Legally speaking: E-commerce in Cina


 

Blog di questioni legali a cura dell’Avv. Carlo Geremia

 

In Cina, per vendere prodotti on-line è necessario costituire una società il cui oggetto sociale comprenda “vendita al dettaglio” oppure espressamente “vendita on-line”. 

Da un punto di vista dei requisiti e approvazioni necessarie, c’è una differenza importante tra la vendita on-line di prodotti propri (dove per “propri” si intende di proprietà) e la costituzione di una piattaforma on-line dove terzi possano aprire i loro negozi virtuali per la vendita dei loro prodotti (è il caso, ad esempio, di Tmall: www.tmall.com).

Vendita on-line di prodotti propri 

Per la vendita on-line di prodotti propri, può essere costituita (o utilizzata una preesistente) società commerciale il cui oggetto sociale comprenda “vendita al dettaglio”. La definizione legislativa di vendita al dettaglio, infatti, include “vendita on-line”. Esempi molti noti sono: www.zara.cn o www.uniqlo.cn

Va detto che se l’oggetto sociale comprende “vendita al dettaglio”, la società deve anche avere un negozio “fisico” da utilizzarsi come punto vendita o showroom (per esempio per prodotti di abbigliamento).

Se non si intende aprire un negozio (e quindi si preferiscono evitare i costi connessi all’affitto di un locale, al personale ecc.), l’oggetto sociale della società commerciale dovrà comprendere espressamente “vendita on-line”. In questo caso, il progetto di costituzione della società dovrà essere approvato da un’autorità di più alto livello: il dipartimento del Ministero del Commercio a livello di provincia oppure, per città come Shanghai, a livello di municipalità.

Il sito internet per la promozione e vendita dei prodotti dovrà essere registrato con il dipartimento locale del Ministero dell’Industria e dell’Informatica (si tratta della cd registrazione ICP / “Internet Content Provider”).

Costituzione di una piattaforma per la vendita on-line di prodotti di terzi

Più complessa è invece la creazione di una piattaforma per la vendita on-line di prodotti di terzi. Il legislatore cinese definisce questo tipo di servizi come “value-added telecoms services” (VATS).

Una società che fornisca VATS è soggetta a due ordini di restrizioni:

• gli investitori stranieri non possono detenere più del 50% delle quote della società. Questa sarà necessariamente una joint venture sino-straniera;

• il Ministero dell’Industria e dell’Informatica, di fatto, è restio ad approvare questo tipo di progetti concedendo la licenza VATS. Un raro esempio di joint venture sino-straniera che ha ottenuto questa licenza è Amazon China (www.amazon.cn).

Per una società italiana, quindi, che intenda vendere on-line i “propri” prodotti in Cina (per esempio prodotti alimentari o abbigliamento), l’opzione potrebbe essere costituire una società commerciale avente un oggetto sociale con “vendita al dettaglio” oppure “vendita on-line”. Questa società potrebbe essere registrata in una zona franca doganale (per questioni di magazzino, confezionamento, etichettatura, ecc.) e avere (fuori dalla zona franca doganale) anche uno o più negozi da utilizzarsi come punti vendita o showroom.

Per vendere, invece, prodotti di terzi, viste le difficoltà ad ottenere le necessarie approvazioni (in particolare la licenza VATS), alcuni investitori stranieri utilizzano società al 100% cinesi con cui hanno accordi di vario genere. Si tratta delle cd strutture VIE (Variable Interest Entities) in cui il controllo della società domestica titolare delle licenze per la vendita on-line è ottenuto non attraverso la detenzione di quote ma con vincoli di tipo contrattuale. Trattandosi però di strutture d’investimento che, di fatto, aggirano divieti legislativi, c’è il rischio di contestazioni da parte delle autorità e, nei casi più gravi, di richiesta da parte delle stesse di risolvere tutti gli accordi contrattuali tra l’investitore straniero e la società domestica ponendo quindi fine alla struttura posta in essere.

Carlo Geremia

carlo.geremia@nctm.it

Carlo Geremia è autore del blog CinaLegalmenteParlando.com

 

2 Comments

  1. Carlo Geremia says:

    ciao Carlo,
    ho letto il tuo articolo sul e-commerce in Cina:
    https://www.vivishanghai.com/
    molto interessante, ma non mi è comunque chiara una questione basilare. Su taobao, ci sono tantissimi negozi cinesi che ri-vendono prodotti italiani (veri o falsi) di qualunque tipo…vestiti, cibo, vino, olio, etc…questa cosa, è cosi’ semplice legale e fattibile oppure non potrebbero? seconda domanda: taobao è vero che vende solo in territorio cinese, e sono privati che vendono e non società…ma nonostante questo, non servirebbero licenze, permessi o altro?
    esempio reale: http://s.taobao.com/search?q=olio+carapelli&app=detail

    grazie e buona serata
    F
    ______________________

    Ciao,

    Su Taobao, che è una piattaforma C2C, possono vendere sia società sia persone fisiche. Su Tmall, invece, soltanto società (Tmall è l’altra piattaforma del Gruppo Alibaba dedicata alla vendita on-line business-to-consumer (B2C).

    Su Taobao non ci sono controlli sull’autenticità del marchio utilizzato dagli inserzionisti. Per cui uno dei principali problemi è la presenza di marchi e prodotti contraffatti. Taobao ha soltanto l’obbligo di rimuovere le inserzioni con marchi e prodotti contraffatti che gli sono state segnalate (ripetutamente) dal legittimo proprietario del marchio. Al riguardo ti segnalo un mio post sull’argomento: http://www.cinalegalmenteparlando.com/contraffazioni-online-buone-notizie-per-i-brand-owners/

    Quindi, per rispondere alle tue domande, le inserzioni su Taobao che mi hai segnalato sono legali se i marchi e i prodotti sono autentici. Non servono particolari licenze per vendere su Taobao (potresti farlo anche tu) perché è Taobao che detiene le licenze per la vendita on-line.

    Diversa è la situazione per la piattaforma Tmall in cui per poter aprire un negozio virtuale è necessario:

    – essere una società commerciale registrata in Cina;
    – dare prova della titolarità del marchio (per esempio “CARAPELLI”) o di avere una valida licenza d’uso dello stesso.

  2. Carlo Geremia says:

    Probabilmente, dal punto di vista del marketing, l’approccio migliore è quello di utilizzare allo stesso tempo più canali di promozione e vendita, alcuni on-line, altri off-line. Essi potrebbero essere:

    – il sito web della propria società;
    – uno o più punti vendita (negozi) o showroom (in questo caso, per poter aprire i negozi, sarà necessaria una società commerciale autorizzata anche alla vendita al dettaglio);
    – un negozio “virtuale” su, ad esempio, Tmall.com o 360buy.com
    – blogs su social network locali, come weibo.com, per diffondere la conoscenza dei prodotti offerti in vendita.

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