L’Italia riceve il via libera all’importazione di prodotti di carne suina in Cina


 

La Cina è il primo Paese consumatore di carne suina al mondo. Il consumo di carne di maiale in Cina costituisce infatti il 60% del consumo totale mondiale.

Nel 2014, il Paese ha consumato ben 57 milioni di tonnellate di carne suina. Gia’ nel 2011 il consumo procapite di carne di maiale ammontava a 36.5 kg, ossia più del doppio della media mondiale (che si aggira intorno al 30%). Per quanto riguarda la carne in generale, il cinese “medio” ne consuma circa 63 kg all’anno.

 

 tagli di carne di maiale

 

Il 27 Settembre 2016, il Governo Cinese ha revocato il bando all’importazione di carne suina fresca italiana che durava da 17 anni. Il divieto all’importazione e’ stato imposto nel 1999 a causa di tracce di malattia vescicolare del suino (SVD) trovate nella carne italiana importata.

L’approvazione è arrivata dopo oltre 10 anni di trattative tra l’Italia e l’Amministrazione per la Supervisione della Qualità, Ispezione e Quarantena della Repubblica Popolare Cinese (AQSIQ) – ossia l’istituzione responsabile di assicurare che i prodotti importati in Cina non costituiscano una minaccia per la salute del Paese. Uno sforzo congiunto da parte del Ministero dell’Agricoltura, del Ministero della Salute e dell’Ambasciata Italiana in Cina ha aiutato a dimostrare ad AQSIQ che l’Italia è ora libera dalla presenza di SVD nelle sue carni suine.

Le procedure operative con le autorità cinesi possono ora essere attivate per garantire l’apertura del mercato cinese all’importazione di carne suina fresca, nonche’ di prodotti di breve stagionatura, dall’Italia.

Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Italiano, Maurizio Martina, ha affermato che l’innalzamento del divieto è “un risultato molto importante a tutela della nostra industria della carne suina”. Martina ha inoltre riferito che la manovra è una grande spinta “per il piano strategico italiano che prevede di supportare con vigore l’esportazione dei nostri prodotti a mercati chiave, come quello cinese appunto. Ora è di importanza cruciale cominciare la fase operativa e riaprire il mercato (per l’esportazione)”.

Al momento, soltanto le regioni del Nord Italia hanno ricevuto il via-libera all’export di maiale verso la Cina (Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Marche, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige e Veneto).

 

consumo di carne di maiale in Cina

Fonte: Elaborazione di JESA dal China Statistical Yearbook, 2014

 

Sebbene l’abolizione della barriera cinese rappresenti un buon inizio per l’industria di carne suina italiana, la miglior scelta strategica per approcciare sistematicamente la Cina potrebbe comunque essere la costituzione di una linea di produzione locale. Il livello di competitività dell’industria nel territorio cinese risulta molto elevato, essendo la Cina primo produttore e consumatore mondiale di carne suina. Inoltre, le aziende cinesi, per affrontare la domanda, si stanno ingrandendo sempre di piu’ acquisendo imprese americane (per esempio l’acquisto di SmithfieldFoods, il più grande produttore di carne suina negli Stati Uniti, per parte di Shenghui nel 2013). Ciò significa che i prezzi dei produttori locali sono di gran lunga più economici e accessibili rispetto a quelli imposti sui prodotti importati. Per creare equilibrio tra competitività e prezzi, per raggiungere più ampi network di distribuzione è consigliabile costituire impianti di produzione il territorio cinese.

Ulteriore opportunità potrebbe essere quella di accettare un investimento cinese in un’azienda europea operante nel settore della carne. Tale investimento potrebbe condurre ad uno sviluppo su scala internazionale e, allo stesso tempo, potrebbe garantire l’accesso a competenze nella produzione di salsicce occidentali e salumi in Cina. Il tasso di penetrazione del mercato in Cina può essere piu’ veloce e significativo grazie alla cooperazione con un partner locale. Le aziende occidentali possono trarre diversi vantaggi dal partner locale, per esempio sfruttando il loro network di distribuzione e, specialmente, ottimizzando la possibilità di creare impianti produttivi in Cina per gestire e rispondere alla domanda asiatica.


 

 

 

 

 

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