Shanghai-Kunming-Xishuangbanna Parte 2 – Around Jinghong


 

In 10 ore se ne vedono di paesaggi nella via per Jinghong dal grande finestrino del bus, campagne sconfinate di terra rossa come mattoni, risaie, piantagioni di alberi da frutto, piccole cittadine dove si fa sosta ogni due o tre ore, sgranchire le gambe, sputacchiare… ecco una cosa che e’ piu’ evidente ancora che a Shanghai, lo scaracchio qui e’ una colonna sonora, eppure non e’ neanche che l’aria sia sporca o polverosa, mah! I bagni dei posti di sosta sono latrine quasi a cielo aperto, meglio usare quello del bus! Ancora piu’ verso sud, la pianura si riempie di piantagioni di banane, i caschi chiusi dentro bustoni di plastica blu, non ho idea perche’ ma avranno un loro motivo, e infine sempre piu’ palme fino a che non si entra finalmente a Jinghong, dopo nemmeno 9 ore, anzi 8 ore e 45 minuti per l’esattezza. Passate in un attimo!

L’hotel prenotato e’ il Crowne Plaza, un 3 stelle piu’ che decente, anzi perfetto con piscina a forma di fagiolo, lanterne rosse la sera, pieno centro citta’. Il tassista non usa il meter, tanto sono sempre 6 yuan dice. L’hotel dalla stazione dista un 500 metri, 6 yuan appunto! Jinghong che pareva tanto piccola sulla carta fa in realta’ quasi un milione di abitanti, e’ praticamente un cantiere in sviluppo, la polvere in certe zone si alza come una nebulosa e passarci vicino provoca crisi respiratorie… e scaracchi intorno! Per fortuna vicino all’hotel e’ tutto gia’ costruito, le vie alberate sono rilassanti, anche se a strada centrale sembra quasi una Huaihai Lu shanghainese con centri commerciali, negozi Nike e Adidas. Ci sono tre cose che uno evidentemente deve comprare a Jinghong, 1) il Te’ di Pu’Er che ti vendono in ogni salsa, anche come decorazione in statuette e dischi ornamentali nei mille negozi in giro, 2) la giada dei negozi gestiti da quelli che sembrano essere del bangladesh, 3) il legno rosso lavorato che ti vendono a tronchi da un centinaio di kili, scolpiti in forme di buddha, Mao, animali vari, soprattutto elefanti, il simbolo della zona assieme ai pavoni. Optiamo per un paio di modeste e trasportabili ranette di legno, di quelle che gracchiano sfregando con un legno. Ci passero’ le serate nel parchetto del compound!

Ma una cosa e’ fondamentale, il clima qui e’ perfetto: intorno ai 30 gradi, zero umidita’, per chi viene da Shanghai e’ il paradiso, il sole splende in un cielo azzurro, ci si siede sulla terrazza di uno degli info café’ lungo la Menglong Lu, il Mekong Café’, il Mei Mei oppure al Banna di Helen-Baiyan dalla parte opposta della strada, seduti tra le palme all’ombra, tra altri turisti stranieri e cinesi a bere uno Yunnan coffee o una birra, Lao magari, dal vicino Laos. Anche i prezzi sono una pacchia, 10-20 yuan per un sandwich fatto me si deve, 5 per una birra Lancang, 10 per un caffe’, 12 per una Lao. Ti chedi come facciano ad andare avanti con questi prezzi ma sono sempre pieni di gente, e non solo stranieri. A proposito degli stranieri che passano qui, sono per la maggior parte giovani, molto giovani, studenti da Pechino o Kunming, ma anche persone piu’ anziane in assetto backpack, diversi vecchietti sulla sessantina che girano in maglia e jeans, molti francesi.

Prendiamo una bici a noleggio al negozio all’angolo con la Manting Lu, due mountain bike a 30 yuan l’una. Cartina alla mano si parte per una pedalata verso Gasa, dove pare ci siano delle terme naturali. E’ verso l’aeroporto di Jinghong, un 40 minuti di pedalata passando dalla citta’ alla campagna e dalla campagna alla statale trafficata. Gasa e’ un paesotto fatto di casamenti di cemento bruttissimi e hotel rivestiti di piastrelle bianche che sembrano dei cessi gia’ da fuori, il paese diviso in due da una rotonda polverosa. Entriamo a destra dove sembra ci sia piu’ movimento, venditri di frutta e verdura lungo la strada, i soliti garage-negozi. Ad un incrocio chiedo in una farmacia se hanno mai sentito parlare delle terme che ci sono li da loro. Mi aspetto come a Shanghai un bel buzhidao! invece si prodigano di informazioni, non si puo’ sbagliare! Proseguiamo un altro km verso sud lungo una stradina di terra battuta tra case di legno in stile thai, la campagna tutto intorno, verrebbe da dire foresta con alberi fittissimi, ogni tanto un rumore strano ti mette all’erta, non sai mai cosa ci potrebbe essere…

Chiedo a qualche indigeno se sanno dove sono queste terme, avanti dice uno, indietro dice un altro, a destra, lo hai appena passato, no ancora piu’ avanti, insomma capisco che anche se ci sono, queste terme sono molto popolari e soprattutto fanno di tutto per farsi trovare. Dopo essere passati per un ponte pericolante nella direzione sbagliata, essere entrati nel cortile di una casa privata pieno di maiali e galline, alla fine entriamo in quella che piu’ che una zona termale sembra una scuola dismessa, un parallelepipedo di cemento diroccato che da’ verso un altro edificio messo un poco meglio, in mezzo un piccolo porticato sempre di cemento e una grande vasca di piatrelle azzurre sbeccacciate con poca acqua dentro. Il posto potrebbe anche essere invitante se fosse messo un poco bene, con le piante intorno e la campagna a vista, ma il management non sembra fregarsene piu di tanto, il custode e’ svaccato su una sedia mezzo addormentato e fa cenno di entrare con la mano, tre donne sono sedute a disfare una maglia, altri vagano qua e la senza sapere cosa fare in mezzo al silenzio piu’ assoluto. Chiedo se sono queste le terme e dicono di si. Pagando 10 yuan dicono si puo’ entrare e cambiarsi, per poi… poi cosa dico, ci sara’ si e no un 40 cm di acqua che non sembra nemmeno tanto calda… “Viene riempita dopo” dice una. “Dopo quando?” chiedo. “Buzhidao!”. “E’ rotta!” dice un’altra, “non funziona.” Ah, e quando la riparano? Che domanda, alzano le spalle tutte stavolta e mi arriva in coro un altro BUZHIDAO!
Sempre per caso arrivano anche due inglesi in bici come noi, avranno almeno una sessantina di anni ma viaggiano come ventenni, sono risaliti dalla Thailandia in bus, ora girano un poco da queste parti per poi ripartire verso nord. La signora dice che hanno appena visitato uno stabilimento termale sempre a Gasa, ma dall’’altro lato del paese, molto posh posh dice. Sono venuti in questa perche’ hanno sentito dire che e’ buona e piu’ economica ma chiaramente non e’ cosi’. Torniamo indietro e stavolta alla rotonda prendiamo l’altra direzione verso la Posh Spa, anche questa non facilissima da trovare ma alla fine si presenta meglio, un bello stabilimento come un piccolo hotel 4 stelle, con tanto di reception, ristorante, sale massaggi e una dozzina di vasche termali tra cui un paio con pescetti che – dicono – ti fanno la pulizia della pelle. Mah, saranno mica pirana… Siamo tentati, non costa nemmeno tanto, 200 Y e puoi stare fino a che chiudono alle 2 di notte, ma ci va di continuare la pedalata, forse torneremo un’altra volta. Per strada pero’ foro il copertone, meno male proprio davanti a un bike-repair, avranno mica messo dei chiodi li apposta? 2 yuan e la bici e’ riparata, si prosegue per Jinghong lungo il Lancang (Mekong), hanno messo dei bei bar di legno lungo la corniche ma purtroppo tutti chiusi in pieno pomeriggio, quando uno si farebbe volentieri una birra sul fiume! Si scende allora in riva al fiume, sotto il grande ponte. Donne Dai che fanno il bagno ai bambini, poco piu’ in la dei giovani che lavano le moto portandole dentro il fiume fino a meta’ ruota! Anche un paio con un fuoristrada fanno lo stesso, lo trattano come un autolavaggio!

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