Emozionistan


Ci sono viaggi che fai con una valigia sola: quella del cuore.

Saranno le persone con cui condividi lo spazio in treno, saranno gli angoli del mondo che vedi, saranno gli incontri che fai ad una bancarella al mercato, saranno i momenti che attendi con la stessa forza con cui poi li custodisci dentro di te nel tempo: alcuni viaggi ti restano addosso come un tatuaggio più di altri, chissa’ poi perché.

L’Uzbekistan e’ il mio nuovo tatuaggio. Questo strano paese dall’altrettanto buffo nome e’ proprio li’, e’ solo li’, dietro l’angolo, eppure tanti non sanno pronunciarlo o hanno bisogno di Wikipedia, me compresa prima di partire. Poi inizi a leggere, leggere, leggere…e scopri la Via della Seta, le case di Samarcanda, i bazar di Bukhara, le gesta di Tamerlano, lo yurta camp di Ayaz Qala, scopri la neve a Tashkent, il mercato nero a Khiva, il disastro ecologico del Lago d’Aral. Iniziate cosi, con qualche blog di viaggio. E poi non saprete piu’ tornare indietro.

L’Uzbekistan e’ un paese puzzle, sta a voi scegliere quali pezzi incastrare un po’ alla volta e scoprire il disegno che viene fuori: potete iniziare da Samarcanda, quella di Vecchioni si, esiste davvero. Spazzata via da Genghis Khan e ricostruita grazie a Tamerlano (non vi dico chi e’, sta a voi cercarlo), Samarcanda vi apparira’ in tutta la sua bellezza nelle moschee e medresse del Registan, in un matrimonio celebrato in soviet style, in un pentolone fumante di plov per la celebrazione del Navrus, in una festa di quartiere in cui vi accoglieranno come principesse, in un cimitero su una collina su cui arrampicarsi e farsi sgridare mentre la citta’ ti ha gia’ rubato il cuore.

Quindi incastrate un viaggio in treno verso Bukhara: troverete ad accogliervi tappeti e bazar, medresse tra le piu’ antiche dell’Asia, minareti, come il Kalon, azzurri come il mare, l’Ark maestoso e immobile, matrimoni di sconosciuti in cui vi tratteranno come il piu’ caro dei parenti lontani, ragazzi che sognano di partire e ragazze che non possono farlo, parrucchiere incuriosite e inebriate da una nuova liberta’, peccato che non sia la loro ma quella che invidiano a tre amiche in viaggio. A Bukhara potrete assaggiare il pane piu’ buono di un mondo che non vi appartiene e scoprire di non poter fare più a meno dell’aneto e dello yogurt bianco; una morbida signora vi accoglierà con i suoi denti dorati in uno degli hammam piu’ antichi della citta’ e vi trasmettera’ benessere e calore attraverso la forza delle sue mani: e salirete, rigenerati e leggeri, sui tetti di Bukhara per rimanere ancora una volta senza parole davanti a una tale inaspettata bellezza.

Non perdetevi un paio di notti in yurta, nel deserto del Nord, anche e soprattutto se per raggiungerlo dovrete viaggiare otto ore in macchina nel nulla piu’ pieno che abbia mai visto. Ma prima accertatevi che non sia stagione turistica, in modo da non incontrare altre persone: solo così, tra silenziose tende di pelli di montone, voi vivrete il deserto, la solitudine della famiglia di custodi, il vuoto, il freddo, il calore delle persone vere e la sensazione di assistere privilegiati a un incredibile spettacolo della vita.

Ora Khiva: un gioiello antico custodito in un cassetto, un bazar ininterrotto, il silenzio della sera in cui davvero esiste il nulla e il lento risveglio della citta’ al mattino, nell’azzurro della sua architettura, nel bianco delle sue moschee, nel colore dei cappelli sulle teste degli uomini, in una mostra di fotografia da ricordare, in un coloratissimo suzani comprato ad un prezzo che per te profuma di vittoria anche se sai che non lo e’.

Tashkent: la piu’ occidentale tra le citta’, ma un pezzo di cuore e’ rimasto soprattutto qui. Vedi il rigore russo ma anche il disordine dei bazar, le panetterie con nuvole di farina al posto del cielo, la carne appesa alle finestre delle case e anche qui la curiosità pulita delle persone che ti invitano a cena con la famiglia senza conoscerti…. annusi la neve e pensi al caldo di qualche citta’ fa.

L’Uzbekistan di difficile ha forse solo il nome: e’ un paese generoso, genuino, che sa accogliere in sicurezza e con riconoscimento chi lo visita, che sa regalare autenticita’ e purezza di cuore attraverso i suoi abitanti. L’Uzbekistan ancora vive di passato ma sa di aver bisogno di un futuro. Prima che questo arrivi troppo in fretta, preparate la valigia.  E non dimenticavi il cuore!

Buone Emozionistan!

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