Shanghai-Kunming-Xishuangbanna Parte 1 – L’aereo-televendita e la citta’ della primavera mancata


 

L’aereo da Shanghai arriva a Kunming in poco meno di 3 ore.  Su internet il biglietto veniva appena 850 Yuan, un prezzone! La Spring Airlines e’ la Ryanair cinese, non ha prima classe ma con 60 Y in piu’ ti puoi scegliere i posti davanti che sono piu’ larghi. Non servono niente che non sia a pagamento, che per un viaggio di qualche ora va anche benissimo, ma la cosa ha un suo lato B.

Nel mezzo del volo uno steward cambia aspetto e si trasforma in venditore, mette il carrellino a fianco dei nostri sedili e inizia una vendita di pentole che dura un buon 3 quarti d’ora!  Non proprio pentole, ma orologi-MP3, modellini di aereo, radiosveglie, pupazzi. Pare un’impresa disperata, chi se la compra sta roba pensi, ma alla fine mezza carlinga fa la spesa! Arriviamo a Kunming aspettandoci di sbarcare nella sua famosa primavera perenne, ma quando arriviamo e’ grigio e fa freddo. Meno che a Shanghai, ma non caldo sicuramente. Una signora cinese con infante e suocera al seguito con cui ho attaccato bottone in aereo si offrono di portarci con la loro auto in hotel. Tornano a casa dopo aver passato a Shanghai il capodanno cinese dal marito. Shuting, cosi’ si chiama, spiega che ha una scuola privata a Mi Le, una cittadina dello Yunnan ma che il marito e’ di Shanghai dove anche lavora. La suocera non e’ tanto convinta del fatto di far crescere il nipote in un angolo dello Yunnan e giura che lo portera’ presto nella sua Shanghai. Tensioni familiari in vista… Nella hall dell’aeroporto incontra una sua insegnante di inglese, una ragazza di Perth (Scozia pero’) che e’ venuta a recuperare i bagagli persi col volo di qualche giorno prima. L’autista con una Honda 8 posti tirata a lucido aspetta nel parcheggio, l’aeroporto di Kunming e’ piccolo e tutto si fa presto, se non fosse per i tassativi controlli delle tag dei bagagli all’uscita che come spesso capita sono fatti a scorrimento zero, tre addetti che si ostacolano a vicenda bloccando le file! Le coincidenze che nella vita stanziale sono una sorpresa, chissa’ come mai nei viaggi  diventano una cosa normale.

Il nostro hotel (Camellia Hotel) e’ lo stesso dove alloggia la ragazza! In meno di mezz’ora siamo arrivati. Il Camellia e’ piu’ che decente, anzi ideale, reception reattiva per una volta e camera ok. Il tour in citta’ non e’ dei piu’ riusciti, complice anche il grigio della giornata. Kunming, o meglio la zona dove siamo, che e’ centrale comunque, offre pochi ristoranti, nascosti e poco invitanti. Essendo vicini a un centro sportivo, la strada e’ intasata di negozi di articoli in tema; dopo vari tentativi di trovare qualcosa di piu’ originale controvoglia si finisce per forza dentro un KFK! Veramente eravamo a caccia del formaggio e caffe’ di Kunming ma non se ne trova traccia da nessuna parte! L’hotel e’ anche un centro di informazioni per i viaggi nella regione, ci sono  almeno 5 piccole agenzie nei corridoi e davanti, con offerte e indicazioni per Lijiang, Dali, voli in Laos, Cambogia, Vietnam, ma anche viaggi via terra o mare.  Prendiamo due biglietti per il viaggio in bus a Jinghong del giorno dopo, partenza ore 10, durata del viaggio prevista, circa 10 ore!  Nel viaggio precendente nella regione, tanti anni prima, avevo fatto il tragitto in un bus scassato con papere dentro e maiali sul tetto per qualcosa come 30 yuan e 3 giorni di viaggio. Oggi con la nuova autostrada ne bastano 10 di ore, per soli 200 yuan. Si potrebbe anche prendere l’aereo che costa appena 350 e ti porta li in meno di 1 ora, ma passare da 3 giorni a 10 ore mi sembra gia’ un grosso cambiamento, per cui si rimane con le ruote per terra. La sera si ripresenta il problema di trovare un posto dove cenare.

A Kunming, saranno non piu’ di 12 gradi, eppure i ristoranti hanno le porte aperte: in uno fanno uno spettacolo dal vivo dei soliti balli di minoranze, la gente mangia con le giacche a vento indosso! Non ho ancora capito se la adattabilita’ dei cinesi sia un pregio o un difetto! Giorno dopo: la colazione al Camellia e’ a dir poco eccezionale, diversi stranieri scopriamo frequentano l’hotel, specie francesi, un buffet enorme e inatteso per un 3 stelle, un bel misto di cibo occidentale e cinese, caffe’ nero forte dello Yunnan a volonta’, che rovino ficcandoci dentro un jiaozi confondendo con la tazza per la salsa di soia, non avevo mai realizzato essere cosi simile al caffe’ nel colore. Nel gusto no! Non e’ facile prendere un taxi  a Kunming, non sono poi tantissimi, scassate VW di un tipo mai visto che ti fanno rimpiangere le odiate Santana di Shanghai, un gabbione intorno all’autista fatto di molle, soffietti e ganci rendono l’abitacolo ancora piu’ claustrofobico! La stazione sud da cui partono i bus e’ enorme e moderna, da fuori, intorno la solita folla di gente delle campagne coi loro pacchi portati a spalla o sui bilancieri. Devo dire che i bus sono pero’ quasi tutti nuovi e sgargianti, con sedili o cuccette, enormi e puliti, il nostro e’ un due piani con bagno, vista panoramica e sedili piu’ simili a poltrone. Si parte!

In 10 ore se ne vedono di paesaggi nella via per Jinghong, campagne sconfinate di terra rossa come mattoni, risaie, piantagioni di alberi da frutto, piccole cittadine dove si fa sosta ogni due o tre ore, sgranchire le gambe, sputacchiare finalmente, ecco una cosa che e’ piu’ evidente ancora che a Shanghai, lo scaracchio qui e’ una colonna sonora, eppure non e’ neanche che l’aria sia sporca o polverosa, mah! I bagni dei posti di sosta sono latrine quasi a cielo aperto, meglio usare quello del bus! Ancora piu’ verso sud, la pianura si riempie di piantagioni di banane, i caschi chiusi dentro bustoni di plastica blu, non ho idea perche’ ma avranno un loro motivo, e infine sempre piu’ palme fino a che non si entra finalmente a Jinghong, dopo nemmeno 9 ore, anzi 8 ore e 45 minuti per l’esattezza. Passate in un attimo!

L’hotel prenotato e’ il Crowne Plaza, un 3 stelle piu’ che decente, anzi perfetto con piscina a forma di fagiolo, lanterne rosse la sera, pieno centro citta’. Jinghong che pareva tanto piccola sulla carta fa in realta’ quasi un milione di abitanti, e’ praticamente un cantiere in sviluppo, la polvere in certe zone si alza come una nebulosa e passarci vicino provoca crisi respiratorie… per fortuna vicino all’hotel e’ tutto gia’ costruito, le vie alberate sono rilassanti, anche se a strada centrale sembra quasi una Huaihai Lu shanghainese con centri commerciali, negozi Nike e Adidas. Ci sono tre cose che uno evidentemente deve comprare a Jinghong, 1) il Te’ di Pu’Er che ti vendono in ogni salsa, anche come decorazione in statuette e dischi ornamentali nei mille negozi in giro, 2) la giada dei negozi gestiti da quelli che sembrano essere del bangladesh, 3) il legno lavorato che ti vendono a tronchi da un centinaio di kili, scolpiti in forme di buddha, Mao, animali vari, soprattutto elefanti, il simbolo della zona assieme ai pavoni.

Ma una cosa e’ fondamentale, il clima qui e’ perfetto: intorno ai 30 gradi, zero umidita’, per chi viene da Shanghai e’ il paradiso, il sole splende in un cielo azzurro, ci si siede sulla terrazza di uno degli info café’ lungo la Menglong Lu, il Mekong Café’, il Mei Mei oppure al Banna di Helen Baiyan dalla parte opposta della strada, seduti tra le palme all’ombra, tra altri turisti stranieri ma anche cinesi a bere uno Yunnan coffee o una birra, Lao magari, dal vicino Laos. Anche i prezzi sono una pacchia, 10-20 yuan per un sandwich fatto me si deve, 5 per una birra Lancang, 10 per un caffe’! Ti chedi come facciano ad andare avanti con questi prezzi ma sono sempre pieni di gente, e non solo stranieri. A proposito degli stranieri che passano qui, sono per la maggior parte giovani, molto giovani, studenti da Pechino o Kunming, ma anche persone piu’ anziane in assetto backpack, diversi vecchietti sulla sessantina che girano in maglia e jeans, molti francesi.

Prendiamo una bici a noleggio al negozio all’angolo con la Manting Lu, due mountain bike a 30 yuan l’una. Cartina alla mano si parte per una pedalata verso Gasa, dove pare ci siano delle terme naturali. E’ verso l’aeroporto di Jinghong, un 40 minuti di pedalata passando dalla citta’ alla campagna e dalla campagna alla statale trafficata. Gasa e’ un paesotto fatto di casamenti di cemento bruttissimi e hotel rivestiti di piastrelle bianche che sembrano dei cessi gia’ da fuori, il paese diviso in due da una rotonda polverosa. Entriamo a destra dove sembra ci sia piu’ movimento, venditri di frutta e verdura lungo la strada, i soliti garage-negozi. Ad un incrocio chiedo in una farmacia se hanno mai sentito parlare delle terme che ci sono li da loro. Mi aspetto come a Shanghai un buzhidao invece si prodigano di informazioni, non si puo’ sbagliare! Proseguiamo un altro km verso sud lungo una stradina di terra battuta tra case di legno in stile thai, la campagna tutto intorno, verrebbe da dire foresta con alberi fittissimi, ogni tanto un rumore strano ti mette all’erta, non sai mai cosa ci potrebbe essere… Chiedo a qualche indigeno se sanno dove sono queste terme, avanti dice uno, indietro dice un altro, a destra, lo hai appena passato, no ancora piu’ avanti, insomma capisco che anche se ci sono, queste terme sono molto popolari e soprattutto fanno di tutto per farsi trovare. Dopo essere passati per un ponte pericolante nella direzione sbagliata, essere entrati nel cortile di una casa privata pieno di maiali e galline, alla fine entriamo in quella che sembra essere la zona termale, un parallelepipedo di cemento diroccato che da’ verso un altro edificio messo un poco meglio con in mezzo una grande vasca con poca acqua dentro. Il posto potrebbe anche essere invitante se fosse messo un poco bene, con le piante intorno e la campagna a vista, ma il management non sembra fregarsene piu di tanto, il custode e’ svaccato su una sedia mezzo addormentato e fa cenno di entrare con la mano, tre donne sono sedute a disfare una maglia, altri vagano qua e la senza sapere cosa fare. Chiedo se sono queste le terme e dicono di si. Pagando 10 yuan dicono si puo’ entrare e cambiarsi, per poi… poi cosa, ci sara’ un 40 cm di acqua che non sembra nemmeno tanto calda dico. Viene riempita dopo dice una. Dopo quando chiedo. Buzhidao. E’ rotta dice un’altra, non funziona. Ah, e quando la riparano? Che domanda, buzhidao dice un’altra seduta poco distante.

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