Insegnanti si nasce! Rocco Laoshi, un marchio di qualità’ a Shanghai


 

– Prendete un cinese che parli italiano a Shanghai, molto probabilmente conoscerà Rocco Laoshi o sarà stato un suo studente. Rocco Carbonaro, di Benevento, è in Cina da 9 anni e il suo lavoro è insegnare la nostra lingua con continuità e passione, non è esagerato dire che sia un ambasciatore passionario e preparato della nostra cultura a Shanghai. – 

 

Ciao Rocco, iniziamo presentandoti a chi non ti conosce: laureato in lingua e letteratura cinese presso l’Orientale di Napoli, in Cina dal 2004 e da allora continuativamente insegnante di italiano. Come  è  iniziato?

Tutto è successo un giorno durante le vacanze estive in Italia. Era il mese di agosto e me ne stavo in spiaggia con la mia famiglia quando ricevetti una chiamata da un’amica cinese che aveva bisogno di un insegnante di italiano per una scuola. Ero un po’ indeciso: in piena estate, trasferirmi a Terzigno vicino a Pompei per insegnare l’italiano ai cinesi! Tuttavia pensai che fosse una buona opportunità per fare una nuova esperienza, guadagnare qualche soldo e migliorare il mio cinese senza contare che fin da bambino mi era sempre piaciuto insegnare.

E l’arrivo in Cina?

Questa è stata un po’ un’avventura. Ti spiego. Dopo aver insegnato per alcuni anni in quell’associazione a Terzigno, mi ero stancato di quell’ambiente e decisi di licenziarmi senza aver trovato un altro impiego. Col tempo mi resi conto che non era semplice trovarne uno che mi piacesse e decisi di rispondere ad un annuncio su Internet dove cercavano un insegnante di inglese a Chongqing, nel Sichuan. Partii alla cieca e arrivato sul posto l’agenzia che mi aveva contattato mi mandò in una cittadina isolata dicendomi che quella posizione non era più disponibile a Chongqing. Dopo otto ore di viaggio tra autobus e battello, arrivai in quel paesino. Capii che quel posto non faceva per me e come ultima chance mi imbarcai per Shanghai con l’intenzione di visitarla e basta. Shanghai mi rapì subito con i suoi grattacieli e quell’atmosfera internazionale. Un amico cinese mi aiutò a cercare lavoro e fui assunto in poco tempo e da allora…

A parte la passione per l’insegnamento, che cosa ti ha dato successo nel tuo campo?

Penso di aver dimostrato costantemente una grande passione, curiosità e di stare al passo col tempo; la direttrice della scuola dove ho lavorato a lungo a Shanghai mi diceva che ero diverso dagli altri proprio per questo, e gli studenti hanno sempre dimostrato di apprezzare il mio impegno che è andato spesso oltre all’orario di insegnamento: mi piace usare internet, curo un blog in lingua italiana e ho migliaia di fans su Weibo. Scarico dei video da Youtube che è bloccato in Cina e li carico poi su Youku o Tudou… e non sono mica pagato per questo, mi piace farlo e basta.

Nel tempo che hai passato in Cina, cosa è cambiato nella tua professione?

Con i progetti Marco Polo e Turandot sono sicuramente aumentati i cinesi che vanno in Italia a studiare presso le nostre università anche per un fatto di economicità rispetto ad altri paesi. Il mercato – chiamiamolo così – per i corsi di italiano in Cina è quindi aumentato – parliamo sempre di numeri relativi, non certo di una esplosione – ma secondo me qualcosa non va nell’organizzazione dei corsi che sono troppointensivi. In pratica facciamo 600 ore di lezioni distribuite in circa tre mesi. Èevidente che lo studente alla fine del corso ha solo una conoscenza teorica della lingua. Spesso sono i genitori che consigliano ai figli di andare all’estero, in Italia in questo caso, e per ottenere il visto di studio devono dimostrare di avere almeno un livello A2, si fanno poi di solito altri sei mesi a Perugia o Siena dove sostengono un altro esame di italiano, questa volta di livello B2 superato il quale (e ce la fanno quasi tutti) passano all’università, ma chiaramente con un livello insufficiente per seguire dei corsi.

E a che gli serve allora tutto questo?

Per un cinese dimostrare di avere una laurea conseguita all’estero è sinonimo di prestigio. Se poi questi attestati sono rilasciati da famose scuole come la Marangoni o la Bocconi le possibilità di impiego in un paese emergente come la Cina sono maggiori. L’80% dei miei studenti sono ragazze, molte di loro quando tornano vengono assunte in aziende importanti, altre in ditte italiane del posto. Qualcuna rimane anche in Italia, ma la maggior parte torna, le occasioni di lavoro sono qui.

In Italia dove vanno poi vanno a studiare?

Un po’ tutti i cinesi vanno a Milano, Torino, Bologna, Firenze e Roma. Il Sud è un luogo che li spaventa anche se io mi sforzo di far cambiare questi pregiudizi.

 

Mi dicevi che in tutti questi anni hai avuto oltre un migliaio di studenti, che feedback ti hanno dato sul Belpaese?

Di solito notano che in Italia tutto va a rilento, ma questo lo diciamo anche noi, qui invece va tutto a razzo, le cose si fanno velocemente. Per il resto vedo che non hanno grosse difficoltà, ormai in Italia trovano tutto quello che gli può servire per vivere felicemente.  L’Italia è il tempio dello shopping per l’alta moda e i giovani sono catturati dalla bellezza del paese, dall’arte e le ragazze non si fanno scappare i bei ragazzi italiani. Inoltre durante le vacanze hanno la possibilità di viaggiare nei paesi europei. Insomma se la passano bene. Chi non è andato in Italia invece ha un’immagine poco chiara del paese e tanti luoghi comuni, con ‘sto cavolo di Padrino che qui in Cina sembra abbiano visto tutti almeno due volte, quando si parla di Sicilia si parla solo di Mafia, per tanti il Sud è davvero come un film: una studentessa mi ha chiesto “ma quando sei in Italia porti la pistola, vero?” Quando ho chiesto da dove le venisse questa idea mi ha risposto che un altro lettore – del Nord – le aveva detto che a Napoli giriamo armati…

Tu invece in tanti anni di Cina quanto ti sei sinizzato?

Mi considero un italiano atipico, vivo anche senza caffè e formaggi, non faccio ritardo, sono un poco cinese in questo. Ho 45 anni, sono del Sud, nato e cresciuto in una famiglia tradizionale, in tante cose, noi del Sud, trovo che siamo simili ai cinesi. Alla pizza però non so rinunciare, la faccio in casa spesso e volentieri!

Una tua panoramica sull’insegnamento dell’Italiano in Cina

Anche se come dicevo prima il mercato per i corsi di italiano non raggiunge il livello di richiesta come per quelli delle altre lingue “maggiori”, sicuramente c’è stato un incremento negli ultimi anni. C’è quindi bisogno di persone motivate e non improvvisate per questo tipo di lavoro ma anche e soprattutto di scuole e istituti che diano una spinta alla richiesta proponendo e promuovendo i corsi. I cinesi hanno sempre più interesse verso l’Italia, ma a differenza di francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli che hanno scuole istituzionali presenti sul posto noi offriamo la Dante Alighieri, ma solo a Pechino; a Shanghai c’è il consolato che organizza dei corsi di italiano ma non è certo una scuola. Il grosso del compito ricade quindi sugli insegnanti di italiano freelance che ci sono, ma pochi sono davvero tali, la maggior parte lo fa come lavoro part-time o per arrotondare. L’insegnamento non è per niente facile, mi si permetta di dirlo. Purtroppo per i motivi che ho descritto prima lo studente è più un cliente che altro, quindi lo devi gestire in maniera diversa cercando sempre di raggiungere gli obiettivi. Quando insegni una lingua per 7-8 ore al giorno come nel mio caso fai delle vere maratone, serve una grande motivazione altrimenti finisce per diventare un noioso lavoro di routine, coi risultati che si possono immaginare.

Un suggerimento a chi si propone di fare il lettore di italiano

Ciò di cui i giovani hanno davvero bisogno è essere ascoltati e noi insegnanti dobbiamo incoraggiarli e dare loro un senso critico nello studio e nella vita in generale. Le nozioni di grammatica e i dialoghi sono presenti in tutti i libri. Ciò che fa la differenza tra i vari manuali è come si impartisce la materia. Io in quello che faccio ci metto anche il cuore.

 

Rocco Carbonaro
roccolaoshi@live.com
Il mio BLOG :    http://blog.yeshj.com/rocco/
Mobile : +86 15618525035

1 Comment

  1. Grazie di cuore per questo spazio che la redazione di vivishanghai mi ha dedicato.

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