Opportunita’ e regolamentazioni nel mercato del food in Cina: due facce della stessa medaglia


Opportunita’ e regolamentazioni nel mercato del food in Cina: due facce della stessa medaglia

 

Di Saro Capozzoli, Tristan Gonnord

 

La Cina conta 1.4 miliardi di abitanti. In altre parole? Un enorme mercato per gli esportatori di alimentari. Infatti, il mercato del food in Cina dovrebbe crescere di oltre 300 miliardi di dollari entro il 2020, il che rappresenta davvero moltissime opportunità. Nel 2012, i cinesi hanno speso circa 6040 RMB per persona per gli acquisti di alimenti. Inoltre, l’e-commerce di prodotti alimentari in Cina sta crescendo.

Un sondaggio effettuato nel 2015 da McKinsey ha scoperto che gli acquisti on-line di alimenti confezionati e alimenti freschi sono stati più frequenti di quelli dell’abbigliamento (rispettivamente 34 e 24 volte l’anno, rispetto alle 22 volte l’anno per il settore dell’abbigliamento).

In aggiunta, una parte sempre piu’ crescente dei consumatori cinesi comincia ad acquistare e consumare cibo salutare. Questo potrebbe essere un risultato dei programmi di fitness governativi, nonche’ dell’interesse delle giovani generazioni ad essere in forma.

Sebbene le opportunita’ di commercio siano enormi, le regolamentazioni per l’export di prodotti alimentari in Cina sono davvero severe.

Nel 2015, il governo cinese ha pubblicato la sua piu’ recente legge per imporre una stretta regolamentazione in materia di prodotti alimentari. La NFSL (New Food Safety Law) è considerata come la Legge sulla Sicurezza Alimentare piu’ severa che sia mai entrata in vigore in Cina. La legge vuole rafforzare i controlli sulla qualita’ sia del cibo prodotto in Cina, sia di quello importato. I produttori sono obbligati a tenere traccia delle forniture e delle analisi degli ingredienti, degli additivi, dei prodotti complementari.  Inoltre, secondo la legge, non solo i produttori di alimentari, ma anche gli importatori devono essere registrati alla AQSIQ (Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine).

Per quanto riguarda invece le piattaforme di vendita online di alimentari, queste devono controllare i permessi dei commercianti e registrare la loro identita’ attraverso il nome e il numero della loro identification card. Inoltre, se una piattaforma online nota delle non conformita’ in materia di sanita’, ha l’obbligo di riportare la questione alla Food and Drugs Administration (FDA).

 

 

In riferimento poi al cibo considerato come salutare, l’amministrazione cinese impone che tutti i prodotti che lo compongono siano inclusi nella lista degli ingredienti considerati salutari. Quelli che non sono inclusi nella lista, o che vengono importati in Cina per la prima volta, devono obbligatoriamente essere registrati alla China Food and Drugs Administration (CFDA). Inoltre, nel packaging dei cibi salutari deve essere apposta la dicitura “questo prodotto non puo’ essere sostitutivo di un medicinale”.

Da quando la legge è entrata in vigore, alcune aziende e alcuni tipi di prodotti hanno incontrato difficoltà nel fare affari con la Cina. In 9 mesi, da gennaio ad ottobre 2015, 2350 lotti di alimenti importati sono stati ritirati, restituiti o distrutti dall’AQSIQ. Gli alimenti rifiutati provenivano principalmente da dieci paesi: Taiwan, Giappone, Stati Uniti, Thailandia, Italia, Spagna, Corea del Sud, Francia e Germania. La maggior parte di questi lotti proveniva da Taiwan, con 601 lotti ossia il 25,5% del cibo non qualificato. I prodotti che hanno creato la maggioranza delle preoccupazioni sono stati i biscotti, il 10% dei prodotti totalmente rifiutati.

Quali sono i motivi principali e pratici che fanno si’ che un prodotto venga rifiutato?

Stando ai dati del governo cinese, le ragioni sono diverse e potrebbero essere riassunte come segue:

  • L’etichetta non è qualificata;
  • Il peso è eccessivo;
  • La data di scadenza non è corretta;
  • L’azienda non ha presentato i documenti/certificati richiesti;
  • I prodotti non passano l’ispezione di quarantena.

Analizzando le ragioni, si potrebbe pensare che queste siano dovute agli errori delle aziende, specialmente se queste sono di piccole dimensioni e senza un appropriato ufficio dedicato alle esportazioni. Tuttavia, anche le multinazionali, come il gigante americano Heinz, IKEA Shanghai, e Muji Commercial Co., Ltd., sono state vittime delle autorità cinesi, che hanno distrutto diversi loro lotti.

Ciò può dimostrare quanto sia rigorosa la nuova legge. Non ci sono privilegi nemmeno per le grandi aziende.

Le severe regole e gli stretti controlli potrebbero totalmente annientare le opportunità offerte dal mercato alimentare cinese. Pertanto, per le aziende produttrici ed esportatrici, potrebbe essere necessario il supporto di specialisti. Le societa’ di consulenza con esperienza diretta nel mercato, che sono consapevoli di procedure, regolamenti e differenze culturali potrebbero essere molto utili per supportare le aziende straniere negli affari con la Cina. Siamo a disposizione per discutere ulteriormente la questione insieme.

 

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