Pujiang New Town, città italiana?


Erano anni che sentivamo parlare di questa nuova città satellite di Shanghai, una delle 9 progettate in base a ambientazioni europee da studi di architettura di paesi diversi. Dopo aver visitato la British Town pensavamo di trovare un omologo italiano, con almeno una trattoria o un bar sport nei dintorni.

La recente metro linea 8 porta da People a Pujiang in circa mezz’ora, un viaggio parte sotterraneo in parte alla luce del sole. In zona Minghan, la città italiana già nei rendering del progetto si prospetta come un capolavoro di modernatiato dove le vie principali sono pulitissimi canali solcati da motoscafi di lusso che parcheggi sotto casa, e le coppie gioiose (europee) se ne vanno a spasso con cani top-breed, su uno sfondo di Mercedes parcheggiate.

Usciti dalla stazione metro siamo circondati da una folla di mototaxi. Accenniamo alla città italiana che vorremmo visitare ma riceviamo in cambio solo sguardi a forma di punto interrogativo, mi sento come uno che parla dopo aver bevuto una bottiglia di gin. Nonostante tutto si fanno in quattro per aiutarci e chiedono in giro, ma dal momento che intorno alla stazione è deserto attraversato da una statale, coinvolgono anche gli addetti della metro che aumentano però l’atmosfera di allucinazione (nostra).

Dopo un buon quarto d’ora di indagini serrate uno di loro azzarda un nome in cinese che con l’Italia non ha niente a che fare, parla di canali e viali, forse ci siamo. Imbarcati a bordo di un palanchino elettrico a tre ruote partiamo verso il miraggio, un mezzo kilometro lungo la statale e poi una sterzata da brivido a un incrocio, un salto nel marciapiede da finire e siamo in un vialetto in mezzo a cumuli di terra che dovrebbero essere delle mini colline.

In men che non si dica siamo dentro la nostra città di fantasia, ma ancora pensiamo di aver sbagliato strada. Il canale che abbiamo passato è un viadotto di cemento deserto dove un vecchio pesca immobile dalle acque ferme e dal colore verde bottiglia. Il triruota ci porta soffrendo lungo i vialoni della città, tra blocchi di palazzoni e compound protetti da baoan e sbarre come caselli di autostrade. Ai bordi della strada calcinacci e polvere. Non vediamo nessuno in giro, solo sporadiche apparizioni di persone in un paesaggio di desolazione. Esitiamo a scendere dallo stretto triruota, non è proprio invogliante nemmeno farsi un giro in quella che è stata chiamata Piazza Venezia, ma siamo arrivati fin lì ed è il caso di perlustrare, forse troveremo degli abitanti del luogo.

A Piazza Torino, a fianco di un supermercato con 3 persone dentro congediamo il nostro traghettatore elettrico. Le speranze di vedere qualcosa di gradevole svaniscono subito, intorno non ci sono altro che parallelepipedi di cemento grigio, vita zero, nè un caffè, un negozio, niente, solo un’agenzia immobiliare con personale che sonecchia sulle scrivanie e un ristorante cinese scrauso senza clienti. Camminiamo lungo il viale, i compound sono disposti a blocchi isolati da muri, se Pudong non invoglia una passeggiata qui ci si dimentica cosa sia, se non hai un’auto non ha senso girare a piedi lungo marciapiedi deserti costeggiando blocchi di cemento.

Entriamo in quello che sembra una zona più abitata delle altre, qualche grossa auto parcheggiata dentro, il baoan ci fa entrare pensando che siamo venuti a comprar casa (120 mq a 260.000 Euro!). La sensazione di dejà vu mi accompagna mentre percorriamo passaggi perfettamente lineari, case squadrate (tantissime ancora vuote), tutti blocchi senza tetto, e palazzi in mattoni a vista rossi che sembrano un palazzo dell’Inail. Cerco di pensare a una periferia italiana da incubo vista prima, forse la periferia di Mestre o di qualche città dormitorio disegnata da fredde geometrie. No, non è tanto quello, mi rendo conto che il mio già visto proviene dal set di un film catastrofico, di quelli in cui un virus fa fuori tutti e il sopravvissuto gira per le via di una Isteria Lake deserta. Sarebbe una ambientazione perfetta per questa città purtroppo italiana. Scappiamo via in punta di piedi lungo i vialoni deserti, ora il nostro miraggio è la statale e la stazione metro che sembrano in un’altra dimensione, riusciremo mai a trovare il varco che ci ha portato in quella Desolandia?

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