Insegnare italiano ai cinesi: Dario racconta la sua esperienza alla Senmiao


Dario Cacciatore e’ direttore didattico alla Senmiao, lo abbiamo intervistato poco prima del suo trasferimento a Pechino, sempre per la stessa scuola di italiano.

 

Dario, iniziamo dal tuo percorso in Cina, come sei arrivato in Cina e come e’ venuto il resto?

Ho studiato cinese all’Orientale di Napoli e sono arrivato a Pechino nel 2006 per seguire un corso di lingua. In seguito sono rimasto lavorando per una societa’ italiana di consulenza, prima a Kunming e l’anno dopo a Xiamen svolgendo mansioni di intermediazione culturale ed eventi. Dal 2008 sono a Shanghai, dove in seguito sono approdato alla Senmiao. Da un paio di anni sono direttore didattico, mi occupo dell agestione degli insegnanti e dell’organizzazione dei corsi; nello stesso tempo faccio anche da insegnante.

Parliamo dei vostri insegnanti, da dove provengono?

A differenza di molte  altre scuole, Senmiao impiega esclusivamente insegnanti di madrelingua italiana; il corpo docenti ruota intorno ad alcuni “fissi” e altri“stagionali” molti dei quali gia’ con una esperienza di insegnamento rilevante. Per chi arriva in Cina e vuole dedicarsi all’insegnamento, questo e’ un impiego ideale.

Foto SenmiaoCome venite contattati?

In tanti ci contattano gia’ dall’Italia specie in estate. Per molti l’insegnamento della propria lingua viene visto come un primo sbocco per mettere un piede nel mercato del lavoro in Cina. Anche se non e’ scontato che uno possa fare l’insegnante. Serve metodologia, pazienza (tanta!) e un approccio giusto soprattutto quando si deve insegnare a studenti di una lingua e cultura completamente diversa da quella europea. Richiediamo conoscenza del cinese specie per livelli principianti dove l’utilizzo del cinese come lingua veicolare e’ piu presente rispetto ai livelli piu’ avanzati.

Senmiao esiste da circa 8 anni, quali sono le sedi in Cina?

La prima sede e’ stata a Pechino nel 2006, che assieme a quella di Harbin raccoglie gli studenti del nord del Paese. Senmiao Shanghai accoglie studenti anche dal Jiangsu, Zhejiang e Anhui; poi la Senmiao di Chongqing lavora per la zona ovest del Paese mentre la sede di Guangzhou per il Sud della Cina. Inoltre a breve potrebbero aprire altre sedi in altre grosse citta’ della Cina.

I vostri studenti, come arrivano a scegliere l’italiano?

Di solito sono giovani che hanno un percorso di studio legato ad arte, musica, architettura, fashion design, moda, quindi destinati a scuole come Marangoni, conservatori o universita’ tecniche. Posso dire che la tendenza e’ di una maggiore presenza di ragazze rispetto ai ragazzi.

Trovi che abbiano difficolta’ particolari a studiare la nostra lingua?

E’ una lingua neolatina, diversa dall’inglese che molti bene o male hanno studiato e che e’ piu’ vicina al cinese di quanto non sia l’italiano, almeno sotto certi aspetti. Il concetto di maschile e femminile, gli articoli, le tante eccezioni, i tempi composti e via dicendo rappresentano un ostacolo non da poco per molti. Ad esempio nell’uso del passato prossimo coniugano direttamente il verbo al participio dimenticando di ragionare su quale ausiliare utilizzare. Questo a testimoniare che  per afrontare l’italiano serve una logica diversa. Un altro ostacolo e’ la tendenza che hanno gli studenti cinesi ad imparare a memoria…C’e’ da dire che molti sono anche spinti dalle famiglie: nell’ottica di un futuro migliore e di una maggiore competitivita’ sul mercato del lavoro, decidono di intraprendere un percorso di studio all’estero. Personalmente prevedo che in futuro arriveranno meno studenti cinesi in Italia ma piu’ motivati e preparati.

Oltre ai corsi, il vostro compito e’ quello di fare da ponte con le scuole o universita’ italiane. Che difficolta’ trovano gli studenti?

Certo, prepariamo anche tutto il percorso di contatto con le scuole o universita’ italiane fino ai dettagli legati al trasferimento in una realta’ nuova. Ultimamente la tendenza delle universita’ italiane e’ di alzare la soglia di ingresso richiedendo un livello di conoscenza linguistica piu’ elevata. Ci si e’ resi conto che molti studenti hanno difficolta’ a seguire le lezioni. C’e’ da dire anche che molti studenti scelgono destinazioni “classiche” mentre ci sono molte altre citta’ italiane che offrono corsi altrettanto validi, oltre a Milano e Firenze.

Come sono suddivisi i vostri corsi?

La maggior parte dei nostri corsi sono intensivi per chi deve ottenere la certifcazione di conoscenza della lingua italiana e seguirà poi un percorso universitario in Italia. Ne abbiamo altri che teniamo nei week-end e durano sei mesi per chi l’italiano lo studia per lavoro o interesse personale.Una delle difficoltà e’ che serve molta motivazione, lo studio va fatto anche e soprattutto a casa, non solo in classe. Purtroppo per una parte di studenti lo studio dell’italiano e’ ancora una scelta di ripiego, ma come ho detto in futuro la qualita’ dei profili aumentera’ sicuramente.

Che corsi seguono in Italia?

Dipende se devono fare la laurea triennale o magistrale. C’e’ chi ha gia’ fatto la triennale in Cina per cui va in Italia per completare il percorso con una magistrale di due anni, chi invece parte da zero e fa il percorso della triennale. Quindi come fascia di eta’siamo tra i 18 e 22-23 anni.

Per chiudere, il feedback che ricevete dai vostri studenti che sono stati in Italia

In generale e’ un’esperienza positiva, chiaramente ci sono anche problematiche di ambientamento: difficolta’ burocratiche, orari che non sono certo quelli dei 24 ore, molta meno vita online, difficolta’ legate ai trasporti e via dicendo. Certo e’ l’incontro con una mentalita’ diversa che impone un cambiamento ma questo e’ inevitabile quando si studia una lingua che non e’ mai slegata dal contesto culturale.

 

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