Legally Speaking: Fare l’Avvocato (Italiano) in Cina


 

Con regolarità ricevo richieste di informazioni da parte di neolaureati in legge o giovani avvocati italiani circa l’esercizio della professione legale in Cina e eventuali opportunità di lavoro.

Mi capita spesso di sottolineare i seguenti aspetti di rilievo per un avvocato italiano (e, più in generale, straniero) che intenda lavorare in Cina:

  • i testi ufficiali delle leggi e dei regolamenti sono in cinese – Mi rendo conto che possa apparire come una banalità. Tuttavia significa che ogni parere che si basi su di una traduzione in inglese (o in altra lingua) di un testo di legge è, di fatto, un atto di fede verso il traduttore. La conoscenza del cinese, anche scritto, è un requisito sempre più importante per poter svolgere la professione legale in Cina; 
  • incertezze circa il principio di legalità e la gerarchia delle fonti – Le facoltà di giurisprudenza delle università italiane forniscono generalmente una buona preparazione tecnica in termini anche di criteri da applicare nell’interpretazioni dei testi normativi. Uno dei criteri è quello della gerarchia delle fonti, ossia la Costituzione prevale su tutte le altre fonti normative (leggi, regolamenti, ecc.). Le leggi poi prevalgono sui regolamenti e altri atti normativi delle autorità amministrative. In Cina, invece, il sistema della gerarchia delle fonti normative tende ad essere alterato a causa della tendenza a prevalere, nella pratica, dei regolamenti emessi dalle varie autorità amministrative. Questo causa incertezza e smarrimento circa il quadro normativo di riferimento. In particolare, i seguenti fattori ridimensionano l’importanza della Costituzione e delle leggi a favore dei regolamenti delle autorità amministrative:
  1. i diritti sanciti dalla Costituzione non possono essere direttamente azionati in giudizio;
  2. le norme di legge contengono spesso (vaghe) indicazioni di principio piuttosto che una disciplina dettagliata;
  3. i regolamenti delle autorità amministrative sia centrali sia di livello locale contengono la normativa di esecuzione e di dettaglio nel settore disciplinato;
  • la mancanza di un consolidato riferimento giurisprudenziale – In Italia (come in molti altri ordinamenti) le sentenze dei giudici (in particolare quelle della Corte di Cassazione) rappresentano dei precedenti importanti (anche se non vincolanti) circa l’interpretazione della legge. In Cina, invece, non è ancora stata adottata una sistematica raccolta e pubblicazione delle sentenze dei giudici. Risulta pertanto praticamente impossibile richiamarsi a interpretazioni o orientamenti giurisprudenziali prevalenti;
  • le limitazioni normative poste all’attività degli avvocati stranieri in Cina – Tra le più importanti limitazioni alle attività degli avvocati stranieri ci sono:
  1. il divieto di emettere formali pareri su questioni di diritto cinese – Agli avvocati stranieri è concesso soltanto di fornire consulenza in merito al contesto normativo in generale;
  2. il divieto a rappresentare clienti (siano essi stranieri o cinesi) in giudizio o procedimenti amministrativi.

 

Con questo non voglio scoraggiare i giovani colleghi interessati a lavorare in Cina. Intendo soltanto far presenti le sfide e le difficoltà che li (ci) attendono. Dal 2001, quando ho incominciato a lavorare in Cina, ho assistito a una continua evoluzione e crescente complessità del mercato dei servizi legali. Questo ci impone quasi quotidianamente di ripensare quale sia il ruolo degli avvocati stranieri in Cina e come rispondere alle esigenze del mercato.

Quanto alle limitazioni normative alle attività degli avvocati stranieri in Cina, queste potranno essere superate soltanto se e quando sarà concesso anche agli stranieri di sostenere l’esame di avvocato in Cina (difficoltà linguistiche permettendo).

Carlo Geremia

Autore del blog Cinalegalmenteparlando.com

 

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