Rifiuti in Cina: al confine tra legalita’ e illegalita’


Saro Capozzoli, Marella Moretti – JESA Investment & Management Co., Ltd.

 

 

Al confine tra legalità ed illegalità: il settore dei rifiuti in Cina

Durante gli ultimi 30 anni, le città cinesi hanno conosciuto un periodo di grandissima crescita in termini di dimensione e numero di abitanti, grazie al miglioramento del sistema economico e ad un costante flusso migratorio proveniente dalle zone rurali. Con il notevole sviluppo dell’economia del paese, anche la popolazione cinese ha visto il proprio stipendio di base alzarsi. Conseguentemente, gran parte della popolazione ha assunto un nuovo stile di vita ed ha aumentato i propri consumi abituali.

Come risultato, le città oggi più popolose producono annualmente una considerevole quantità di rifiuti: attualmente, l’ammontare di rifiuti prodotto in Cina è di circa 300 milioni di tonnellate, corrispondenti ad una media di 1.12kg per persona al giorno. La Banca Mondiale si aspetta addirittura che questo dato raggiungerà i 533 milioni di tonnellate entro il 2030.

Il grafico seguente rappresenta infatti il valore in tonnellate di rifiuti di consumo emessi dalle più popolose ed industrializzate regioni del paese.

 

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Inoltre, va sottolineato che la spazzatura prodotta nelle aree cittadine ha una composizione completamente diversa da quella prodotta nelle zone rurali. Nel primo caso, infatti, componenti pesanti come plastiche, metalli e vetro rappresentano il 60% dell’ammontare totale e solo una piccola porzione è costituita da materiale organico.

In aggiunta a tutto ciò, va evidenziato anche che la Cina non ha fatto quasi nulla per estinguere il problema alla radice: in nessuna città viene implementato un programma obbligatorio di raccolta differenziata e, nonostante alcuni cestini esposti al pubblico suggeriscano una spartana suddivisione in plastica/materia organica/carta, i servizi di raccolta molto spesso non sono attrezzati per mantenere la spartizione e caricano indistintamente nel camion rifiuti.

Inoltre, in moltissime aree la raccolta stessa non viene effettuata con cadenza regolare.

Ad oggi, le possibili destinazioni del rifiuto raccolto sono sostanzialmente e formalmente due: o viene sepolto in discariche ad interramento ai bordi delle città, oppure viene incenerito all’interno di appositi stabilimenti. In realtà, esisterebbe anche una terza alternativa, costituita dalla lavorazione del materiale per ricavare compost biologici e fertilizzanti. Ciò nonostante, quest’opzione ha un ruolo davvero marginale all’interno dello scenario cinese, poiché il fatto che i rifiuti non siano propriamente differenziati nel momento della raccolta rende la loro lavorazione meno efficiente di quanto potrebbe essere. Inoltre, la natura stessa del rifiuto ne rende problematico il trattamento, in quanto si tratta normalmente di resti di cibo molto salati ed oleosi, quindi non adatti ad essere riutilizzati come fertilizzante.

Come si può notare in questo secondo grafico, le discariche sono attualmente la soluzione più utilizzata e più economica, nonostante abbiano degli evidenti limiti: i terreni disponibili scarseggiano e, secondo alcune ricerche condotte dal China Environment Forum, le maggiori discariche esistenti raggiungeranno probabilmente la loro massima capacità entro il 2020.  Oltre a ciò, come succede anche in altri stati, il materiale interrato non sempre si decompone completamente e rilascia metano, un potente gas serra.

 

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Per quanto riguarda gli inceneritori, essi richiedono un investimento iniziale molto alto e la maggior parte dei governi locali non dispone delle risorse necessarie per completarne l’implementazione, finendo quindi per ripiegare su tecnologie obsolete ed inquinanti. In aggiunta, la costruzione di inceneritori ha molto spesso dovuto affrontare l’opposizione degli abitanti della zona in cui si e’ progettata l’implementazione.

Il grafico di seguito rappresenta invece le regioni con il più alto numero di aziende per il trattamento di rifiuti ed il loro ammontare.  Come si può notare, le aree che circondano le città metropolitane, come Shanghai e Pechino, non compaiono nemmeno, nonostante il loro contributo alla produzione totale di rifiuti del paese sia decisamente significativo.

 

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Esportare i rifiuti non è un’opzione reale per la Cina, poiche’ lo smaltimento domestico rimane comunque la soluzione più economica.

In ogni caso, il principale problema di questo settore è che la raccolta rifiuti formale ed approvata costituisce in realtà soltanto una marginale “fetta della torta”. Buona parte di essa avviene infatti in maniera illegale ed indipendente, essendo nelle mani di canali non-ufficiali. Molti lavoratori abusivi, infatti, migrano dalla campagna alla città con lo scopo rendere la raccolta manuale del pattume la loro fonte di sostentamento economico. Una volta raccattata una certa quantità di rifiuti, li consegnano in cambio di denaro a dei depositi non autorizzati ai limiti delle città, i quali a loro volta li rivendono ad aziende private per la lavorazione ed il recupero.

La Banca Mondiale ha stimato che questi “raccoglitori manuali” sono in realtà responsabili del 20% della raccolta delle principali città e che un numero compreso tra i 3.3 ed i 5.6 milioni di persone sia coinvolto.

In conclusione, si può affermare che il problema dei rifiuti in Cina sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, sia dal punto di vista ambientale che da quello umanitario. Inoltre, le attuali condizioni non sembrano proporre nessuna concreta o sostenibile soluzione, né per il breve né per il lungo termine. L’intervento da parte dell’Autorità Governative sarà sicuramente necessario, ma le esistenti falle nel sistema lasciano ampio spazio di manovra anche al settore privato.

Tale situazione potrebbe tuttavia rappresentare un’opportunita’ per quelle aziende che hanno tecnologie e sistemi innovativi. Tale opportunita’, pero’, e’ raggiungibile alla sola condizione di essere direttamente presenti nel mercato locale al fine di stabilire relazioni con i governi locali e le imprese. La necessita’ di trovare una soluzione appare estremamente urgente.

 

Chiunque voglia condividere pareri ed opinioni riguardo il tema e’ benvenuto: JESA e’ pronta a supportare le aziende nel loro ingresso nel mercato.

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