Tra rapide e dinosauri – Dino Beach


Se non sapete che fare e avete nostalgia del mare che non c’è, fatevi un giro a Dino Beach, la spiaggia artificiale di Shanghai…

Shanghai in estate pare un bollettino di guerra, amici e conoscenti che scompaiono ogni giorno, nella confusione di date delle partenze è da aspettarsi che non si capisca più chi c’è e chi non c’è… così dopo un giro di telefonate a vuoto dove la voce registrata più antipatica del mondo ti dice che “ni suo bo de dianhua haoma yi jinji”, ovvero che non c’è nessuno e che sei l’unico rimasto in un pianeta sconosciuto, allora non restano che poche scelte: andare al Pudong PVG airport e vedere gli aerei che partono, sdraiarsi sull’asfalto bollente e farsi venire una tintarella da tartaruga Ninjia, passare una giornata di fresca noia ad un Mall, fare avanti e indietro seduti al piano superiore del bus 911, o guardare CCTV 9 fino a crollare di disperazione davanti all’ennesimo servizio sul Tibet! Boh…riguardo un’email che ha mandato qualcuno tempo prima dove spicca la foto di una NUOVA spiaggia vicino a Shanghai. Nuova, e come si fa a fare una spiaggia nuova, forse buttandoci sopra una colata di cemento…  e chi ha voglia di andare a vedere una “sòla”, già le spiagge in Italia non sono granchè, figuriamoci sulla sozzura del Fiume Azzurro (ma chi lo ha mai visto azzurro, poi? Nemmeno i cinesi si sognano di chiamarlo azzurro, solo in italiano, non esiste nemmeno un Blue River in inglese, ma come ce lo siamo sognati? Sempre colpa di Marco Polo, o Forza Italia già esisteva?).

Una chiamata improvvisa di un survivor, Roberto, dà una scossa alla giornata in declino, chiede di una spiaggia artificiale di cui ha sentito parlare, non lontano da Shanghai, penso un attimo e sputo fuori un nome: Dino Beach!!! Tra i numeri dei desapparecidos qualcun altro risponde, allora c’è vita straniera a Shanghai! E’ Serena, in balia del piccolo rancor-divora-ciabatte che tiene in casa e in cerca salvezza almeno per domenica. Detto, fatto! Il gruppetto è messo insieme dopo i soliti 57 sms e immancabili ritardi del sottoscritto, prendiamo la metro linea rossa che ci porta fino al capolinea Xinzhuang, da lì in taxi al Redai Fengbao, come chiamano i cinesi Dino Beach (Shanghai è una città con due lingue che non si capiscono a vicenda!), mi ricordavo non so come il nome cinese, altrimenti non ci saremmo mai arrivati!!!

La fila al sole per prendere i biglietti scorre rapida, inaspettatamente, dopo appena 14 minuti riusciamo ad entrare, convinti di mettere i piedi in acqua in poco tempo. Passeranno ben 47 minuti prima che uno dei tre veda solo l’acqua, inebetiti dalla folla e dalla burocrazia del posto che ti fa andare qui per prendere le chiavi dell’armadietto, là per cercare l’armadietto fra milioni, poi farsi coraggio per entrare in una specie di doccia-spogliatoio, decidere cosa portare e cosa lasciare, uscire senza cellulari, perdersi subito senza i cellulari, ritornare per riprendere i cellulari e ritrovarsi, assegnare punti di ritrovo come le Giovani Marmotte, tornare indietro a riprendere pinne e boccaglio, qualche Rmb perchè c’è sempre da pagare qualcosa di inatteso in Cina, alla fine ormai al limite di un giramento di testa per non dire del resto si entra vestiti dei soli costumi (irresistibile il mio a fiori giganti), Serena con costume olimpionico di quando faceva i 400 rana (nei suoi sogni), Roberto partito addirittura da casa in costume (abita dopo l’aeroporto di Pudong e per muoversi prende regolarmente il Maglev!!!) scopre di avere dimenticato il ricambio, si informa in giro per un paio di mutande ma i prezzi dei bagarini sono sull’ordine delle decine e decine di yuan per una taglia XS striminzita, altro che le sloffie CK del XY market per 5 yuan!!! Dopo essersi lavati i piedi in una soluzione acqua-ammoniaca entriamo passando a fianco del Tirannosauro che dà il nome al posto, Dino sta per dinosauro, appunto. Chiusa la citazione storica!

Dino beach è una riserva naturale di cinesi in costume, tanti in questa domenica da paura, ovunque, tutti in giro trascinandosi canottini e ciambelle che non mancano di strusciarti addosso continuamente, dopo 5 minuti ero già arrossato non dal sole ma dalle canottate prese da destra e sinistra! Poco male, non resta che infilarsi in acqua per sfuggire alla folla: prima il placido canalone tra cascatelle, fiotti di acqua gelata, spruzzi vari prima di arrivare al must del parco, le rapide!  E’ come stare in mezzo a un marciapiede, con la gente che ti arriva addosso in tutti i modi, a piedi, in bici e anche in auto, nelle rapide invece ti arrivano addosso incuccati dentro ciambelloni verdi e anche da sopra!!! Mozzafiato anche i giganteschi scivoli se non fosse per le file da mezz’ora e passa che si devono fare per salirci, le scale affollate di cinesi che attendono il loro turno, colpa anche di iperzelanti inservienti che attendono l’arrivo di quelli lanciati in basso prima di mandare avanti un altro, come dire o troppo o niente…

Intanto cala la notte, la brezza serale comincia a farsi sentire, Roberto giura che non si bagnerà più per non doversi sedere sulla metro col costume fradicio. Come non detto, dopo cinque minuti è già in vasca nel pezzo di mare artificiale con spiaggia lungo una sessantina di metri, mosso da onde anche quelle artificiali in cui i canotti e le ciambelle vagano come in un flipper, solo le pedate che arrivano in faccia sono vere e non artificiali, i bagnini si danno da fare a ribaltare gente finita a gambe all’aria, dubito che qualcuno sappia nuotare, qualcuno cerca occhiali spazzati via, fermacapelli, borselli pieni di Rmb inabissati per sempre. Dopo cinque ore e più abbandoniamo Dino Beach, lottando per una doccia in comune con cento persone, uno spazio striminzito nello spogliatoio-fogna, cercare il tizio per farsi aprire l’armadietto come fosse in un caveau, guadagnare faticosamente l’uscita, cercare un taxi esausti, prendere la metro e tornare a casa giurando che la prossima volta ci portiamo anche Yilin!

 

 

 

 

 

 

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