – 

Il suo blog in vivishanghai: L’aula F. In fondo, ad est.

Mi piace l’idea del mio nome detto alla cinese e il fraintendimento con un’aula di scuola, che immagino un po come un laboratorio di pensieri, di colori, di emozioni, di informazioni… un po’ come l’aula di educazione artistica al liceo, in cui si faceva tutto tranne che scuola. E piu a est di così non saprei dove stare…..
E io sarò’ semplicemente Laura.

Non è poi cosa dura….

Il mio nome è Carlos, Carlos Ruiz Zafon. No, non sono quel Carlos, sono semplicemente un poveretto a cui hanno dato quel nome. E anche se sono vecchio ormai, mi sento ancora un po’ ridicolo ogni volta che mi presento. Quindi potete chiamarmi Carlitos, o meglio Callitos come dicono i miei amici cinesi.

Vivo a Shanghai da parecchio tempo e ci sto bene, mi è passato anche il senso di vertigine che avevo quando sono arrivato, vivendo al 30° piano da anni…mi pare dal 2014.

Però ragazzi…che inferno il mio viaggio, Milano – Francoforte, Francoforte –Shanghai. Me lo sogno ancora di notte. E nonostante sia passato tanto tempo ho bisogno di parlarne, di fare outing capite?

In casa si parlava da un po’ di questo trasferimento, di questa Terra di Mezzo…sentivo discorsi strani dalla mia cameretta: “Ma con Carlos come facciamo? E’ un viaggio lungo, lui è piccolo, soffrirà, non starà bene…”

Partiamo? Dove si va? Mi portate con voi vero?

Le settimane passavano: ogni tanto mamma e papà (li chiamo così da anni ma io so di essere stato adottato) mi portavano dal mio dottore per chiedere informazioni sul viaggio, come fare per tranquillizzarmi, dove farmi sedere o coricare per stare più comodo. E intanto preparavano tantissimi documenti: certificato di salute internazionale (ero sanissimo, che bisogno c’era di certificarlo?), certificazioni dell’Asl emesse non oltre i 14 giorni precedenti la partenza, vaccinazioni….

Ok ci siamo, ultimi preparativi: al momento della prenotazione del biglietto il mio papà ha avvertito che c’ero  anch’io a bordo, ha pagato una piccola tassa in aeroporto (ero piccolino ma pesavo comunque più di 4,5kg)  e via….partiti!

Mi hanno messo dentro una piccola “sacca”, comprata appositamente per il viaggio perché doveva rispettare delle misure ben precise e mi hanno sistemato sul sedile accanto a loro: tutto bene, fino a quando l’aereo non è decollato.

Aiuto, mi sento male, ho l’ansia, sudo, mi lamento, sono nel panico, mi scappa la pipì : non voglio andare in Cina, fatemi scendere!!

E cosa fanno questi? Mi infilano in bocca una disgustosa e poco igienica pipetta di calmante omeopatico…grazie tante! Ricordo bellissime sensazioni di leggerezza, ero in estasi, fluttuavo e correvo in un prato verde. Peccato che il tutto sia durato poche ore: mi risveglio e di nuovo inizio a tormentare tutti in preda all’ansia e nuovamente arriva la pipetta magica. Ma siamo ad un rave party? E cosi fino a Shanghai. Ci ho messo anni a superare l’astinenza da quelle goccine meravigliose.

Atterriamo. Controlli, documenti, ispezioni. La gente mi guarda incuriosita nella mia super sacca (tra l’altro blu aviatore, era un colore di moda quell’anno); mi dicono che dovrò rimanere qualche giorno qui, devono verificare che io sia davvero sano, è la prassi. Mamma si allontana un po’ preoccupata ma tanto io sono ancora nel mio trip mentale e non mi importa nemmeno di lei.

Ho solo vaghi e ondeggianti ricordi di quei giorni, probabilmente ero ancora stordito dalle gocce ( alla faccia dell’omeopatia…) ma mi torna in mente la sensazione di essere stato sempre al caldo e di non aver mai patito la fame o la sete.

Ora tutto sembra così lontano nel tempo! Vivo a Shanghai da anni, ho superato la voglia di camminare sul bordo del balcone e vado spesso in giro per la città, da solo…Ci sono tanti parchi dove correre, giochi da fare, angoli da scoprire, persone da osservare…nessuno mi guarda più con diffidenza, anzi sono tutti molto gentili con me e quando sono da solo a casa i vicini si occupano di me.

Insomma …non è così dura la vita di un gatto a Shanghai. Anche se si chiama Carlos Ruiz Zafon!

Leave a Comment