Psicologica-mente: piccoli espatriati crescono


 

Rubrica di psicologia a cura della Dott.ssa Simona Renzoni in Shanghai

I bambini che vivono fuori dal proprio paese di origine, spesso passando da una nazione o anche un continente all’altro, sono definiti in vario modo: ibridi culturali, nomadi globali, camaleonti culturali o individui di terza cultura (TKC, third culture kids).

Il fattore che caratterizza gli individui di terza cultura è il fatto di essere stati esposti ad una cultura diversa da quella di origine prima di essersi formati un’identità stabile e di crescere, quindi, plasmati in modo ibrido.

La sfida più grande che questi piccoli devono affrontare è quella di interrompere un processo di integrazione per ricominciarne da capo un altro, imparando nuovi modi di pensare, comunicare e agire, a diretto contatto con situazioni relazionali che richiedono una loro risposta immediata.

Stesso discorso vale per gli adolescenti; anzi nel loro caso la difficoltà può essere maggiore, in quanto hanno già in parte strutturato la propria personalità ma non completamente ed hanno già costruito un rete sociale da cui spesso è ancor più difficile e doloroso staccarsi.

L’esperienza TCK dipende molto dalle origini dello spostamento ed è influenzata da variabili come: quanto tempo la famiglia spende all’estero, l’apertura all’ integrazione, il coinvolgimento effettivo nella vita e nei costumi locali ed il legame che si mantiene con i connazionali.

Come si possono aiutare i propri figli ad affrontare al meglio questa sfida?

– Prima di partire siate chiari e sinceri con loro su dove andrete e quanto tempo rimarrete: devono avere tempo per salutare parenti e amici.

– Stabilite/mantenete da subito delle routine e delle regole; non lasciate che la nuova realtà modifichi le vostre abitudini quotidiane e quelle che erano le vostre regole familiari di comportamento e di organizzazione domestica.

– Lasciate che i bambini/ragazzi esprimano quello che sentono senza minimizzare o svalutare quello che vi riportano. E parlatene insieme.

– Cercate di organizzare e condividere più occasioni possibili per far loro sperimentare la nuova realtà.

– Non abbiate paura di mostrare ai vostri figli i vostri sentimenti e le vostre difficoltà su quello che anche voi state vivendo. Questo li aiuterà a non farsi idee sbagliate sul perché voi avete determinate reazioni alle situazioni.

– Se avete domestica o autista lasciate che il bambino/adolescente sia libero di interagire con loro in modo da avvicinarsi alla cultura che lo ospita.

– Spiegate che sbagliare quando non si conosce una lingua è normale, che ci vuole tempo e soprattutto che tutto ciò non dipende dalle loro abilità ma dalla realtà che li circonda.

– Non abbiate fretta, ognuno ha i propri tempi per “metabolizzare” la nuova vita.

– Non dimenticate che esistono altre mamme/papà nella vostra situazione con cui condividere idee e con cui confrontarsi.

– Osservate i vostri figli e le loro nuove abitudini e valutate un supporto psicologico in caso di: disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, ritiro sociale, agitazione o aggressività marcata che si protraggano per più di 6 mesi.
Se poi vi accorgete che vostro figlio suggerisce all’autista un percorso, è in grado di comprare un kg di mele senza usare il traduttore di google o mangia allegramente e voracemente qualsiasi tipo di cibo locale, beh, allora significa che magari si e’ ambientato meglio di voi!

Per domande, chiarimenti e approfondimenti non esitate a scrivermi!

simona@communitycenter.cn

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